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Ecopop, un concetto di sviluppo sostenibile per la Svizzera – Piero Marchesi

“Xenofoba”, “razzista”, “ecofascista”, “peggio che criminale”, sono alcuni dei nobili epiteti che i contrari a Ecopop si sono fatti scappare nei confronti di un’iniziativa che pone sul tavolo problemi troppo a lungo ignorati e che ora, come tutti i problemi non risolti, presenta il conto. Il furore giacobino dei contrari francamente fa un po’ ridere, perché nessuno è stato in grado di smentire dati, proiezioni e prospettive tracciate dai fautori del sì. E allora che urlano a fare?

L’unica cosa che l’allegra compagnia, costituita da ambienti economici e sindacati, verdi ed euroturbo è stata capace di fare, è paventare scenari apocalittici. Esattamente com’è stato per l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Che noia…

Il sovrappopolamento è un problema che dovrebbe far riflettere i politici di ogni orientamento e sensibilità, l’approvvigionamento energetico e alimentare, la malagestione del territorio e il suo deturpamento, aspetti che sono sotto gli occhi di tutti, ma a venirci in aiuto per chiarirci le idee sono le cifre.

La Svizzera ha il 23,5% di immigrati. Come faranno a prosperare alcuni tra i Paesi più all’avanguardia nel mondo come la Germania, in cui gli stranieri sono solo 8,8%? O l’Austria, con il 9,2%? Vogliamo parlare della Svezia? Nove milioni di abitanti, immigrati neanche al 10%, e tutti spalmati su un territorio di 400 mila kmq? Noi di abitanti ne abbiamo già oltre otto milioni e di kmq solo 40 mila, ma ci dobbiamo “stringere”, come ha consigliato la Ministra Sommaruga. Ma se ci dobbiamo stringere, significa che posto per tutti non ce n’è più. Sono limiti fisiologici, non politici.

Forse non ci rendiamo conto che l’incremento demografico della Svizzera è cinque volte superiore a quello dei Paesi dell’Unione europea. Possibile che molti degli altri abbiano modelli di sviluppo in grado di funzionare con meno della metà degli immigrati che abbiamo noi?

Val poi la pena sottolineare che Ecopop non permette, come ripetono in modo disonesto i contrari, un’immigrazione di sole 16 mila persone l’anno. 16 mila è il saldo tra arrivi e partenze. Significa che continuerebbero ad entrare in Svizzera circa 91 mila stranieri a fronte degli attuali 163 mila, visto che si registrano ogni anno 75 mila partenze. E qui casca l’asino.

Ce lo ricordiamo tutti cosa aveva assicurato il nostro infallibile governo per farci digerire i Bilaterali? “In seguito alla libera circolazione, gli immigrati non supereranno le 8000 unità”. Hanno sbagliato i conti di dieci volte.

Nonostante Ecopop non sia la panacea per tutti i mali e sia radicale, fissa paletti che nessuno potrà permettersi di spostare a proprio piacimento, prendendosi gioco delle decisioni popolari. Quello che sta insomma avvenendo a proposito dell’iniziativa del 9 febbraio. E poi finiamola con la lagna del “mancheranno persone per far fronte alle esigenze dell’economia, della scuola e della sanità”. Se abbiamo così bisogno di medici stranieri, come mai nelle nostre università c’è il numerus clausus che impedisce a migliaia di giovani svizzeri di fare il medico? Non sarà perché chiamare un dottore straniero costa meno che formarne uno svizzero? E lo stesso discorso vale per i docenti. Alla faccia del senso di responsabilità della politica nei confronti del Paese.

Finiamola pure con la fregnaccia dell’ulteriore aumento dei frontalieri nel caso vincesse il sì. Non aumenteranno per niente, perché Ecopop non inficia il risultato del 9 febbraio e perché in Ticino si voterà pure l’iniziativa UDC “Prima i nostri” che se accolta dal popolo, scongiurerà definitivamente questo pericolo. La verità è che, se andremo avanti con gli attuali ritmi, la Svizzera avrà dodici milioni di abitanti entro il 2050. Voi li avete visti i terreni per costruire palazzi per altre quattro milioni di persone? E per strade su cui far circolare nove milioni di auto? E le risorse energetiche e alimentari da fornire a tutti?

Concepire uno sviluppo sostenibile del paese è un compito fondamentale del popolo, per garantire prosperità, qualità di vita e benessere per le generazioni attuali e future. Sfruttiamo dunque questa opportunità per progettare il nostro futuro.

Piero Marchesi
Vice Presidente UDC Ticino e membro Giovani UDC Ticino