Non è mia intenzione in questo articolo andare a discutere dell’efficacia o meno del vaccino o delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19. Per discutere di queste tematiche mediche e scientifiche non ho né le conoscenze né le competenze per farlo. Quello che però posso proporre in questo articolo è quello di discutere le implicazioni a livello politico. Infatti, da doppiamente vaccinato posso comprendere che ci siano delle persone che nel caos e nel bombardamento di informazioni e notizie (a volte anche false) da media e social media abbiano deciso di attendere o di rinunciare alla vaccinazione. E come biasimarli? D’altronde neanche io ero proprio tranquillo quando ho sentito che in Scandinavia è stato vietato ai miei coetanei lo stesso vaccino a me somministrato in Svizzera. Eppure, come ha ribadito più volte anche il Consigliere Federale Alain Berset, la vaccinazione non è obbligatoria ed è e resta una libera scelta di ogni cittadino.
Ma questa libertà in realtà è semplicemente fittizia. Infatti, l’obbligo di aver un certificato covid valido per partecipare alle più normali ed essenziali attività della nostra vita rappresenta di fatto un obbligo vaccinale indiretto. Non si parla solo della possibilità o meno di andare a ballare in discoteca, ma bensì di grandi limitazioni che possono avere effetti anche sul futuro di noi giovani a lungo termine: diverse scuole professionali e università hanno infatti deciso di introdurre l’obbligo del certificato per frequentare le lezioni, creando così dei costi eccessivi per molti studenti legati al continuo tamponarsi, che in alcuni casi superano perfino il costo mensile di un appartamento. In questo caso è l’accesso alla formazione ad essere limitato, e ciò sulla base di fattori prettamente medici. Ma non finisce qua: Chi non si vaccina non può più partecipare alla vita sociale con gli stessi diritti degli altri. Il certificato serve da controllo di entrata in molti settori della vita sociale: per eventi sociali, sportivi e culturali come concerti e spettacoli teatrali, visite negli ospedali come anche per eventi politici e addirittura sul posto di lavoro. Ma come ben sappiamo e abbiamo imparato durante il lockdown, l’uomo è un essere sociale e ha bisogno delle interazioni con gli altri per vivere. Non stiamo forse oggi impendendo ad un gruppo di persone di esercitare questo fabbisogno, che poi è quasi un diritto?
Stiamo incombendo nel rischio di creare una società a due classi in cui solo i vaccinati hanno accesso all’istruzione e alla vita sociale, mentre i non vaccinati sono sistematicamente discriminati. In questo modo, lo stato continuerà a creare una società a due velocità nei settori della scienza, della ricerca e degli affari, allevando un’élite vaccinata e dando solo a loro l’accesso all’istruzione, mentre rende questa opportunità impossibile per le persone che la pensano diversamente o che hanno ancora dei legittimi dubbi sul vaccino.
Per questo io da vaccinato mi oppongo al certificato. Perché discrimina, rende più difficile la vita sociale e lavorativa delle persone solo in base ad un fattore medico. È il momento di andare a riprenderci le nostre libertà, essenziali per la nostra vita, togliendo al Consiglio Federale quei pieni poteri che per troppo tempo oramai sta esercitando, votando NO il prossimo 28 novembre alla legge Covid-19.
Diego Baratti, Presidente Giovani UDC
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Riprendiamoci le nostre libertà!
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In gioco la libertà!
Riunito a Ponte Capriasca in vista della chiamata alle urne, il comitato dei Giovani UDC Ticino ha discusso e fermamente respinto i tre temi in votazione il prossimo 28 novembre: La modifica della legge Covid 19, l’Iniziativa sulla giustizia e l’Iniziativa sulle cure infermieristiche forti.
Modifica di legge Covid
Discriminatoria e ingiustificata per la democrazia Svizzera, sono queste le due principali accuse mosse dal comitato cantonale alla Modifica della legge Covid che a due anni dallo scoppio della pandemia, invece di aprire le porte alla tanto agognata libertà, incrementa la profonda divisione presente nella società ed amplifica in maniera preoccupante i poteri nelle mani del Consiglio Federale.
Le conseguenze della Modifica della legge Covid sono infatti l’applicazione delle prescrizioni di quarantena e delle severe restrizioni solamente alle persone non ancora vaccinate (le persone vaccinate nonostante ancora contagiose non saranno più sottoposte a restrizioni) e un obbligo vaccinale, che sebbene non ancora giuridicamente dichiarato è di fatto presente nella società svizzera, dove in base allo stato di vaccinazione di un cittadino si può decidere se questo possa accedere all’istruzione, al lavoro, ai servizi o alla vita sociale.
Il comitato dei Giovani UDC ha successivamente messo l’accento su due ulteriori aspetti critici della modifica di legge, cioè l’ulteriore spostamento di poteri dal popolo alle mani del Consiglio Federale, che avrà la possibilità di scegliere come regolamentare la vita sociale dei cittadini ed il tracciamento di massa di contatti e spostamenti.
Il No dei Giovani UDC alla Modifica Legge Covid, non è quindi un rifiuto del vaccino ma un Sì a favore di una coesione della società e delle libertà fondamentali che hanno sempre contraddistinto il nostro paese ma che oggi più che mai, sono messe a rischio da una politica sanitaria discriminatoria.
l’Iniziativa sulla giustizia e l’Iniziativa sulle cure infermieristiche forti
Con un voto unanime il comitato cantonale ha inoltre bocciato l’Iniziativa sulla giustizia, poiché rimette in discussione un sistema giudiziario giudicato valido e comprovato, sostituendo la minuziosa selezione dei candidati più idonei, con un sorteggio di esclusiva fortuna, rischiando così di creare un disequilibrio rappresentativo e danneggiare la trasparenza dei giudici del tribunale federale.
