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  • Crescita fuori controllo! Immigrazione e espansione statale da frenare!

    Crescita fuori controllo! Immigrazione e espansione statale da frenare!

    Il dibattito sull’iniziativa federale «No a una Svizzera da 10 milioni!», sull’iniziativa cantonale «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali» e sull’iniziativa federale «Freno all’amministrazione» è spesso dominato da emozioni. I Giovani UDC Ticino ritengono invece essenziale partire dai dati ufficiali per capire le vere cause della pressione migratoria e del fabbisogno di personale.

    Secondo dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica, tra il 2013 e il 2023 gli impieghi a tempo pieno in Svizzera sono aumentati di circa 495’000 unità, di cui oltre 220’000 nel settore pubblico e parapubblico. La crescita generale dell’economia privata è stata invece molto più contenuta. Addirittura il settore finanziario ha perso 8’900 posti di lavoro, il settore primario 4’000 e l’industria produttiva è stagnante, fatta eccezione per il settore farmaceutico.

    La maggior parte dei settori privati che sono cresciuti lo hanno fatto soprattutto per inerzia demografica e crescita burocratica: più popolazione significa più costruzioni (+67’000 posti a tempo pieno), più ristorazione (+16’000), più attività ricreative (+11’000) e maggiore burocrazia necessita più amministrazioni, consulenze e avvocati (+47’000).

    Inoltre una parte rilevante dell’aumento demografico è legata a una migrazione non connessa al mercato del lavoro privato: personale richiesto dallo Stato, richiedenti d’asilo, ammissioni temporanee, ricongiungimenti familiari. Solo circa la metà delle persone che migrano in Svizzera lavora effettivamente, ma tutte hanno bisogni primari da colmare che generano necessità di ulteriore manodopera.

    In questo contesto, l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!», il cui scopo è di limitare l’immigrazione, non rappresenta una minaccia per l’economia privata già stagnante, come i settori finanziario, primario e industriale, in quanto non manifesta un fabbisogno strutturale aggiuntivo di lavoratori. Inoltre riducendo la migrazione non legata al mercato del lavoro, diminuisce anche la crescita “per inerzia” dei settori che dipendono dalla demografia – costruzioni, ristorazione, tempo libero ecc. – e con essa il fabbisogno aggiuntivo di personale. Non si genera quindi una carenza crescente di manodopera, perché si interviene sulle cause che la producono artificialmente. Inoltre l’iniziativa consentirà anche in futuro una crescita demografica media di circa 40’000 persone all’anno, sufficiente per coprire il fabbisogno residuo dell’economia privata.

    L’iniziativa dell’UDC Ticino «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali», su cui si voterà in autunno, e l’iniziativa federale attualmente in fase di raccolta firme «Freno all’amministrazione» sono pienamente complementari all’iniziativa contro la crescita migratoria «No a una Svizzera da 10 milioni!». Vogliono impedire che, in futuro, la manodopera autorizzata a entrare in Svizzera venga assorbita dallo Stato anziché dall’economia privata e frenano l’aumento dei costi pubblici che vengono scaricati su noi cittadini. Allo stesso tempo limitando la crescita dell’apparato statale, riducono a loro volta il fabbisogno di nuovo personale pubblico e quindi anche la necessità di migrazione per coprirlo.

    Una minore espansione del settore pubblico significa inoltre meno burocrazia e meno oneri amministrativi per le imprese. Questo riduce il bisogno di consulenti, avvocati e figure interne alle aziende che servono proprio per gestire la complessità amministrativa e normativa. Di conseguenza diminuisce ancora una volta il fabbisogno migratorio.

    I Giovani UDC Ticino invitano quindi i lettori a sostenere le tre iniziative che non mettono a rischio la nostra economia, ma che ci garantiscono anche in futuro una demografia sostenibile e uno Stato gestibile.

