Categoria: Opinione

  • Mi dispiace cara Europa ma è crisi e noi non ci stiamo!

    Mi dispiace cara Europa ma è crisi e noi non ci stiamo!

    È iniziata, ahimè, la tiritera dei licenziamenti. Colossi come Philip Morris, Philipp Plein poi Manor, Mikron e via dicendo.

    Inizialmente sembrava che solo i piccoli commerci ne risentissero ed ora invece, come si poteva intuire, tocca ai grandi a tirare la cinghia.

    Sempre più lavoratori vengono lasciati a casa. Dopo tutto, una volta superata questa malaugurata crisi mondiale, sperando che avvenga presto, ci sarà chi riprenderà le attività mentre altri invece spariranno dalla scena dando spazio a nuove.

    Ritornerà nella gente l’aspettativa di un rimpolpamento del mercato del lavoro con la speranza di ritrovare un impiego. Ma non illudiamoci…chi oggi resta a casa ed ha più di 45 anni farà molta ma molta fatica a ritrovarlo! Perché a 45/50 anni costi troppo, e le imprese mica ti aspettano, anzi: avranno l’imbarazzo della scelta con personale giovane, ben formato e soprattutto meno caro venendo da tutta Europa; che aspetta solo di entrare in Svizzera per trovare sicurezza, benessere e tranquillità. E noi – soliti sfigati di casa – non ce ne potremo nulla finché l’Europa ci obbliga a tenere le frontiere aperte.

    Mi dispiace, care imprese e cara Europa, ma è crisi! Non è il momento di fare i generosi quando la propria gente sta male (cosa che molti politici fanno finta di non vedere). Vogliamo riprenderci il nostro mercato del lavoro e decidere da soli chi ci lavora e chi non.

    È l’unico modo per evitare che esploda la disoccupazione con i problemi che ne conseguono: malessere delle persone poiché si sentono inutili, problemi finanziari per le famiglie, frustrazione, problemi sociali e la socialità sull’orlo del crollo.

    Per questi motivi è necessario, a tutti costi, votare sì all’iniziativa per l’immigrazione moderata, è l’unica chance che ci resta per poter pensare ad un futuro sia come giovani ma soprattutto come svizzeri! 

    Andreetti Paolo

    GUDC

  • Preferenza indigena e formazione per dare futuro ai giovani!

    Preferenza indigena e formazione per dare futuro ai giovani!

    Perché dire si all’iniziativa per la limitazione? I motivi sono molteplici: variano dalla tutela dell’ambiente e del nostro territorio fino alla tutela della popolazione, ovvero noi cittadini.

    Soffermandoci su questo ultimo punto, in particolare garantiremmo ai giovani sia in formazione che diplomati un posto di lavoro.

    Purtroppo, è ormai evidente che i giovani hanno difficoltà nel trovare un posto di lavoro, in quanto è più facile prendere una persona straniera che si può retribuire di meno. Questa situazione è frustante ed ingiusta, perché i ragazzi si impegnano ad ottenere dei buoni risultati per poter praticare il lavoro dei propri sogni per cui hanno faticato tanto, ma invece si vedono portar via il loro duro lavoro per futili scorciatoie altrui. Un esempio lampante e opportuno visto il momento difficile che il mondo intero sta passando si trova nel settore sanitario. Quanti ragazzi devono rinunciare a studiare medicina a causa del Numerus Clausus, ovvero del test d’ammissione alle università della Svizzera tedesca?

    Quest’anno i posti disponibili per medicina umana (inclusa chiropratica) sono soltanto 1107, inoltre bisogna considerare che qualche studente boccia e qualcun altro lascia perché capisce che non è la sua strada. Perciò i medici formati sono sempre meno di quelli che iniziano il percorso, ma la popolazione aumenta e di conseguenza anche il loro bisogno. Dunque, per risolvere questo problema di mancanza di medici al momento la soluzione è di cercarne altri che provengono da altri paesi. Sarebbe più opportuno invece aumentare i posti d’ammissione e permettere a più giovani di intraprendere la carriera in ambito sanitario, così da non dover dipendere da altri paesi in momenti di urgenza come quello che stiamo vivendo ora.

    Perciò dire si all’iniziativa per la limitazione permetterebbe ai giovani di perseguire i propri scopi, obbiettivi e sogni. Perché chi studia oggi, lavora domani e chi lavora domani garantisce un futuro a sé stesso e agli altri.

