Crescita fuori controllo! Immigrazione e espansione statale da frenare!

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Il dibattito sull’iniziativa federale «No a una Svizzera da 10 milioni!», sull’iniziativa cantonale «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali» e sull’iniziativa federale «Freno all’amministrazione» è spesso dominato da emozioni. I Giovani UDC Ticino ritengono invece essenziale partire dai dati ufficiali per capire le vere cause della pressione migratoria e del fabbisogno di personale.

Secondo dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica, tra il 2013 e il 2023 gli impieghi a tempo pieno in Svizzera sono aumentati di circa 495’000 unità, di cui oltre 220’000 nel settore pubblico e parapubblico. La crescita generale dell’economia privata è stata invece molto più contenuta. Addirittura il settore finanziario ha perso 8’900 posti di lavoro, il settore primario 4’000 e l’industria produttiva è stagnante, fatta eccezione per il settore farmaceutico.

La maggior parte dei settori privati che sono cresciuti lo hanno fatto soprattutto per inerzia demografica e crescita burocratica: più popolazione significa più costruzioni (+67’000 posti a tempo pieno), più ristorazione (+16’000), più attività ricreative (+11’000) e maggiore burocrazia necessita più amministrazioni, consulenze e avvocati (+47’000).

Inoltre una parte rilevante dell’aumento demografico è legata a una migrazione non connessa al mercato del lavoro privato: personale richiesto dallo Stato, richiedenti d’asilo, ammissioni temporanee, ricongiungimenti familiari. Solo circa la metà delle persone che migrano in Svizzera lavora effettivamente, ma tutte hanno bisogni primari da colmare che generano necessità di ulteriore manodopera.

In questo contesto, l’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!», il cui scopo è di limitare l’immigrazione, non rappresenta una minaccia per l’economia privata già stagnante, come i settori finanziario, primario e industriale, in quanto non manifesta un fabbisogno strutturale aggiuntivo di lavoratori. Inoltre riducendo la migrazione non legata al mercato del lavoro, diminuisce anche la crescita “per inerzia” dei settori che dipendono dalla demografia – costruzioni, ristorazione, tempo libero ecc. – e con essa il fabbisogno aggiuntivo di personale. Non si genera quindi una carenza crescente di manodopera, perché si interviene sulle cause che la producono artificialmente. Inoltre l’iniziativa consentirà anche in futuro una crescita demografica media di circa 40’000 persone all’anno, sufficiente per coprire il fabbisogno residuo dell’economia privata.

L’iniziativa dell’UDC Ticino «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali», su cui si voterà in autunno, e l’iniziativa federale attualmente in fase di raccolta firme «Freno all’amministrazione» sono pienamente complementari all’iniziativa contro la crescita migratoria «No a una Svizzera da 10 milioni!». Vogliono impedire che, in futuro, la manodopera autorizzata a entrare in Svizzera venga assorbita dallo Stato anziché dall’economia privata e frenano l’aumento dei costi pubblici che vengono scaricati su noi cittadini. Allo stesso tempo limitando la crescita dell’apparato statale, riducono a loro volta il fabbisogno di nuovo personale pubblico e quindi anche la necessità di migrazione per coprirlo.

Una minore espansione del settore pubblico significa inoltre meno burocrazia e meno oneri amministrativi per le imprese. Questo riduce il bisogno di consulenti, avvocati e figure interne alle aziende che servono proprio per gestire la complessità amministrativa e normativa. Di conseguenza diminuisce ancora una volta il fabbisogno migratorio.

I Giovani UDC Ticino invitano quindi i lettori a sostenere le tre iniziative che non mettono a rischio la nostra economia, ma che ci garantiscono anche in futuro una demografia sostenibile e uno Stato gestibile.

  • il 14 giugno all’iniziativa federale «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)»
  • Firma per il «Freno all’amministrazione»
  • in autunno all’iniziativa «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali»