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Quale futuro?

Mercoledì 21 febbraio dopo quasi un anno e mezzo di discussioni, interpellanze e molti dubbi il Gran Consiglio era chiamato a prendere posizione in merito all’iniziativa cantonale Prima i Nostri. E come ben sappiamo il concetto di preferenza indigena è stato rifiutato di misura dalla maggioranza del legislativo. PS, PLR parte dei verdi e quasi tutto il PPD si sono categoricamente opposti alla messa in atto dell’iniziativa accettata alle urne con il 58% il 25 settembre 2016.

C’è chi come me è rimasto deluso, pur sapendo che l’esito era già scontato, chi invece gioisce. Si rallegra della bocciatura di un concetto basilare in molti Stati, quel imprenditore che siede a Bellinzona anche per difendere i propri interessi personali senza nemmeno rendersi conto che i cittadini che dissero Sì a Prima i Nostri furono anche coloro che li elessero in Parlamento. Personaggi politici che dal centro all’estrema sinistra han più volte inneggiato affermazioni che van contro lo spirito democratico e di democrazia diretta che vige da due secoli in questo Paese.

A quanto pare, secondo Ducry, sembra che il popolo non è più sovrano poiché di tanto in tanto non si rende conto del tema che è chiamato a votare dando così il dovere al legislativo di respingere una decisione popolare piuttosto che metterla in atto come invece dovrebbe fare una democrazia. Gendotti e Ay, come ormai viene ripetuto da molti da diverso tempo, richiamano al fatto che l’iniziativa è inapplicabile e che gli iniziativisti stessi han da sempre illuso i ticinesi portandoli alle urne su un tema importante. L’ennesima menzogna di coloro che san benissimo che spetta al potere legislativo, e non agli iniziativisti; mettere in atto la volontà popolare! E un Germano Mattei che non ha ancora capito che i 67’000 posti di lavoro assegnati a frontalieri verrebbero svolti anche da quei ticinesi e residenti in disoccupazione o in assistenza. Il mito che i frontalieri fan quei lavori che i ticinesi non vogliono fare è sfatato da anni ormai, eppure qualcuno ancora non lo capisce.

La bocciatura di Prima I Nostri così come è stata approvata dalla popolazione porterà ancor di più allo sfascio il mondo del lavoro in Ticino, già incasinato oggi giorno. L’approvazione di una versione light è solo un piccolo spiraglio di luce poiché gran parte dei frontalieri e dei lavori in Ticino non è impiegata nel settore pubblico e/o para pubblico. È già scandaloso di suo che il cantone assuma frontalieri quando i disoccupati residenti sono a migliaia e non smettono di aumentare.  Sono invece tutte quelle ditte, aziende, uffici, negozi e tutte quelle imprese di servizi che assumono la gran parte dei frontalieri. Privati che ormai sempre più spesso, non tutti per fortuna, fanno i propri interessi piuttosto che quelli dell’impiegato rendendo così la propria busta paga sempre più misera poiché assumere da oltre confine costa meno e rende così più ai dirigenti e all’azienda stessa. Ciò fa sì che sempre più gente residente in Ticino venga lasciata a casa per far posto ad un frontaliere disposto a prendere la metà del salario se non addirittura meno.

Quale futuro per i nostri giovani? Studenti che dopo aver terminato gli studi oltre Gottardo torneranno in Ticino per lavorare e far famiglia? O preferiranno rimanere a Zurigo, Basilea o Losanna poiché le condizioni di vita e lavoro son migliori? E gli apprendisti che oggi già fan sempre più fatica a trovare un posto di tirocinio? Chi garantirà loro un lavoro e un salario dignitoso in Ticino al termine del loro percorso formativo? Ebbene Prima i Nostri prendeva anche in considerazione questo argomento.

Dagli ambienti economici e diverse figure politiche ci vien detto che il lavoro in Ticino continua a crescere con un aumento dei posti di lavoro. Vero, così è, ma omettono anche di dire che allo stesso tempo il numero di disoccupati aumenta e di certo non per puro caso anche i frontalieri son sempre di più. Così facendo si viene a creare una situazione insopportabile per molti. Con decine di migliaia di persone da oltre confine disposte a guadagnare 2000 franchi o meno al mese, il residente è costretto a cercare altrove o ad adattarsi. Ciò porta ad una sempre maggior povertà in Ticino poiché pur avendo i salari più bassi della Svizzera i costi di vita son gli stessi di Zurigo e altre realtà svizzere.

Daniel Grumelli, Presidente Giovani UDC Ticino

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