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Futuro in bilico

Sarebbe interessante sapere come mai nella nostra “piccola” Svizzera, la quale compare nelle statistiche del 2017-2018 come prima nazione con la qualità di vita superiore alle altre, vi è una percentuale elevata di famiglie che vive al limite della povertà.

Il divario fra le classi sociali è sempre più ampio rispetto a 20 anni fa quando ancora esisteva il ceto medio. Attualmente vi sono unicamente due “classi”: i ricchi e i benestanti oppure le singole persone, soprattutto anziani, o famiglie che dopo aver pagato tutte le spese arrivano a fine mese con poca disponibilità finanziaria.

Gli anziani, ad esempio, costituiscono una gran parte della nostra popolazione, quasi un terzo; molti di loro che non sono proprietari di un’abitazione, con il pagamento dell’affitto e altre spese mensili si ritrovano ad avere problemi finanziari.

Ci vuole una migliore distribuzione delle nostre risorse finanziarie! Piuttosto che versare miliardi a favore di nazioni estere, vedi 1.3 miliardi all’UE, sarebbe più opportuno aiutare i giovani in formazione, le famiglie disagiate e gli anziani in difficoltà.

Penso al nostro Cantone, dove la situazione economica nel complesso è abbastanza buona, dove però vi sono dei margini di miglioramento. Bisogna analizzare maggiormente i vari settori dell’economia individuando i punti critici.

Mi rendo conto che la soluzione non è delle più semplici, ma sono convinto che se ci fosse maggiore collaborazione tra politica, enti, società e ditte si potrebbe iniziare a migliorare la situazione.

Sicuramente un punto a nostro favore lo troviamo all’ interno della formazione dei giovani, i quali hanno molte possibilità per intraprendere una professione oppure per il proseguimento degli studi. Purtroppo a volte mancano i posti di lavoro per la formazione ed è qui che bisogna trovare la soluzione. Poiché spesso si preferisce formare qualcuno che poi in futuro costi meno dei nostri!

Per non parlare di quei studenti che una volta terminato il loro percorso non riescono a trovare un impiego per cui sono costretti a recarsi all’estero oppure devono ricorrere agli aiuti della disoccupazione. O semplicemente non rientrano più in Ticino

Incrementiamo i controlli di chi entra in Svizzera e non accogliere come succede attualmente qualsiasi persona che mette piede da noi. Prendiamo esempio dall’Australia o dal Canada che adottano un sistema rigido per quanto concerne gli arrivi. Basta farsi influenzare troppo facilmente dal disagio dal quale provengono queste persone. Non dobbiamo sentirci in obbligo verso le altre nazioni.

Mi auguro che il nostro Paese possa mantenere sempre la sua identità di luogo sicuro ed affidabile! Ma per far si che questo avvenga dovremo lavorare tutti insieme, politici attuali e generazioni future, ad un solo obiettivo: mantenere e migliorare la qualità di vita in tutti i suoi aspetti!

 

Luca Vögeli, Consigliere Comunale GUDC Ronco Sopra Ascona