Categoria: Opinione

  • IL DIRITTO DI RISPARMIARE

    IL DIRITTO DI RISPARMIARE

    La pandemia da Corona virus in quest’ultimo periodo ha toccato tutti, grandi e piccoli imprenditori, nonché i cittadini. Un’innalzamento di questo tipo mette in condizioni i “super- ricchi”, come vengono chiamati dalla sinistra, di valutare se rimanere nel territorio o meno. Qualora l’iniziativa passasse e qualora parte dei coinvolti decidesse di lasciare il paese, la Confederazione dovrebbe obbligatoriamente rivolgersi al resto della popolazione per coprire i buchi lasciati. L’UDC, che da sempre si schiera con e per il cittadino stesso, ritiene che questa iniziativa proposta dalla sinistra sia totalmente contro gli interessi della popolazione, poiché il capitale proprio risparmiato sull’arco di una vita venga distrutto in poco tempo.

    Il privato ha il diritto di risparmiare ciò che crede sia bene per lui e sul quale ha da sempre pagato le tasse. Inoltre in Svizzera la redistribuzione dei redditi è qualcosa di molto funzionale e lo si vede tutti i giorni (manutenzione e cura del territorio e paesaggio, misure di prevenzione per eventi naturali, trasporti, opere pubbliche,…).

    Con questa iniziativa il singolo non punta al risparmio perché sa già che sarà tutto meno che conveniente, per tanto ribadisco la mia posizione aggiungendo che questa iniziativa è tutto fuorché sociale. Le persone che hanno potuto risparmiare più di altri non devono diventare l’unica risorsa, essi partecipano già attivamente alla vita economica svizzera.

    Aline Prada

  • CO2: nociva per la salute o per il portafoglio?

    CO2: nociva per la salute o per il portafoglio?

    Il 13 giugno prossimo i cittadini svizzeri sono chiamati a votare sulla revisione della Legge sul CO2. Legge molto discussa e politicizzata dalla sinistra per una questione d’immagine non avendo altri argomenti. È necessario fare chiarezza su alcuni aspetti che si andranno a votare a giugno. Prima di tutto bisogna ricordare che questa legge non va ad influire sul clima, ma porta degli svantaggi netti alla Svizzera, come una serie di divieti, tasse e imposte supplementari per persone ed imprese, più precisamente alle PMI e non alle più potenti. Questa legge discriminerà sicuramente anche i cittadini residenti in luoghi rurali e che possono spostarsi quasi solo esclusivamente in automobile o comunque con mezzi privati. Di conseguenza, solo i ricchi potranno viaggiare con la propria automobile in futuro.
    Anche questa volta l’UDC si trova da solo a chiedere al popolo di riflettere su questa revisione, soprattutto a chi veramente ha il bisogno di spostarsi con la propria automobile. Le nuove tasse comporterebbero costi aggiuntivi fino a 1’000 franchi all’anno per una famiglia. Per quanto riguarda l’aspetto delle piccole medie imprese, anche loro saranno penalizzate con questa nuova legge e riscontrando tuttora gravi problemi post pandemia, questa sarebbe la mazzata finale per questo settore che è quello che porta il maggior contributo al PIL elvetico. Secondo gli esperti, questo aumento dei costi, causato da questa revisione, indebolirà significativamente la produzione in Svizzera, rischiando un’esportazione dei posti di lavoro in altri paesi, indebolendo quindi tutta la nazione. Un altro punto critico sarà sicuramente il prezzo dei beni alimentari, siccome il trasporto e la produzione di tali bene saranno molto alti, limitando e diminuendo il potere d’acquisto dei cittadini svizzeri nella propria patria. Oltre al cibo che rimane un bene primario, anche beni importanti come l’elettronica, la meccanica e la sanità (pensiamo ai trasporti di mascherine dell’anno scorso) saranno un problema a livello di costo.
    L’ultimo punto fondamentale su cui concentrarsi è la salute, per cui ci sarebbero problemi con il prezzo di medicinali e oggetti o macchinari importanti per alcune malattie e le persone dovrebbero spendere molto per delle necessità vitali (pensiamo anche ad una persona disabile). Le assicurazioni malattia sicuramente non vorranno coprire quel salto di prezzo. Sono tutti esempi specifici che mostrano come una legge che sembra una banalità, in realtà si porti degli strascichi non da nulla.
    L’UDC chiede quindi al popolo svizzero di riflettere seriamente su questa nuova legge sul CO2 che può nascere, perché andrà a creare più danni che risultati ambientali.

    Kevin Pagnoncini, membro giovani UDC Ticino

  • NO a nuove tasse per gli Svizzeri!

    NO a nuove tasse per gli Svizzeri!

    Cara, inutile e ingiusta. Ecco riassunta in breve la legge sul CO2, oggetto in votazione il prossimo 23 giugno.
    Questa legge ha come scopo quello di ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 e potenziare la politica climatica della Svizzera. Positiva come idea, se non fosse che essa prevede tasse, divieti e grandi imposizioni che ricadrebbero sulle spalle delle famiglie svizzere. Proprio così: il prezzo per la benzina e per il diesel aumenterebbe di 12 centesimi al litro, la tassa sull’olio da risaldamento e sul gas verrebbe raddoppiata e ci sarebbero tasse aggiuntive sui biglietti aerei. Ciò rende questa legge troppo cara, in quanto farebbe aumentare le spese famigliari fino a mille franchi all’anno.

    Inoltre, non diminuirebbe la produzione e le emissioni di CO2 nell’aria: in Svizzera le emissioni pro- capite sono già diminuite di quasi il 24%. Siamo un paese che ha pochissimo impatto sui cambiamenti climatici. Perfino alcuni esponenti Verdi ed ecologisti si sono espressi contrari a questa pericolosa legge. Pertanto oltre che cara pure inutile. E come se non bastasse pure ingiusta: infatti essa graverebbe come già ricordato sulle famiglie del ceto medio-basso e sulle PMI. Siamo davanti ad una legge antisociale e a portata dei ricchi.

    Ma ormai ci siamo abituati, la Svizzera deve sempre fare la prima della classe, il tribunale del mondo. Non può mai stare tranquilla, deve sempre fare il primo passo. Evidentemente molte persone vorrebbero una Svizzera con molta più burocrazia, più tasse ed enormi oneri per la popolazione. In un momento di crisi come questo causato dalla pandemia non mi pare che le famiglie necessitino di nuove tasse e nuovi costi.

    Come giovane svizzero penso che i problemi legati al clima vadano risolti con altri mezzi, sicuramente non aumentando le spese di azioni quotidiane che stanno alla base della vita di una famiglia come il riscaldamento o l’utilizzo di un mezzo di trasporto.

    Christian Mangiacavalli, Giovani UDC Ticino

  • Legge sulla CO2 e poi?

    Legge sulla CO2 e poi?

    Cara
    inutile e
    ingiusta.
    La nuova legge sul CO2 non va a favore del clima, anzi è solo una legge per tassare ulteriormente le famiglie con reddito medio-basso.
    Le emissioni di CO2 della Svizzera rappresentano soltanto lo 0,1% delle emissioni mondiali, mentre i principali produttori di CO2 come la Cina e gli Stati Uniti sono lungi dall’aver ridotto sensibilmente le loro emissioni. Negli ultimi dieci anni, le emissioni pro capite della popolazione svizzera sono diminuite di quasi il 24%. Con la nostra politica sul clima siamo dunque sulla buona strada, ed è inutile che la piccola Svizzera si lanci in costose iniziative unilaterali.
    A mio parere è corretto avere un occhio di riguardo per il clima e l’ambiente, soprattutto con i tempi che corrono, ma non è con questa legge che si agisce a favore dell’ ambiente. Anche perchè si andrebbe a tassare maggiormente la popolazione che già ora fatica ad arrivare a fine mese.
    Pure il settore alberghiero-ristorazione, che conosco personalmente, sarebbe penalizzato siccome si vedrebbe aumentare i costi di gestione (compresa energia).

    Ritengo che la salvaguardia dell’ambiente debba iniziare dall’agire di ogni singolo individuo, cercando di ridurre gli sprechi che si accumulano quotidianamente.

    Luca Vögeli, membro Giovani UDC Ticino

  • Legge sulla CO2: Incentiva oppure ostacola?

    Legge sulla CO2: Incentiva oppure ostacola?