    • il 14 giugno all’iniziativa federale «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)»
    • Firma per il «Freno all’amministrazione»
    • in autunno all’iniziativa «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali»
  • I giovani vogliono un futuro: diciamo Sì all’iniziativa per la sostenibilità

    I giovani vogliono un futuro: diciamo Sì all’iniziativa per la sostenibilità

    Nelle ultime settimane il Centro ha riportato al centro del dibattito la fuga dei giovani dal Ticino, presentando interrogazioni in oltre 40 Comuni e richiamando un’iniziativa parlamentare del 2023 rimasta senza seguito. È un bene che si accorgano della gravità del fenomeno, ma è impossibile ignorare che le loro proposte non affrontano minimamente le cause del problema.

    Il deputato del Centro Claudio Isabella denuncia l’assenza di risposte del Consiglio di Stato e chiede misure per favorire il rientro dei giovani. Ma la proposta concreta avanzata dai Giovani del Centro, uno sgravio fiscale temporaneo per chi torna in Ticino, servirebbe a ben poco.

    I giovani lasciano il Cantone perché il mercato del lavoro è segnato da una concorrenza salariale insostenibile, da opportunità qualificate insufficienti e da un costo della vita elevato. Un incentivo fiscale temporaneo, non compensa anni di salari più bassi e costi elevati. Servono riforme strutturali!

    I nodi centrali che bisogna affrontare sono:

    • la pressione migratoria sul mercato del lavoro;

    • la concorrenza salariale generata dal frontalierato;

    • la mancanza di condizioni quadro attrattive per imprese ad alto valore aggiunto;

    • un sistema fiscale che non incentiva la creazione di posti qualificati.

    È proprio su questi aspetti che interviene l’iniziativa “Per la sostenibilità – No a una Svizzera da 10 milioni”.

    L’ iniziativa riporterebbe sotto controllo una dinamica demografica che oggi sfugge completamente alla capacità di gestione del Paese. E soprattutto prevede che, una volta raggiunta la soglia dei 10 milioni di abitanti, il Consiglio federale debba intervenire anche sul tema della libera circolazione delle persone permettendo di affrontare anche il problema del frontalierato, che è la causa principale del dumping salariale in Ticino.

    Limitare la crescita demografica significa anche ridurre la pressione sugli alloggi, contribuendo a calmierare affitti che negli ultimi anni sono aumentati proprio a causa della forte domanda abitativa. Un mercato immobiliare meno sotto pressione è essenziale per rafforzare la forza d’acquisto dei giovani e delle famiglie.

    Mentre il Centro chiede al Consiglio di Stato di “non essere attendista”, sarebbe opportuno che iniziasse a non esserlo lui stesso: basta con misure tampone che non cambiano nulla. Serve finalmente coraggio!

    Per fermare l’emorragia di giovani, la strada è sostenere una politica migratoria sostenibile, riequilibrare il mercato del lavoro e rafforzare le condizioni quadro del Cantone.

    Per questo invitiamo tutti a sostenere l’iniziativa “Per la sostenibilità – No a una Svizzera da 10 milioni”, l’unica in grado di migliorare le prospettive concrete per restare, crescere e costruire il proprio futuro nel nostro Cantone.

  • NO a un’iniziativa costosa e inefficace: il futuro del lavoro non si difende con più burocrazia

    NO a un’iniziativa costosa e inefficace: il futuro del lavoro non si difende con più burocrazia

    I Giovani UDC, i Giovani PLR, il Movimento Giovani Leghisti e i Giovani del Centro invitano la popolazione a respingere l’iniziativa MPS sul dumping salariale, in votazione l’8 marzo, perché non migliora concretamente la situazione dei giovani lavoratori e crea costi enormi che finiranno sulle spalle delle nuove generazioni.

    Il dumping salariale è un problema reale e va contrastato con strumenti efficaci. Ma questa iniziativa non aumenta i salari, non rafforza i diritti dei giovani lavoratori e non crea migliori condizioni d’impiego. Si limita a moltiplicare controlli e obblighi amministrativi, senza intervenire sulle vere cause della precarietà giovanile: accesso al primo impiego, progressione salariale, formazione e opportunità professionali.

    A pagarne il prezzo sarebbero proprio i giovani. L’iniziativa comporta oltre 18 milioni di franchi all’anno di nuovi costi pubblici, che si aggiungono a una situazione finanziaria cantonale già fragile. Questo significa più spesa corrente, più pressione sui conti pubblici e meno margine per investimenti utili al futuro, come scuola, formazione, politiche giovanili, innovazione e occupazione. In altre parole: nuovo debito o nuove imposte che ricadranno sulle generazioni future.