     

    Pamela Molteni, Capriasca

  • Votate si all’iniziativa per la limitazione: fatelo per noi giovani!

    Votate si all’iniziativa per la limitazione: fatelo per noi giovani!

    Sono una giovane studente nata e cresciuta nel Luganese, e con l’avanzare del tempo osservo i miei coetanei ticinesi finire un percorso scolastico senza trovare un posto di lavoro nel Canton Ticino. I datori di lavoro assumono manodopera straniera a basso costo e sempre di più noi giovani dobbiamo far fronte ad una grossa concorrenza con l’estero.

    Con il passare degli anni la lingua straniera ha superato quella italiana e romancia, così come l’alto tasso di criminalità e incarcerazione straniera in Svizzera, considerando che la metà dei criminali stranieri non viene neppure espulsa, questo ci preoccupa molto e se non agiamo ora la situazione può solo che aggravarsi.

    Dal 2007 con l’introduzione della libera circolazione quasi un milione di persone sono immigrate nel nostro paese, ogni anno circa 75’000 immigranti in più, dei quali ¾ provenienti dall’UE. Tra poco meno di 10 anni raggiungeremo una Svizzera da 10 milioni di abitanti, con una serie di conseguenze nefaste: i nostri bellissimi paesaggi saranno sempre di più coperti di cemento, un calo della qualità dei trasporti pubblici e l’aumento delle ore in colonna, gli affitti in centro città sempre più cari.

    La Svizzera ha un alto tasso di stranieri di cui 6/10 beneficiari di aiuto sociale sono stranieri, di conseguenza questa immigrazione incontrollata costa annualmente 3500 franchi ad ogni cittadino.

    Noi giovani vogliamo un futuro più sicuro, un posto di lavoro nel nostro cantone accessibile a tutti, maggiore protezione dell’ambiente, più opportunità di formazione per la generazione futura, migliore qualità dei mezzi pubblici e una preferenza indigena. Per questo noi giovani votiamo SI all’iniziativa per la limitazione il prossimo 27 settembre.

    Marta Cantinotti, Sonvico

  • Iniziativa per la limitazione: chi si batte per il clima dovrebbe votare SI

    Iniziativa per la limitazione: chi si batte per il clima dovrebbe votare SI

    Chi si batte per il clima dovrebbe votare SI all’iniziativa per la limitazione. Sembra un paradosso, ma in realtà non è così: è una scelta molto logica e sensata.

    Dall’introduzione della piena libertà di circolazione delle persone nel 2007, un numero netto di circa 75.000 persone è immigrato in Svizzera ogni anno, di cui 50.000 stranieri dell’UE. Ognuna di queste persone ha bisogno di un appartamento, un mezzo di trasporto, usa servizi statali e consuma acqua ed elettricità. Allo stesso tempo, la Svizzera dovrebbe ridurre le emissioni di CO2, smettere di costruire sui terreni coltivati e tenere sotto controllo i costi sanitari.

    Per dare abitazione al circa 1 milione di immigrati abbiamo dovuto costruire nuove abitazioni su un’area grande come 57.000 campi da calcio.  Si tratta di 407 milioni di metri quadrati di natura che sono stati ricoperti di cemento.  Questo include circa 454.000 nuovi appartamenti.

    Un milione di immigrati significa anche 543.000 auto in più e 789 autobus in più sulle strade e 9 miliardi di chilometri percorsi in più. Se la Svizzera dovesse raggiungere davvero entro il 2030 la popolazione di 10 milioni di abitanti, sarà necessario un ulteriore aumento della rete stradale, in quanto sempre più auto saranno in circolazione, emettendo anche ulteriore C02. L’ufficio federale dello sviluppo territoriale prevede infatti che il numero di automobili in circolazione nel 2040 aumenterà ancora del 26%.