    La grave crisi causata dal Corona Virus si sente ancora purtroppo su più fronti, ma nonostante ciò non dobbiamo perdere di vista i nostri obbiettivi personali e comuni. Un obbiettivo comune che ci riguarda tutti è la tutela del nostro pianeta, infatti dobbiamo lottare contro il grande problema del surriscaldamento globale. Un problema che richiede l’aiuto di tutta la popolazione mondiale, perchè insieme possiamo diminuire la produzione dei gas serra. Infatti se ogni persona, nel suo piccolo, facesse del suo meglio per diminuire le emissioni dei gas serra, come ad esempio utilizzare e incentivare di più l’uso dei mezzi di trasporto, fare il car pooling oppure utilizzare mezzi, quali biciclette o i propri piedi (oltre all’ambiente anche la salute ne beneficerà). Invece la legge sul CO2 vuole imporre tasse su tasse e purtroppo solamente chi dispone di un buon reddito potrà far fronte a tutte queste spese aggiuntive. Le famiglie, i giovani o tutta quella fascia con un reddito medio-basso avranno serie ripercussioni economiche. Quindi siamo sicuri che questo sia il metodo e il momento migliore per imporre questa legge? Siamo ancora nel bel mezzo della crisi covid e aggiungere altre tasse non aiuterà a migliorare la situazione. Sarebbe meglio incentivare la popolazione a ad avere un comportamento più ecologico e sano per l’ambiente.

    Mettere all’angolo una persona causerà in essa solo ira e una reazione contraria a quella desiderata. Per analogia tassare le persone per diminuire le emissioni di CO2 non porterà a cambiamenti, ma aumenterà solo il malcontento dei cittadini e creerà altri mezzi per contrastare ed eludere questa legge. Perciò meglio incentivare e stimolare delle abitudini più sane ed ecologiche piuttosto che ostacolare e penalizzare dei cittadini già in crisi.

    Pamela Molteni membro Giovani UDC Ticino

  • Legge sul CO2: sogni infranti!

    Legge sul CO2: sogni infranti!

    Sono in tanti a pensare che ci siano molti giovani favorevoli alla legge sul CO2. Ebbene, non è così. Se da una parte abbiamo i movimenti giovanili per il clima, contrari alla legge perché “non fa abbastanza”, dall’altra abbiamo dei giovani consapevoli e lungimiranti, contrari alla legge perché coscienti del fatto che oltre ad un aumento dei costi, non porterà niente di effettivo per il clima globale.

    Infatti, a pagare il prezzo più alto di questa legge saranno ancora una volta i giovani: con la tassa sui biglietti aerei, un volo arriverà a costare fino a 120 CHF in più, impedendo così a studenti e giovani di visitare il mondo in modo economico e pratico. Anche viaggiare in auto sarà più caro, dal momento che la benzina costerà 12 cts al litro in più, andando a penalizzare tutti coloro che vivono in periferia, e che non sono serviti (per ovvie ragioni morfologiche) da un efficiente servizio di trasporti pubblici, limitando le libertà di spostamento di noi giovani. Senza contare il fatto che questo aumento farà inevitabilmente lievitare i costi di consegna. Anche fondare una startup sarà praticamente insostenibile a livello finanziario per noi giovani: oltre ai maggiori costi dovuti al rincaro sulla benzina, gli imprenditori di domani saranno anche confrontati ad un aumento spropositato dei costi di riscaldamento, che aumenteranno di più del doppio. Anche acquistare una propria casa sarà sempre più difficile: infatti, con la legge sul CO2, i riscaldamenti ad olio combustibile e a gas praticamente verranno vietati – a discapito dei giovani che hanno un budget limitato, visto che un riscaldamento ad energia rinnovabile è molto più caro e spesso sono necessarie ulteriori, costose misure di risanamento!

    Qualcuno potrebbe pensare, che alla fine questo sia il prezzo da pagare per salvare il clima e garantire un futuro migliori alle future generazioni. Niente di più sbagliato! Basti pensare che le emissioni di CO2 che produce la Svizzera in un anno vengono prodotte dalla Cina in una mezza giornata. Anche se dall’oggi al domani portassimo a zero le emissioni di CO2 in Svizzera, questo non avrebbe nessun impatto sul clima globale. In ambito climatico la Svizzera, anche senza la legge sul CO2, è già uno dei paesi più virtuosi nell’ambito delle politiche climatiche, ciò grazie ad innovazione e ricerca, e non a stupidi divieti ed imposizioni.