    Inoltre, un sistema iper-burocratico e centralizzato rischia di rendere il mercato del lavoro meno dinamico, scoraggiando soprattutto le PMI e le giovani imprese dall’assumere. A farne le spese sarebbero ancora una volta apprendisti, neodiplomati e giovani al primo impiego, per i quali ogni irrigidimento del sistema significa meno opportunità. L’iniziativa indebolisce anche il partenariato sociale, uno dei punti di forza del modello svizzero, che funziona grazie alla collaborazione tra Stato, datori di lavoro e sindacati. Svuotarlo di contenuto non tutela i giovani lavoratori, ma riduce l’efficacia dei controlli e del dialogo sul terreno.

  • Crans-Montana: La sovranità giudiziaria svizzera deve prevalere

    Crans-Montana: La sovranità giudiziaria svizzera deve prevalere

    È con stupore e profonda indignazione che i Giovani UDC Ticino, le sezioni romande e il partito nazionale prendono atto delle recenti decisioni adottate nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio tragico di Crans-Montana. I nostri pensieri vanno innanzitutto alle vittime di questo terribile dramma, alle loro famiglie e ai feriti che ne subiscono ancora le conseguenze.

    Adesso bisogna però chiarire i fatti e le responsabilità senza pressioni e senza compromessi.

    I Giovani UDC ribadiscono la loro piena e totale fiducia nella giustizia vallesana e nelle istituzioni giudiziarie svizzere, che esercitano il loro mandato con indipendenza e rigore. La Svizzera dispone di uno Stato di diritto solido e credibile. Proprio per questo, la situazione attuale risulta inaccettabile.Il rifiuto di nominare un procuratore speciale svizzero, esterno al Cantone Vallese — una soluzione interna legittima, neutrale e perfettamente adeguata — unito all’accettazione di un’assistenza giudiziaria dall’Italia, in un contesto segnato da forti e pubbliche pressioni politiche provenienti da Roma, rappresenta una scelta incoerente, debole e ingiustificabile.Difatti la Confederazione dispone di tutti gli strumenti necessari per rafforzare l’inchiesta vallesana: procuratori straordinari, sostegno intercantonale e perizie federali. Rifiutare tali mezzi, cedendo al contempo a richieste straniere, equivale a una vera e propria capitolazione politica.

    Si è oltrepassata una linea rossa.

    Gli avvenimenti si sono svolti in Svizzera e riguardano responsabilità comunali e cantonali, in primo luogo quelle del Comune di Crans-Montana. Consentire un’influenza straniera in un dossier di questa natura è problematico e costituisce un attacco diretto alla sovranità giudiziaria del nostro Paese.Oltre al caso specifico, è il precedente che si va a creare a destare particolare preoccupazione: accettare un’assistenza giudiziaria straniera non come scelta tecnica e condivisa, ma sotto la pressione politica e diplomatica di un altro Stato, significa introdurre una dinamica pericolosa. Si stabilisce infatti che, in futuro, basterà l’intervento pubblico di un governo estero per influenzare decisioni giudiziarie interne, aggirando gli strumenti svizzeri già previsti per garantire indipendenza, neutralità e rigore nelle inchieste sensibili. Un simile precedente indebolisce la separazione dei poteri, erode la fiducia del popolo nello Stato di diritto e apre la porta ad altre ingerenze straniere in casi futuri.La cooperazione giudiziaria internazionale deve rimanere eccezionale, rigorosamente regolamentata e fondata sull’uguaglianza tra Stati. Non può mai diventare una risposta a un ricatto politico. La sovranità e l’indipendenza della giustizia svizzera non sono negoziabili.I Giovani UDC invitano solennemente il Consiglio federale e le autorità vallesane competenti a dimostrare assoluta fermezza. La Svizzera non deve piegarsi: deve difendere le proprie istituzioni e garantire che la sua giustizia non sia mai percepita come soggetta a pressioni straniere.Su questi principi fondamentali, nessuna concessione.