    L’immigrazione incontrollata ha conseguenze anche sul consumo di energia. Con la Strategia energetica 2050, la Svizzera ha deciso che entro la fine del 2035 il consumo di energia pro-capite deve diminuire del 43% rispetto al 2020. Ciò per compensare l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che devono essere chiuse per motivi politici. Tra l’anno di riferimento 2000 e il 2018, il consumo di energia pro-capite è diminuito del 18,8%, soprattutto a causa del progresso tecnico (motori a combustione efficienti, nuova tecnologia edilizia, lampade a LED, apparecchi a basso consumo, produzione interna di energia solare, ecc.) Nello stesso periodo, tuttavia, il consumo totale di energia in Svizzera è diminuito solo dell’1,9%. In altre parole, gli effetti di risparmio di ogni singolo svizzero sono quasi completamente assorbiti dalla crescita della popolazione a causa dell’immigrazione incontrollata

    Secondo l’accordo sul clima di Parigi, la Svizzera dovrebbe ridurre le emissioni di C02 del 50% entro il 2030. Quando la Svizzera siglò il trattato, nel 1990, aveva però 6,5 milioni di abitanti. Con la libera circolazione delle persone, nel 2030 in Svizzera vivranno 10 milioni di persone, che consumano, si spostano e producono CO2. Anche supponendo un graduale rinuncio alle automobili e una netta riduzione di emissioni nel settore industriale, con una popolazione così grande sarà impossibile per una Svizzera con oltre 10 milioni di abitanti di raggiungere l’obbiettivo previsto dell’accordo di Parigi.

    È pertanto necessario che la Svizzera torni a gestire in modo autonomo la propria immigrazione. Una Svizzera da 10 milioni di abitanti non è sostenibile né dal punto di vista economico ne dal punto di vista climatico.

     

    Fonti:

    https://www.admin.ch/gov/de/start/dokumentation/medienmitteilungen.msg-id-77940.html

    https://www.bfs.admin.ch/bfs/de/home/statistiken/raum-umwelt/bodennutzung-bedeckung/siedlungsflaechen/einwohner.assetdetail.348986.html

    Bundesamt für Raumentwicklung (2016): «Perspektiven des Schweizerischen Personen-und Güterverkehrs bis 2040. Synthesebericht», S. 32

    BFE, Energiestrategie 2050, Monitoring-Bericht 2019, S.10

    Diego Baratti

    Presidente Giovani UDC Ticino

  • I giovani vogliono lavorare, non l’assistenza sociale!

    I giovani vogliono lavorare, non l’assistenza sociale!

    A seguito dell’emergenza coronavirus, una triste realtà che tocca non solo il Ticino ma tutta la Svizzera è balzata all’onore della cronaca: la disoccupazione giovanile. I dati parlano chiaro: Il numero di giovani disoccupati ad aprile (tra 15-24 anni) è aumentato di ben 2’436 unità (vale a dire +20,1% rispetto il mese precedente) arrivando al totale di 14’556. Ciò che corrisponde a 2’983 persone in più (+25,8%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo i dati ILO, la disoccupazione giovanile effettiva in Svizzera tocca oggi il 10%.

    L’economista Stefan Wolter, professore all’università di Berna, già il mese scorso sul Tages Anzeiger aveva anche lanciato un campanello di allarme in questo senso. Egli aveva affermato che “Studi mostrano che le persone che arrivano sul mercato del lavoro in periodo di crisi sono penalizzate per anni con salari inferiori o disoccupazione.” La stessa Università di Berna stima che nei prossimi due anni potrebbero rimanere senza apprendistato fino a 6000 giovani. Un dato disarmante per un paese prospero e ricco come il nostro. Infatti i giovani vogliono lavorare, non l’assistenza sociale!

     

    I Giovani UDC per far fronte a questa situazione hanno presentato due mozioni in questo senso al consiglio nazionale, chiedendo incentivi fiscali per le aziende virtuose che assumono giovani e apprendisti residenti in questo periodi di crisi e una semplificazione dell’apparato burocratico. Infatti troppi imprenditori hanno già rinunciato all’apprendistato perché in molti settori la burocrazia è dilagante e sottrae alle aziende a valore aggiunto innumerevoli ore di lavoro.

    Un problema già noto prima del coronavirus

    Ma il problema della disoccupazione giovanile persisteva già prima del coronavirus. Di storie negli ultimi anni ne abbiamo sentite tante: dal padre disposto a pagare per vedere la figlia lavorare, la diplomata che da 5 anni non trova lavoro, lo studente neolaureato al politecnico che dopo anni di intenso studio guadagna neanche 3000 CHF al mese, fino ai commercianti che pur di non assumere, facevano continuamente lavorare in prova gratuitamente degli speranzosi candidati, per poi a fine settimana dargli il ben servito senza nemmeno pagarli.