    Esplorare il mondo, fondare una startup, acquistare la propria casa, guidare la prima auto, salvare il clima. Tutti questi sogni di noi giovani saranno infranti, se la legge sul CO2 dovesse venire approvata dal popolo. Per questo vi invito a votare NO il prossimo 13 giugno alla legge sul CO2, perché cara, inutile, ingiusta e infrange i sogni di noi giovani.

    Diego Baratti
    Presidente Giovani UDC Municipale di Ponte Capriasca

  • Per una scuola che educhi alla cittadinanza

    Per una scuola che educhi alla cittadinanza

    Nell’editoriale apparso su La Regione lo scorso lunedì 13 ottobre, il giornalista Lorenzo Erroi ci accusa di voler, tramite la nostra azione “Scuole Libere”, intimidire gli insegnanti, azzardandosi addirittura un triste ed esagerato paragone con la riforma della scuola fascista di Gentile e Mussolini.

    Erroi ci ha frainteso. Il nostro obbiettivo non è quello di intimidire i docenti, ma quello di garantire un diritto fondamentale degli studenti, ossia il diritto alla neutralità dell’insegnamento. Questo diritto non è stato inventato dall’UDC, ma è un articolo di legge approvato da oltre il 60% della popolazione in votazione popolare. Riteniamo dunque necessario che ai nostri ragazzi sia concessa la possibilità di formare le proprie idee e convinzioni politiche in maniera libera e indipendente senza essere condizionati da fattori esterni come, ad esempio, il materiale didattico oppure dai docenti. Questi ultimi, ben consapevoli del ruolo che ricoprono e del rapporto di fiducia che hanno instaurato con gli allievi, spesso se ne approfittano per fare propaganda tendenziosa, cercando di portare avanti e di fatto anche imporre le proprie idee, senza fornire un quadro corretto, completo e neutrale delle varie tematiche che riguardano l’educazione alla cittadinanza.

    A ricevere intimidazioni sono piuttosto gli studenti che, esprimendo liberamente la loro opinione in contrasto con la visione utopica del docente, si vedono zittiti, minacciati, derisi o subiscono addirittura delle riduzioni di note. Nel suo editoriale, Erroi afferma che, quando lui era ancora a scuola, era bello litigare con i docenti con altre simpatie politiche per farsi delle nuove idee. Oggi però, a distanza di decenni, la situazione sembra non essere più così. Io stesso al liceo sono stato vittima delle intimidazioni e delle derisioni della mia docente dopo che aveva saputo che avevo aderito ai Giovani UDC. E come me sono in molti, solo che spesso, per non subire ripercussioni, preferiscono tacere. In fin dei conti, finché si resta a scuola, sono i docenti che hanno il coltello dalla parte del manico. Ecco perché si è resa necessaria la creazione di una piattaforma, dove gli allievi possono segnalare in modo sicuro e con la certezza di non subire ripercussioni tutte quelle situazioni dove un docente invece di insegnare il senso civico fa propaganda, che sia di destra o sinistra poco importa.

    La nostra azione ha uno scopo costruttivo non distruttivo, e vuole portare all’attenzione dell’opinione pubblica, della politica e del governo la discussione su come deve venire insegnata la politica a scuola. Non è mai stata e mai sarà nostra intenzione mettere alla gogna i docenti. Infatti, i nomi di docenti, allievi e istituti coinvolti non diventeranno mai di dominio pubblico.  Vogliamo però sulla base di queste segnalazioni sederci al tavolo con Manuele Bertoli e il DECS e intavolare una riflessione costruttiva su questa problematica molto sentita da diversi docenti e genitori in tutto il Cantone.

    Per i Giovani UDC

    Diego Baratti

    Presidente

  • 27 settembre: un sì responsabile per noi giovani e per il nostro futuro

    27 settembre: un sì responsabile per noi giovani e per il nostro futuro

    Il 27 settembre i ticinesi e le ticinesi saranno chiamati alle urne a votare sull’iniziativa per la limitazione. Una votazione fondamentale, con la quale verrà finalmente chiarito se, dopo il 9 febbraio 2014, i cittadini vorranno continuare sulla questa via e pertanto approvare l’iniziativa, oppure sé decideranno di cambiare rotta e pertanto di abolire questo accordo e di porre un freno alla immigrazione nel nostro paese.