    Giovani UDC Ticino, Jeunes UDC Valais romand, Jeunes UDC Vaud, Jeunes UDC Genève, Jeunes UDC Neuchâtel, Junge SVP Schweiz

  • NO all’iniziativa per il “futuro” – un attacco diretto alla proprietà privata, alle imprese e alla libertà economica

    NO all’iniziativa per il “futuro” – un attacco diretto alla proprietà privata, alle imprese e alla libertà economica

    Secondo il solito costume, la GISO cerca di promuovere le proprie idee controproducenti mascherandole dietro a belle parole e buone intenzioni. Eppure questa volta non sono riusciti nemmeno in questo: l’iniziativa per il futuro è un attacco diretto e senza ambiguità alla proprietà privata, alle imprese e alla libertà economica in Svizzera.

    Dietro alla proposta dei Giovani Socialisti non vi è alcuna visione costruttiva o riforma utile. Sussiste solamente la solita logica dell’invidia e della penalizzazione del successo. Il progetto in questione intende introdurre un sistema di tassazione manifestamente sproporzionato, che finirebbe per colpire non solo coloro che, attraverso anni di lavoro, sacrifici e responsabilità, contribuiscono in modo determinante alla prosperità, all’occupazione e alla stabilità della Svizzera, ma anche numerosi lavoratori e famiglie.

    In concreto, l’iniziativa pretende di introdurre un’imposta federale con un’aliquota del 50% (da aggiungere a quelle cantonali e comunali) sulle successioni e sulle donazioni delle persone fisiche con patrimoni superiori ai 50 milioni di franchi. Tassare la successione come propone la GISO comporterebbe la chiusura, la vendita o la delocalizzazione di innumerevoli aziende familiari e PMI, che costituiscono l’ossatura della nostra economia nazionale. È essenziale comprendere che questa imposta graverebbe direttamente sugli eredi, i quali spesso non dispongono della liquidità necessaria per farvi fronte, poiché il patrimonio trasmesso è investito nell’azienda stessa. Per pagare l’imposta sarebbero quindi costretti a vendere quote, a disinvestire o persino a cedere l’intera attività. L’approvazione di un simile meccanismo metterebbe in ginocchio centinaia di aziende solide e produttive, con conseguenze drammatiche per l’occupazione e per l’economia nazionale.

    Inoltre, è chiaro che molte famiglie proprietarie di aziende di piccole, medie e grandi dimensioni non attenderebbero certo l’entrata in vigore di una simile imposizione. Trasferirebbero la residenza e i patrimoni all’estero, portando con sé anche le imprese che hanno costruito. La conseguenza sarebbe un indebolimento del tessuto economico svizzero e la perdita di migliaia di posti di lavoro qualificati.

    La Svizzera ha costruito la propria prosperità su basi chiare: libertà economica, responsabilità individuale e stabilità fiscale. La proposta della GISO punta a distruggere tutti e tre questi principi, trasformando il successo e l’impegno in colpa e violando la garanzia della proprietà privata, nel tentativo di trasformarla in qualcosa da redistribuire.

    Bisogna avere il coraggio di dirlo: questa è l’ennesima iniziativa socialista che punta a creare un modello di società in cui lo Stato decide chi ha diritto a cosa, una deriva che non appartiene né alla nostra tradizione né ai nostri valori. Demonizzare chi lavora e crea significa indebolire l’intero Paese. La libertà e la proprietà sono la base della responsabilità e della prosperità. Per questo, il 30 novembre dobbiamo dire un chiaro NO all’“Iniziativa per il futuro”: un progetto che mira ad avvicinare la Svizzera a un modello di economia centralizzata e collettivista, lontano dai principi che hanno garantito la nostra indipendenza e il nostro benessere.

    Anastassiya Fellmann, Vicepresidente GUDC Ticino

  • “Sciopero” studentesco: Quando la scuola diventa centro sociale!

    “Sciopero” studentesco: Quando la scuola diventa centro sociale!