     

    Alcuni riescono a sopravvivere facendo qualche lavoretto qua e là. Altri invece si reinventano e provano a lanciare la propria attività indipendente. Altri invece cercano fortuna oltre Gottardo. Ma non a tutti va così bene: tanti rimangono a casa, chiedendosi come mai la società non riesca ad inserirli nel mondo del lavoro, dando erroneamente la colpa a sé stessi. Spesso la disperazione e questo senso di inutilità portano alla depressione.

    Ma come siamo giunti a tutto ciò? La causa principale è soltanto una: la libera circolazione delle persone. L’accesso a manodopera straniera a basso costo ha portato noi giovani con poca esperienza lavorativa a diventare superflui ed essere visti più come un costo invece che un investimento. Votare SI all’iniziativa per la limitazione il prossimo 27 settembre è quindi un atto di responsabilità verso noi giovani per difendere ciò che più dovremmo avere più a cuore, ossia il nostro futuro.

     

    Diego Baratti

    Vicepresidente Giovani UDC

    Studente di Economia

  • Niente esercito, niente Svizzera.

    Niente esercito, niente Svizzera.

    Caro Cavalli, cari giovani rossi,

    vi scrivo perché negli ultimi giorni non ho potuto non notare il fatto che in certi vostri ambienti della politica ticinese vige un’idea non corretta del nostro esercito. Un’opinione, quella della sinistra, spesso dovuta dall’ignoranza di persone che la scuola reclute non l’hanno nemmeno fatta. Ciò fa si che molti giovani battenti bandiera rossa scrivano discorsi e argomenti privi di senso e fondamento.

     

    La neutralità… che decisione saggia quella presa già nel XVII secolo vero? La scelta dopo secoli di conflitti di non profilarsi con alcun Stato. Eppure è proprio grazie ad un sistema di milizia affinato con il tempo, ad una presenza capillare sul territorio, che ci ha garantito sino ai giorni nostri pace e stabilità all’interno del continente europeo. La nostra è una neutralità armata da sempre, ciò ha reso la nostra amata Svizzera il Paese che conosciamo: quieto e tranquillo. Perché volere cambiare tutto ciò? A che scopo?

    Molti dei tuoi compagni, caro Cavalli, ancora oggi credono che l’esercito serva solamente a “farsi la guerra”. Ebbene caro Franco, ai nostri tempi in Svizzera la figura dell’esercito è ben maggiore a quella che pensate. Interventi laddove le forze civili non intervengono, messa in sicurezza di aree e zone di grandi dimensioni, difesa dello spazio aereo nazionale, controllo e presenza lungo i confini nazionali, sostegno alla popolazione in situazioni di emergenza, e non solo di guerra. Alluvione del 2005 in Svizzera interna ti dice qualcosa?

     

    Un esempio palese lo abbiamo visto fino a qualche settimana fa: l’Esercito si è preso a carico la messa in atto delle direttive emanate dalla Confederazione per contrastare il Covid19. Le ambulanze verdi che vedevamo per strada, trasportavamo pazienti affetti da Coronavirus, non erano in giro a “giocare alla guerra”. Le postazioni di triage in tutta la Svizzera hanno avuto come obiettivo la messa in sicurezza di luoghi pubblici potenzialmente a rischio. Il tutto a beneficio vostro cari giovani socialisti e di tutta la popolazione. Non dimentichiamo poi le reclute e i volontari rientrati in servizio che hanno dato un aiuto logistico a quelle strutture che ne avevano bisogno.

     

    Le migliaia di giovani reclute che ogni anno vengono chiamate a svolgere il proprio servizio militare, non si addestrano solamente a “fare la guerra”. C’è ben altro! Impari a conoscere i tuoi limiti, impari ad apprezzare le persone per quello che sono, così come fai con i camerati. Impari a essere una persona migliore sconfiggendo paure e timori grazie all’aiuto del resto della sezione. Impari a destreggiarti nelle altre lingue nazionali. Impari a maneggiare armi, fucili d’assalto, e pistole per esempio, ma allo stesso tempo vieni messo al corrente di come metterli in sicurezza. La scuola reclute è una scuola di vita. Entri da ragazzo adolescente e esci da uomo. Termini i tuoi mesi in divisa affrontando la vita in modo diverso grazie all’esperienza dovuta alla caserma ma soprattutto al cameratismo e alle persone che hai conosciuto. Lo stesso vale per un altro tassello importante della salvaguardia e la protezione della popolazione: la protezione civile.

