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Funiciello, la Svizzera ha ben altri problemi!

Con la dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, di partecipare alla 47° edizione del WEF di Davos in Svizzera in molti si son mobilitati per l’arrivo di Donald J. Trump nel nostro Paese.

Oltre a due Consiglieri Federali, Schneider-Amman e Berset, che han dichiarato di voler incontrare Trump per discutere di economia e politica, anche la GISO si è attivata per l’arrivo da oltre oceano.

Gioventù Socialista che partita in pompa magna con tanto di video sui social e articoli, le è stata negata l’autorizzazione per l’ennesima protesta che avrebbe richiamato a Davos oltre ai giovani del Partito Socialista, soprattutto quegli individui facenti parte di gruppi anarchici e di estrema sinistra tutt’altro che tranquilli e innocui. Tutto ciò il comune retico lo sa benissimo e ha preferito così vietare l’ennesima manifestazione di protesta che come si è già visto diverse volte, non è a meno di negozi e altri luoghi pubblici danneggiati se non distrutti.

Forse giova ricordare alla cara Tamara Funiciello che Donald J. Trump è stato eletto democraticamente quale Presidente degli Stati Uniti d’America. Piaccia o non piaccia, è stato scelto dagli elettori americani alla guida del loro Paese, punto! Capisco perfettamente la presa di posizione nei confronti delle dichiarazioni molto discutibili provenienti da Washington, ma non per questo bisogna arrivare a proibire l’entrata di Trump in Svizzera. Anzi, vietare l’ingresso al leader della Casa Bianca andrebbe contro i nostri principi di neutralità. Da sempre accogliamo personalità politiche da tutto il mondo, e da sempre tale ospitalità è apprezzata nei quattro angoli del globo.

Che Trump non piace non è un segreto, tant’è che la percentuale di gradimento negli States è ai minimi storici. Ma di certo non fa di lui un criminale come invece diversi giovani esponenti di sinistra sostengono. Anzi, vorrei ricordare che lo scorso anno al WEF partecipò il Presidente cinese Xi Jinping, nonché leader del Partito Comunista cinese, conosciuto per il rispetto dei diritti umani che concede a chi non condivide la politica di Pechino e alle rigide leggi imposte alla popolazione. E la partecipazione di Pol Pot oltre un ventennio fa? Allora alla guida dei guerriglieri rivoluzionari della Cambogia, i Khmer Rossi, che sterminarono milioni di persone durante il processo di epurazione del popolo cambogiano. Ebbene in entrambi i casi nessuno si era mosso per evitare la partecipazione di due personalità molto discusse per i loro metodi utilizzati.

Se domani si andasse per le vie e le strade del nostro Paese dubito che qualcuno dica che i problemi quotidiani che uno svizzero è costretto ad affrontare siano legati alle dichiarazioni di Donald J. Trump, ma bensì temi più vicini a noi come il mondo del lavoro, i salari sempre più miseri e insostenibili o l’AVS e il continuo aumento dei costi sanitari, casse malati in primis.

Cara Funiciello, credo sia meglio occuparsi dei nostri problemi, quelli che quotidianamente deve affrontare ogni cittadino che vive in questo Paese piuttosto che contrastare la neutralità e l’ospitalità diplomatica che da secoli ci caratterizza e viene apprezzata da tutti.

Daniel Grumelli, Presidente Giovani UDC Ticino

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