    I Giovani UDC Ticino esprimono profonda preoccupazione per quanto accaduto negli istituti scolastici ticinesi e durante il corteo pomeridiano a Bellinzona in occasione della cosiddetta “Giornata per la Palestina”. Come già evidenziato nel nostro comunicato stampa del 18 ottobre, si è verificato ciò che temevamo: in diversi istituti sono stati invitati come relatori i soliti professori italici con marcata tendenza a sinistra, noti per la scarsa neutralità nei confronti di temi geopolitici complessi. Inoltre, la mattinata è stata sfruttata per preparare striscioni e materiale propagandistico da utilizzare nel corteo pomeridiano, trasformando gli spazi scolastici in laboratori di militanza politica. Nel pomeriggio, i docenti e una minoranza di studenti attivisti ha preso parte alla manifestazione a Bellinzona, mentre per la maggioranza degli studenti, solitamente disinteressati al conflitto in Medioriente, l’iniziativa si è tradotta in un’occasione per tornare anticipatamente a casa.

    Il ruolo del SISA e dei comitati studenteschi

    L’intera mobilitazione è stata orchestrata dal SISA, un presunto sindacato che si presenta come voce degli studenti, ma che in realtà è saldamente controllato da rappresentanti dei Giovani Comunisti, il cui coordinatore ha tenuto un discorso in piazza durante il pomeriggio. Questo sindacato avallandosi dei comitati studenteschi, le cui composizione e modalità di elezione non sono pubblicamente note, ha proposto alle direzioni scolastiche le attività del giorno, ben accolte dai docenti soliti a non perdere occasione per diffondere le loro idee sul mondo. Raramente, se non mai, i comitati li si vede impegnati in iniziative concrete volte a migliorare la qualità dell’insegnamento o il sostegno all’apprendimento. Si tratta, dunque, di una presunta rappresentanza studentesca che non risponde agli interessi reali degli studenti, ma piuttosto a logiche ideologiche estranee alla missione educativa della scuola.

    Il Consiglio di Stato ignora la situazione

    Il Consiglio di Stato, come da sua stessa dichiarazione in risposta alla nostra interrogazione parlamentare del 18 ottobre, mantiene un contatto stretto con le direzioni scolastiche e con i rappresentanti degli studenti, verosimilmente comitati studenteschi e SISA. Se le informazioni che riceve provengono principalmente da questi canali, non stupisce che non sia al corrente delle criticità, delle derive ideologiche e della parzialità didattica che si manifestano in troppi istituti. La mancanza di pluralismo informativo e la contaminazione ideologica del DECS compromettono la capacità delle autorità di valutare con obiettività l’impatto di certe iniziative scolastiche sulla formazione degli studenti. È necessario che il Consiglio di Stato si doti di meccanismi di verifica più trasparenti e imparziali, coinvolgendo anche realtà associative, genitori e docenti non allineati, al fine di garantire che la scuola rimanga un luogo di educazione e non venga strumentalizzata per fini ideologici.

    I Giovani UDC Ticino continueranno a vigilare affinché la scuola resti un luogo di crescita, conoscenza e responsabilità, e non venga trasformata in un centro sociale ideologizzato.

  • La sicurezza non è un esperimento

    La sicurezza non è un esperimento

    Il 30 novembre la Svizzera voterà sull’iniziativa popolare «Service Citoyen». A prima vista, il progetto sembra voler promuovere l’impegno civico e la solidarietà, ma nella pratica solleva interrogativi importanti sul futuro del nostro sistema di milizia e sulla sicurezza nazionale.

    L’iniziativa chiede che tutti i giovani adulti, uomini e donne, siano obbligati a svolgere un servizio “a favore della collettività o dell’ambiente”. L’idea appare condivisibile, ma di fatto comporterebbe la sostituzione della leva militare con un servizio obbligatorio universale, che metterebbe sullo stesso piano l’esercito e attività di tipo civile o amministrativo.

    La Svizzera si è sempre distinta per il suo sistema di milizia, che garantisce equilibrio, partecipazione e sicurezza. Modificarlo in modo così radicale significherebbe correre un rischio non necessario. In un periodo di crescente incertezza internazionale, è essenziale mantenere un esercito efficiente e pronto all’impiego, capace di proteggere la popolazione e il Paese.

    La sicurezza nazionale non può essere un terreno di prova per idee astratte o per tentativi di ingegneria sociale. Quando si parla di difesa e di prontezza operativa, la Svizzera non può permettersi di “provare qualcosa di nuovo”: la sicurezza non è un esperimento.