    L’importanza che questa votazione sia approvata sarà duplice: anzitutto un sì federale rappresenterà un punto di svolta, capace di porre un freno al disagio creato dall’aumento incontrollato del frontalierato e dalle sue conseguenze (negli ultimi 13 anni in Ticino siamo passati da circa 40000 frontalieri di inizio 2007, a 67.878 di fine di novembre). Secondariamente, un sì nel nostro cantone rappresenterà un ennesimo e definitivo chiaro segnale a Berna, che difficilmente potrà essere nuovamente ignorato, poiché sarà specchio del volere popolare e della risolutezza richiesta nella misura contro queste conseguenze. Infatti, la forte pressione sui salari (che fa del Ticino il cantone con il salario medio di gran lunga più basso), la forte crescita di sottoccupati, la saturazione del sistema viario, l’aumento di zone cementificate, l’insicurezza crescente ma, soprattutto, l’impossibilità per i giovani di trovare un lavoro con retribuzione adeguata ed avere le prime importanti esperienze lavorative, fondamentali per il curriculum e l’avvio professionale, sono solamente alcune delle ripercussioni che questo accordo ha portato al cantone.

    Come giovane studente ticinese, mi sento direttamente preso in causa da queste problematiche. Il fatto di essere consapevole della probabilità di dover lasciare Lugano ed il mio cantone, per trovare un impiego ben retribuito altrove mi lascia, come molti miei coetanei, un forte senso di incertezza rispetto alle sfide del mio futuro professionale. Infatti, sono molti i casi di conoscenti ed amici che, dopo diversi anni di studi e di formazione, si sono ritrovati catapultati, dalla piattaforma di lancio nel mondo del lavoro, ai registri della disoccupazione (il numero di giovani ticinesi disoccupati tra 15-24 anni ad aprile sono 14’556).   Un sentimento diffuso, che viene messo ancora più in evidenza dai risultati dell’analisi della mobilità dei giovani effettuata nell’ambito delle Inchieste federali fra la gioventù, dalla quale risulta che il 47% dei ragazzi ticinesi prevedono di lasciare il cantone dopo gli studi, evidenziando nuovamente la rassegnazione giovanile sulle prospettive offerte in Ticino.                             

    Guardando questi dati è conseguentemente palese riscontrare le ripercussioni dell’eccessiva concorrenza di manodopera a basso costo che, sommata ad una mancanza di possibilità di sbocchi lavorativi dopo una formazione sul territorio (frequentemente costa più formare ed assumere, che attingere ai pendolari), risulta per i nostri giovani fatale.

    A parer mio, come giovane cittadino e ticinese, il 27 settembre sarà quindi fondamentale un sì alle urne, per ritornare sulla strada del buonsenso e della preferenza indigena poiché, a furia di cerotti, il futuro è costretto a spostarsi oltralpe. Una definitiva soluzione nazionale che, parallelamente, andrà a incentivare una reazione più strettamente locale, cioè quella di tornare in campo aziendale e scolastico a dare la possibilità ai giovani di formarsi ed essere assunti in loco. Giovani che, con un contesto lavorativo meno concorrenziale ed aggressivo, avranno più possibilità e scelte di indirizzi futuri.

    27 settembre: un sì responsabile per noi giovani e per il nostro futuro! Matteo Ortelli, segretario Giovani UDC Ticino

  • Alcune precisazioni per smontare i contrari all’iniziativa per la limitazione

    Alcune precisazioni per smontare i contrari all’iniziativa per la limitazione

    Alcune precisazioni riguardo le frottole che si raccontano a proposito dell’iniziativa per un’immigrazione moderata: Si dice che la Svizzera senza la libera circolazione, perderebbe l’accesso al mercato internazionale. Fatto sta che l’accesso ai mercati internazionali è regolamentato dall’organizzazione mondiale del commercio OMC che regola oggi oltre il 95 % delle relazioni commerciali della Svizzera con altri paesi. L’UE all’inizio farà dei capricci, ma poi si accorgeranno che hanno bisogno di noi, bravi consumatori dei loro prodotti, e ci ri-accoglieranno di nuovo.