     

    Caro Franco, cari giovani socialisti, cari giovani comunisti, e cari tutti,

    le disgrazie sono qualcosa che non vorremmo mai succedessero, soprattutto quando sono giovani ragazzi e perdere la vita. L’Esercito svizzero non è perfetto, ha lacune e migliorie da fare senza ombra di dubbio, ma non è qualcosa da smantellare. Di errori ce ne sono stati e sicuramente ce ne saranno altri. È impensabile che in un sistema di grandi dimensioni sia tutto perfetto. Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.

     

    L’Esercito fa parte della nostra società, delle nostre tradizioni. Fa parte di noi come società, del nostro essere svizzeri. Una Svizzera senza un esercito di milizia, o senza esercito del tutto, sarebbe la fine della Svizzera che conosciamo noi. Una nazione da molti considerata un faro. E cari miei, che vi piaccia o no, il nostro amato sistema di milizia è parte integrante di esso. Ditemi, chi si occuperebbe della salvaguardia della popolazione in caso di altre pandemie? Chi garantirebbe la protezione della popolazione in caso di catastrofi naturali se non addirittura altro? Voi battenti bandiera rossa? Non credo proprio!

     

    Daniel Grumelli, presidente Giovani UDC Ticino

  • AVS, LA POLITICA NON HA FATTO ABBASTANZA

    AVS, LA POLITICA NON HA FATTO ABBASTANZA

    Previdenza per la vecchiaia. Quattro parole che oggi più che mai fanno paura anche ai politici più esperti. Questo perché, nonostante sia da decenni ben chiaro che il baby boom andrà in pensione in questi anni, la politica, UDC compresa, ha preferito tergiversare, e spostare il problema sulle generazioni future.

    Ora non possiamo più aspettare. Urgono misure urgenti e strutturali per riformare l’AVS, misure che però non devono andare ancora una volta a costo di noi giovani ma che devono garantire la stabilità e la continuità del nostro sistema pensionistico senza obbligare la mia generazione a sborsare cifre che non può permettersi.

    Misure, ho parlato al plurale, dal momento che semplicemente limitarsi ad alzare l’età pensionabile come richiesto dai giovani liberali non basta. Per questo i Giovani UDC non sosterranno l’iniziativa da loro lanciata, anche perché la formazione del comitato, fatto senza chiedere niente a nessun altro partito giovanile, testimonia l’egoismo dei giovani liberali, che preferiscono agire a meri fini elettorali, senza voler veramente trovare una soluzione congiunta insieme agli altri movimenti giovanili.

    L’AVS ha bisogno di una riforma strutturale. L’armonizzazione dell’età pensionabile per le donne è discussa da tempo, ma sarebbe solo un piccolo passo in avanti. L’entrata in pensionamento deve essere resa più flessibile e l’età di pensionamento di riferimento deve essere adeguata alla speranza di vita. È necessario agire anche nel secondo pilastro. Il tasso di conversione nel secondo pilastro deve essere urgentemente abbassato. Bisogna inoltre intervenire anche nell’aspetto burocratico dell’AVS: troppi soldi vengono oggi spesi per questioni amministrative, che potrebbero certamente essere risparmiati.

    I Giovani UDC sostengono infine la richiesta di reinvestire gli interessi negativi che la Banca nazionale riceve dalle casse pensioni nella previdenza per la vecchiaia. Inoltre, i miliardi di coesione da versare all’Unione europea sarebbero certamente più utili per la popolazione se fossero versati ai fondi AVS invece che venire sperperati in progetti fallimentari all’estero.

    È pertanto di grande importanza che la giovane generazione dell’UDC sia maggiormente rappresentata in parlamento, in modo che le preoccupazioni e la voce dei giovani siano ascoltate con maggiore forza in questa importante questione. Il 10 ottobre votiamo Giovan UDC, per difendere il nostro futuro e il nostro sistema pensionistico.