    L’obbligo di un servizio generalizzato, inoltre, comporterebbe sfide economiche e organizzative notevoli. Il numero delle persone soggette a servizio raddopierebbe, passando da 35’000 a circa 70’000 l’anno. Migliaia di giovani verrebbero temporaneamente sottratti al mercato del lavoro, in un momento in cui molte imprese faticano già a trovare personale qualificato. Le stime parlano di costi aggiuntivi di oltre 1,6 miliardi di franchi all’anno, che finirebbero per gravare su imprese, Cantoni e contribuenti. Un bel ringraziamento in nome del servizio alla collettività.

    Infine, l’iniziativa solleva una questione di principio: l’impegno civico nasce dalla libertà e dalla responsabilità personale, non dall’obbligo. La Svizzera vanta una tradizione viva di volontariato e partecipazione, che non ha bisogno di essere imposta per legge. Trasformare l’impegno spontaneo in un dovere rischia di snaturare il valore stesso della solidarietà, rendendola un atto amministrativo invece che un gesto di convinzione personale.

    Sostenere la nostra sicurezza, la libertà e la cultura del volontariato significa valorizzare ciò che già funziona: un esercito forte, un sistema di milizia efficiente e cittadini che partecipano per scelta, non per obbligo.

    Diego Baratti, vicepresidente UDC Ticino

  • Giovani UDC Ticino: No al trattato di sottomissione – difendiamo sovranità, democrazia e futuro dei giovani

    Giovani UDC Ticino: No al trattato di sottomissione – difendiamo sovranità, democrazia e futuro dei giovani

    I Giovani UDC Ticino hanno trasmesso oggi al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) la propria risposta ufficiale alla consultazione sul “Pacchetto di misure per la stabilizzazione e l’ulteriore sviluppo delle relazioni tra la Svizzera e l’Unione Europea”.

    La posizione è chiara: il pacchetto proposto, non è altro che un trattato di sottomissione che compromette la sovranità nazionale, svuota la democrazia diretta e impone burocrazia, costi economici e sociali insostenibili, in particolare per il Canton Ticino e le giovani generazioni.

    Libera circolazione e immigrazione incontrollata

    L’estensione dei diritti di soggiorno e ricongiungimento familiare, unita a una definizione ampliata di “lavoratore”, incentiva l’immigrazione verso lo Stato sociale svizzero. La clausola di salvaguardia è inefficace e subordinata all’approvazione dell’UE, violando l’art. 121a della Costituzione.

    Democrazia diretta svuotata

    Il recepimento automatico del diritto UE esclude il Parlamento e il popolo dai processi decisionali. La Corte di giustizia dell’UE diventa arbitro supremo, riducendo l’autonomia del Tribunale federale e dei cittadini svizzeri. Per i giovani, questo significa meno voce in capitolo, meno possibilità di influenzare il futuro del proprio Paese.

    Burocrazia e danni alle PMI

    Le direttive europee impongono oneri sproporzionati alle piccole e medie imprese, ostacolando innovazione, flessibilità e occupazione giovanile, soprattutto in Ticino. Le prospettive professionali e imprenditoriali dei giovani vengono soffocate da una regolamentazione pensata per altri contesti.

    Costi diretti e indiretti insostenibili

    Contributi di coesione, programmi UE e spese sociali peseranno più di 1,4 miliardi di franchi all’anno alla confederazione. Si aggiungono costi indiretti e costi a carico dei cantoni e comuni. Queste risorse potrebbero essere investite nel futuro dei giovani, nella formazione e nell’innovazione.

    Richiesta di referendum obbligatorio

    Vista la portata del pacchetto, i Giovani UDC chiedono che sia sottoposto a referendum obbligatorio, affinché siano il popolo e i cantoni a decidere il futuro delle relazioni con l’UE.

    Non possiamo accettare che la Svizzera rinunci alla propria autonomia legislativa e democratica in cambio di un’integrazione che penalizza i giovani, le imprese e le finanze pubbliche. Rifiutiamo con convinzione l’accordo proposto.

