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Le coppie omossessuali e i figli in adozione

«L’amore vince sempre». No, non siamo più nel XIX secolo, durante la corrente del Romanticismo, quando si sentiva la necessità di staccarsi dalla razionalità dell’Illuminismo per poter esplorare l’irrazionale: i sentimenti, la follia, il sogno, le visioni. Oggi questa frase – caricata di un significato eccessivo – è usata e abusata per sdoganare e giustificare qualsiasi cosa che vada a sovvertire le leggi sulle quali poggiava e poggia ancora la nostra società.
Oggi stiamo vivendo dei cambiamenti radicali, o meglio, mutamenti di un sistema di vita che si credeva ben definito. Al momento penso che ci si trovi di fronte a una perdita di quei punti di riferimento ai quali le persone ricorrevano per operare delle scelte: il risultato è un forte senso d’insicurezza, ma anche d’instabilità, con la conseguenza di grandi scontri su temi che un tempo non sarebbero nemmeno stati messi in discussione. Certezze che via via stanno venendo sempre meno, e ciò grazie a una smodata deregolamentazione dei rapporti sociali, dove i desideri individuali sono messi al centro come in un ricco buffet traboccante di squisitezze, dal quale poter attingere in modo sfrenato e senza regole.
Ora ci troviamo di fronte a due importanti temi: matrimonio e figli.
Il matrimonio – e lo stabilisce il nostro Codice civile – è tra un uomo e una donna, ma, con l’evolversi della società, si è reso necessario regolamentare anche i rapporti tra coppie omosessuali; infatti, il popolo in votazione nel 2005 accettò l’unione domestica registrata. Sebbene durante la campagna di voto i favorevoli alla LUD abbiano giurato a più riprese di non voler equiparare il tutto al matrimonio e, soprattutto, che non avrebbero mai richiesto di poter adottare dei bambini, ora in realtà questo sembra non bastare più.
Il matrimonio, di fatto, è l’istituzione che dà corpo al patto tra l’uomo e la donna per la procreazione delle successive generazioni; esso è il fondamento della famiglia, in altre parole crea un rapporto di filiazione diretta tra i suoi membri. In nome della lotta alla discriminazione e in nome di un’uguaglianza (già, ma quale?) non possiamo dare i medesimi diritti a tutti coloro che sostengono di amarsi (alla stessa stregua perché non tra uomo e animali?), perché nel caso delle coppie omosessuali per soddisfare il desiderio di filiazione si dovrà forzatamente ricorrere a un «mercato» che produca l’oggetto desiderato. La paura – o forse la certezza? – è che arriveremo, come in Francia, a proporre la GPA (gestazione per altri), con la conseguenza che, per esempio, una donna venderà il proprio corpo – dietro compenso, perché magari in difficoltà finanziarie – per «produrre» il bambino che tali coppie non potrebbero avere naturalmente. In Francia, per esempio, è molto evidente questo business; infatti, a fronte di 25’000 coppie eterosessuali atte all’adozione, ci sono «solo» 2’000 bambini adottabili, per cui con la legge Taubira si è sdoganato un nuovo triste commercio da cui attingeranno le coppie omosessuali. Senza contare che molti Paesi hanno bloccato le adozioni a fronte dell’accettazione di questa legge. Una società nella quale viene messo al centro tutto ciò che può permettere di soddisfare i desideri individuali, si può definire più umana? No, non per forza si può dire più umana, proprio perché essa corre il grande rischio di generare una perdita di senso del bene comune, privando i nuovi nati non solo di una madre e di un padre, ma delle proprie origini.
Troppo facile etichettare coloro che non seguono «l’onda dell’amore» come degli omofobi e dei razzisti. Qui si dimentica che il ruolo dei genitori non è solo il dare amore ai propri figli. Non si può ridurre ai soli aspetti educativi e affettivi questo legame, perché tale relazione è un importante presupposto per la formazione dell’identità. Parlare dunque di «diritto al figlio» è una strumentalizzazione inaccettabile. No, non è proprio questione di omofobia, ma di aver ben presente che quest’onda tiene conto solo di desideri individuali di alcuni adulti, ma non del benessere dei bambini. I bambini non si comprano, non sono oggetti volti a soddisfare questi desideri.
Per la serenità di queste creature, io sosterrò il referendum contro l’adozione da parte di coppie registrate, perché ritengo che ogni bambina o bambino debba avere diritto a conoscere completamente le proprie origini e ad avere un padre e una madre.
Lara Filippini, CdT, 3 agosto 2016