    Diego Baratti

    Vicepresidente Giovani UDC Ticino

    Candidato al Consiglio Nazionale

  • La superficialità di una rifroma per accontentare tutti

    La superficialità di una rifroma per accontentare tutti

    Il prossimo 19 maggio saremo chiamati ad esprimerci sulla Riforma Fiscale e Sociale, anche nota come RFFA. Se da una parte la sinistra vi si oppone criticando la parte fiscale, dall’altra alcuni giovani di destra (principalmente UDC e PLR) combattono contro la parte sociale, messa lì per far contenti i deputati socialisti in parlamento, ma che in realtà non porta a nessun miglioramento a lungo termine dell’AVS.

    Infatti, l’AVS si trova in grande difficoltà, ma il nostro Consiglio federale ed il Parlamento, invece di lavorare ad una riforma strutturale e completamente diversa, preferiscono aggirare il problema con delle non-soluzioni, spostando di qualche anno l’oramai inevitabile fine della cassa pensioni, per poi trasmettere il problema alle generazioni future. Ed intanto siamo ancora noi a dover passare alla cassa, senza nessuna garanzia di avere a nostra volta una rendita sufficiente una volta che saremo in pensione. È giunto il momento che il governo ed il Parlamento si assumano le proprie responsabilità e comincino a parlare davvero dell’AVS. Fino ad allora, tutte queste semi-riforme sono solo controproducenti, mentre ancora una volta il costo di questa tergiversazione politica ricade sulle spalle delle generazioni future, cioè su noi giovani.

    Ma non è questa l’unica motivazione per votare il 19 maggio no alla RFFA: la riforma viola infatti chiaramente il principio costituzionale dell’unità della materia, che prevede che due temi diversi da loro non possano essere discussi ed approvati con una sola votazione in parlamento. Pensate al precedente giuridico pericoloso che si creasse qualora si permettesse di far passare in votazione due temi così diversi: in futuro magari ci potrebbe venir chiesto di votare il dimezzamento del canone radiotelevisivo assieme magari al credito di finanziamento per dei nuovi aerei da combattimento, per dare un contentino sia all’elettorato di destra che quello di sinistra, mettendo in serio pericolo la nostra democrazia.

    Concludendo la riforma fiscale sociale è una riforma debole, che viola chiaramente l’unità della materia e che non risolve il problema delle casse pensioni, ma lo sposta solo in là di qualche anno, con le conseguenze che graveranno nuovamente sulle spalle di noi giovani. Mandiamo un chiaro segnale alla nostra politica: no alle semi riforme, si ad una AVS forte e il 19 maggio No alla RFFA!

     

    Diego Baratti

    Vicepresidente Giovani UDC Ticino

    Membro del Comitato Borghese “No alla RFFA”

  • Asilo, è ora di tornare alle origini

    C’è chi la politica la fa in modo proattivo, tentando di prevenire eventi e lavorando con gli occhi fissi all’orizzonte per migliorare la vita di tutti i cittadini, altri invece preferiscono che i fatti gli piombino addosso per poi agire mentre passano il loro tempo a guardarsi la punta delle scarpe. Non ci sono pressioni ai confini dal punto di vista migratorio oggi? Allora non esiste il “problema asilo”. Ma negare, oggi, l’esistenza di questa problematica è insensato e assurdo. Le immagini delle calche di persone a ridosso dei confini europei a Est le abbiamo viste tutti, come anche la moltitudine di persone sbarcate sulle coste italiane. Come non notare poi il panico che aleggia tra gli stati europei, tra chi erige in fretta e furia barriere fisiche e chi sospende fino a data da destinarsi gli accordi di Schengen. Solo la Svizzera decide di non decidere, fino a quando non si accorgeranno che solo noi non abbiamo agito. Allora questi flussi migratori si dirigeranno verso il nostro Paese con tutte le conseguenze del caso: assembramenti ai confini, centri di registrazione intasati, problematiche sociali e di sicurezza, per non parlare dei costi. (altro…)

  • Altolà ai giudici stranieri!

    Quando nel 1974 la Svizzera sottoscrisse la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), la Costituzione svizzera riconosceva unicamente alcuni diritti fondamentali. Col tempo, poi, i diritti fondamentali sono stati sviluppati dalla giurisprudenza del Tribunale federale e codificati nella nuova Costituzione federale entrata in vigore il 1° gennaio 2000. (altro…)