  • Lupi in Ticino: il limite è stato superato

    Lupi in Ticino: il limite è stato superato

    Parlare di “coppie di lupi” ormai fa quasi sorridere. Sappiamo tutti come va a finire: una coppia diventa branco, e un branco diventa un problema. La vera domanda è semplice ma urgente: a quanti vogliamo arrivare?

    Il Ticino è saturo. I territori alpini, già provati da difficoltà economiche e spopolamento, oggi devono affrontare anche la crescita incontrollata della popolazione di lupi. E la solita scusa del “non protetto adeguatamente” ha davvero stancato.

    Ogni volta che un branco arriva, la paura e la preoccupazione degli allevatori crescono sempre di più. Inoltre, costringere animali come le capre in recinti per proteggerli dai lupi è fuorviante: limita i loro comportamenti naturali, genera stress e riduce il benessere degli animali. La realtà dei pascoli è chiara: animali sbranati, greggi disperse, persone esasperate. Non si tratta di essere “contro la natura”, ma di riconoscere che ogni equilibrio ha un limite — e in Ticino, questo limite è stato ampiamente superato.

    È tempo di agire. Servono misure di contenimento, monitoraggio e intervento chiare, efficaci e immediate. Il monitoraggio deve essere costante, basato su dati verificabili, non su supposizioni. Gli allevatori devono essere sostenuti concretamente, con strumenti e risorse reali, non con promesse. E le autorità devono finalmente assumersi la responsabilità di decidere: fino a che punto vogliamo lasciare che la situazione sfugga di mano?

    Le uniche notizie di cui abbiamo davvero bisogno non sono più “avvistato un nuovo branco”, ma “oggi è stato eliminato un branco”. Perché qui non si parla di odio, ma di buonsenso. Difendere chi vive e lavora nelle nostre montagne non è un atto di ostilità verso la fauna selvatica, ma una scelta di equilibrio e di rispetto per il territorio.

    La montagna non è una riserva sperimentale: è un luogo vivo, abitato e produttivo.

    Se vogliamo che resti tale, serve il coraggio politico di intervenire ora, con fermezza e responsabilità.

    Aline Prada

  • La scuola non è un centro sociale. Basta con l’indottrinamento ideologico!

    La scuola non è un centro sociale. Basta con l’indottrinamento ideologico!

    In Ticino, come nel resto del mondo occidentale, stiamo vivendo tempi confusi e inquietanti. In diverse città, tra cui Bellinzona e Lugano, si sono svolte manifestazioni in cui si bloccano strade, si vandalizzano spazi pubblici e si rovescia la realtà: i “Palestinesi”, tra cui anche i carnefici di Hamas del 7 ottobre 2023, vengono presentati come le uniche vittime. Questa narrazione non si ferma alle piazze. Purtroppo, è penetrata anche nelle nostre scuole, dove una parte del corpo docente sembra aver dimenticato il proprio mandato educativo. Invece di trasmettere le conoscenze previste dai programmi scolastici, alcuni insegnanti si dedicano a
    promuovere visioni ideologiche e parziali sul conflitto ediorientale. Non è una novità: da sempre, diversi insegnanti trattano la scuola come uno spazio protetto per fare attivismo politico. Ma oggi
    questa tendenza è più evidente che mai. Negli ultimi giorni, genitori preoccupati e studenti disillusi ci hanno segnalato diverse attività che nulla hanno a che vedere con la missione formativa della scuola. I due episodi più emblematici sono:

    La lettera del Liceo cantonale Lugano 1

    Datata 23 settembre 2025, firmata da diversi insegnanti e indirizzata direttamente agli studenti, la lettera contiene toni fortemente emotivi e politici, denunciando una moltitudine di presunti violazioni da parte di Israele. Inoltre gli insegnanti annunciano l’intenzione di trattare il tema regolarmente in
    classe e di organizzare presìdi settimanali all’interno della scuola, aggiungendo, con un tono ambiguo, che “di fronte a fatti tanto intricati, incrociare visioni diverse, talvolta in contrasto tra loro, è un atto obbligato per meglio capire cosa sta succedendo”.