    Si sente dire che la libera circolazione non pesa sulle nostre lavoratrici e i nostri lavoratori, soprattutto quelli di una certa età. Ma davvero? Se fosse così, allora perché l’Unione svizzera degli imprenditori si è battuta con così tanta forza per le rendite ponte per i disoccupati “anziani”? Perché sa benissimo che ce ne saranno sempre di più disoccupati “anziani”. Sa benissimo che i datori di lavoro non hanno interesse ad impiegare i nostri disoccupati “anziani” quando ci sono fiumi di giovani stranieri alle porte che costano e guadagnano meno. Che questi giovani formati all’estero siano davvero più qualificati dei nostri disoccupati è un altro discorso…

    Si sente dire che chi viene in Svizzera vuole lavorare. Sì, certo, tanti sì, e fa piacere. E con un’immigrazione controllata verranno ancora a lavorare. E verranno anche i richiedenti d’asilo, perché il popolo svizzero ha e continuerà ad avere una coscienza. Ma almeno potremo dire la nostra.

    Basta guardare una cifra per capire: oggi il 47,8 % degli aiuti sociali vanno agli stranieri.

    Possiamo fare finta che i il problema non esista e che tutto si risolverà da solo, ma è un’illusione. Dobbiamo fare ciò che noi Svizzeri sappiamo fare: organizzarci da soli, con ponderazione, con cura. Votiamo SÌ all’iniziativa per un’immigrazione moderata!

    Idil Kopkin

    Giovani UDC

    Canobbio

  • Sicurezza aerea = stabilità economica e politica

    Sicurezza aerea = stabilità economica e politica

    Il prossimo 27 settembre saremo chiamati alle urne per esprimerci sul credito da 6 miliardi di franchi per il rinnovo della difesa aerea. Gli attuali FA18 e F5 sono vetusti, e nel caso dei tiger, già obsoleti. Pensate che quest’ultimi sono stati acquistati nel 1978, quindi più di 40 anni fa! I Tiger oggi volano solo durante il giorno e in condizioni di bel tempo e sono quindi utilizzati solo a scopo di addestramento, e addirittura non possono essere utilizzati in caso di emergenza! Anche gli aerei F/A-18 acquistati nel 1996 raggiungeranno la fine definitiva della loro vita utile tra dieci anni. Se non sostituiremo questi vecchi aerei con dei nuovi, corriamo il rischio che lo spazio aereo svizzero rimanga senza protezione a partire dal 2030

    Ma è davvero necessario proteggere lo spazio aereo?

    La risposta è si. Sebbene la guerra possa sembrare lontana, la situazione nel mondo e in Europa può cambiare rapidamente: basti pensare al conflitto in Crimea a cui abbiamo assistito qualche anno fa. L’impiego della polizia aerea in tempo di pace è importante per garantire la sicurezza della popolazione, soprattutto in caso di eventi di portata internazionale come il WEF di Davos o le conferenze ONU a Ginevra, che fanno gola a molti terroristi. Infatti, durante questi eventi, proprio a protezione dei capi di stato e delle personalità che vi partecipano, i nostri aerei devono essere in grado di intervenire in maniera rapida ed efficace contro qualsiasi minaccia nello spazio aereo. Sebbene per ora la Svizzera non abbia subito attacchi terroristici di notevole entità (grazie anche alla presenza di un efficiente esercito e di efficace lavoro dei servizi segreti) questi non sono però da escludere a priori nel prossimo futuro. Forse non lo sapete, ma ogni anno ci sono circa 40 casi in cui un aeromobile viola la sovranità aerea, non rispetta le norme del traffico aereo o si trova in una situazione di emergenza e richiede quindi un intervento.  Quindi i nostri caccia non sono proprio inutili.

    Infine, non bisogna sottovalutare l’argomentazione economica e di stabilità geopolitica: La sicurezza delle persone e la loro libertà sono i pilastri della stabilità di una nazione e sono la base per il sano sviluppo sociale ed economico del nostro Paese. La Svizzera è considerata un Paese molto sicuro e stabile e ciò è dovuto anche alla sicurezza indipendente dello spazio aereo. Pertanto, vi invito il prossimo 27 settembre a votare si alla sicurezza e si all’acquisto dei nuovi aerei da combattimento.

    Diego Baratti

    Ponte Capriasca

    Presidente Giovani UDC