La cautela personale può pesare finanziariamente solo su taluni?

Il prossimo 28 novembre siamo chiamati alle urne per esprimerci su tre temi. Tra questi figura la cosidetta legge Covid-19. Lo scorso marzo il Consiglio Federale, oltre all’estensione degli aiuti finanziari e allo sviluppo del sistema di tracciamento, ha deciso di creare una base legale per il certificato COVID. Il CF aveva sostenuto i costi di vaccinazioni e tamponi. Questa misura l’ha però revocata ad inizio ottobre, stabilendo di continuare a sobbarcarsi i costi vaccinali ma non dei tamponi.
Costi non indifferenti se pensiamo che solo nel Cantone Ticino il prezzo di un tampone varia dai 25 ai 47 franchi al pezzo. Si tratta quindi di una spesa media settimanale tra 75 e 141 franchi (tre tamponi) per ottenere il certificato COVID e poter perlomeno avere una discreta vita lavorativa e sociale al di fuori delle proprie mura domestiche.
È importante capire che non tutti i non-immunizzati possono permettersi dei costi settimanali così elevati e quindi queste persone vengono spinte a vaccinarsi sebbene non lo vogliano: ciò rappresenta un inacettabile obbligo indiretto.
D’altro canto il Consigliere Federale Berset sostiene che non sia “corretto” che la comunità si sobbarchi i costi dei tamponi di coloro che non vogliono vaccinarsi. Alla stessa stregua è lecito domandarsi se i costi delle vaccinazioni (ancora a carico della Confederazione) debbano essere pagati anche da coloro che non sono vaccinati: anche questa disparità di trattamento nei confronti del 33,8% degli Svizzeri (dato del 04.11.2021) è scorretto.
In ultima analisi, uno studio svolto dalla Statens Serum Institut mostra “un aumento del rischio di effetti collaterali come l’infiammazione postvaccinale del muscolo cardiaco o del pericardio” (miocardite e pericardite). Svezia e Finlandia hanno pertanto sospeso la somministrazione del vaccino Moderna agli uomini sotto i 30 anni, la Danimarca sotto i 18, mentre la Norvegia l’ha vivamente sconsigliato per la stessa fascia d’età (<30). È una sospensione indirizzata a salvaguardia del nostro futuro, per intenderci.
Alla luce di questo studio è legittimo pensare che l’opzione vaccinale sia più incerta e non così immediata e istintiva come lo è stata ad inizio pandemia. La scelta che un giovane non vaccinato deve compiere è la seguente: correre il rischio di un eventuale decorso della malattia più lungo (“Long-Covid”) o esposrsi all’eventualità di miocardite/pericardite? È importante sottolineare che in entrambi i casi il rischio è basso, ma è pur sempre un rischio con cui il 33,8% degli Svizzeri deve ora confrontarsi. Credo fermamente che ognuno di noi debba poter decidere dei propri rischi: senza obblighi indiretti, disparità di trattamento o “spinte” di qualsiasi genere.
Per queste ragioni vi invito a votare NO all’inasprimento della legge Covid-19.
Rocco Canevascini, Vice-Presidente GUDC