    Questa frase si presta a due interpretazioni: o gli insegnanti ammettono di non avere gli strumenti per affrontare il tema, oppure intendono “ampliare” le vedute degli studenti con la loro personale visione, già chiaramente espressa nella lettera. In entrambi i casi, riteniamo inopportuno che il tema venga
    trattato a scuola: o per incompetenza, o per parzialità ideologica. La scuola deve essere neutrale, non un megafono politico.

    La “Giornata Per La Palestina” in programma il 17 novembre

    Attualmente al Liceo di Lugano 1, al Liceo di Lugano 3 e in diverse “Chat” su WhatsApp gli allievi vengono invitati d’iscriversi ad una “giornata autogestita” per la Palestina. Diversi nostri membri, ex studenti dei licei cantonali, conoscono bene la dinamica di queste giornate. I licei si trasformano in “centri sociali”, dove vengono invitati “esperti” solitamente orientati a sinistra e proposte attività di scarso valore formativo. Per molti studenti, l’unica motivazione per approvare le giornate autogestite è la prospettiva di evitare verifiche, lezioni frontali e, spesso, di assentarsi senza conseguenze.
    Anche per il 17 novembre, ci risulta che si tenti d’incentivare la partecipazione promettendo che non si farà lezione. Il tema della Palestina diventa così un pretesto: agli studenti poco importerà del contenuto, mentre gli insegnanti potranno fare attivismo politico senza ostacoli. Se la giornata si dovesse tenere, cosa che speriamo non accada, proponiamo agli organizzatori, per
    compensare almeno in parte l’impostazione ideologica “pro-Palestina” emersa finora, di invitare un esponente dei Giovani UDC Ticino per offrire un punto di vista alternativo e favorire un dibattito più ampio.

    I Giovani UDC Ticino chiedono alle direzioni scolastiche e ai docenti di:

    • Rispettare la neutralità politica nelle scuole
    • Concentrarsi sull’insegnamento dei contenuti previsti dai programmi scolastici

    La scuola deve tornare a essere un luogo di formazione, rigore e responsabilità. Gli allievi hanno diritto a un’educazione seria, pluralista e libera da pressioni ideologiche. I Giovani UDC Ticino continueranno a vigilare affinché questo principio venga rispettato.

    Interpellanza cantonale: domande rivolte al Consiglio di Stato

    Inoltre, alla luce dei fatti esposti, i Giovani UDC Ticino, tramite i propri esponenti in Gran Consiglio, hanno trasmesso le seguenti domande al Consiglio di Stato, affinché venga fatta piena chiarezza sulla situazione e si intervenga con la necessaria urgenza:

    1. Il Consiglio di Stato è a conoscenza del contenuto della lettera firmata da docenti del Liceo Cantonale Lugano 1, datata 23 settembre 2025, e delle attività annunciate al suo interno, tra cui la trattazione del conflitto israelo-palestinese durante le lezioni, l’organizzazione di presìdi settimanali e una “Giornata Per La Palestina” all’interno dell’istituto?
    2. Il Consiglio di Stato ritiene conforme al mandato educativo e al principio di neutralità politica l’utilizzo di canali scolastici ufficiali da parte di docenti per promuovere visioni personali su temi geopolitici e per organizzare iniziative di carattere politico all’interno della scuola?
    3. Quali misure concrete intende adottare il Consiglio di Stato per garantire il rispetto della neutralità politica all’interno delle scuole pubbliche cantonali, in particolare in relazione a temi di attualità internazionale?
    4. È previsto un monitoraggio sistematico dei contenuti proposti durante le giornate autogestite e altre attività scolastiche straordinarie, come quella prevista il 17 novembre, al fine di evitare derive ideologiche e assicurare la coerenza con gli obiettivi formativi del sistema scolastico?
    5. Il Consiglio di Stato intende valutare la sospensione, la riformulazione o una maggiore regolamentazione delle giornate autogestite e di altre attività straordinarie, affinché non si trasformino in strumenti di propaganda politica o attivismo ideologico?
    6. Quali strumenti e garanzie intende mettere in atto il Consiglio di Stato per tutelare il diritto degli studenti a ricevere un’istruzione imparziale, conforme ai programmi scolastici, libera da pressioni ideologiche e rispettosa del pluralismo?