Infine i Giovani UDC si sono espressi a forte maggioranza sull’Iniziativa sulle cure infermieristiche forti, respingendola ed optando al più immediato controprogetto del Consiglio Federale. Sebbene sia stato ribadito un necessario miglioramento nell’ambito lavorativo e di formazione delle cure infermieristiche, a non convincere i membri è il fatto che con l’approvazione dell’Iniziativa la Confederazione dovrebbe prendersi carico del compito di definire gli stipendi nel campo infermieristico (compito che fino ad oggi spettava ad ospedali e case di cura), creando così una forte distinzione di trattamento all’interno del mercato lavorativo svizzero.
I Giovani UDC sono quindi favorevoli al controprogetto del Consiglio Federale, che contrariamente all’Iniziativa può essere applicato da subito e che prevede l’iniezione di un miliardo di franchi nell’arco di 8 anni per lanciare una campagna di formazione e di sostegno ad infermieri e istituti formativi.
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Un chiaro Sì al divieto di dissimulare il proprio viso!
Il prossimo 7 marzo i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sull’iniziativa popolare per il divieto di dissimulare il proprio viso in luoghi pubblici. Una modifica di legge che porterebbe la Svizzera a vietare qualsiasi forma di copertura della faccia in pubblico, ad eccezione, come ben spiegato dagli iniziativisti, dei luoghi di culto, delle usanze locali, o per ragioni mediche o sanitarie, come la situazione che stiamo vivendo adesso con il coronavirus.
Questa iniziativa mira ad una maggiore libertà e ad una maggiore sicurezza. Il motivo è semplice: sia donne che uomini, quando sono in piazza e in luoghi pubblici, si guardano in faccia quando si parlano. Non dissimulano il proprio viso. Chi è libero e ha a cuore il rispetto per l’uguaglianza di genere non nasconde la sua faccia.
Inoltre, grazie al divieto diremmo basta ai numerosi atti barbarici di vandalismo che portano pericolo e danni per milioni di franchi. A questo proposito vorrei ricordare che nel 2016 il Ticino è stato il primo cantone ad avere il divieto di copertura e velatura. E i risultati si vedono: le autorità ticinesi hanno espresso la loro grande soddisfazione per la messa in atto di questo progetto. Grazie a ciò che si è potuto osservare in questi anni si è arrivati alla conclusione che il divieto è attuabile senza problemi. Perfino i turisti provenienti dai paesi arabi lo accettano e hanno riguardo per questa legge.
Non vorrei mai come giovane ritrovarmi a dover vivere in un Ticino senza più i suoi valori di rispetto, uguaglianza e libertà. È vero, c’è un controprogetto, ma è solo un modo per sviare dal vero problema della perdita di identità, e che non aiuterebbe la Svizzera a diventare una nazione sicura e attenta alla salvaguardia dei propri cittadini.
Già in altri Stati europei esiste una legge simile che vieta la dissimulazione del viso. Basti pensare a Francia, Belgio, Austria e Italia, dove le sanzioni possono comportare anche un arresto o una multa particolarmente salata.
Questi sono solo alcuni motivi che rendono l’iniziativa essenziale per la salvaguardia della nostra cultura e per la sicurezza dei cittadini svizzeri e del loro spazio pubblico.
Christian, Giovani UDC
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Congedo paternità: un piccolo passo nella giusta direzione!
Alla nascita di un figlio, la madre ha il diritto a 14 settimane di congedo, dove invece di lavorare può prendersi cura del neonato, ricevendo comunque l’80% del salario, per poi ritornare alla sua normale vita lavorativa finito questo periodo di pausa. Per i neopapà, a livello legislativo, attualmente questo congedo non è previsto. Ora il governo vuole finalmente introdurre questa possibilità anche per i neopapà, per la lunghezza di due settimane. Sarebbe quindi una possibilità per i padri ad essere presenti ai primi, indimenticabili e speciali mesi di vita del proprio figlio, senza nessuna altra preoccupazione.
La nostra società si basa sulla famiglia. Un valore che lentamente ma inesorabilmente sta perdendo sempre più importanza tra la popolazione. Viviamo in un’era dove tutto va di fretta. C’è chi preferisce il lavoro alla famiglia e c’è chi, d’altra parte, vorrebbe poter crescere una famiglia ma non ne ha i mezzi né il sostegno. Il congedo paternità in quest’ottica riporta dunque un giusto peso e valore alla famiglia in questa moderna società. Diventare papà è un momento unico, ed è fondamentale anche per lo sviluppo del neonato che la figura paterna sia presente fin dai primi giorni di nascita.
Il congedo paternità è quindi un giusto compromesso, che non lede troppo la stabilità economica delle PMI e che riporta la giusta attenzione al ruolo di padre nella famiglia. Si tratta di un passo nella giusta direzione verso un congedo parentale, ossia un congedo di 16 settimane che si possa suddividere liberamente tra neomamme e neopapà, in modo che ognuno in base alle proprie necessità personali possa gestirsi in maniera libera ed autonoma.
Per questo il prossimo 27 settembre vi invito a votare si al congedo paternità!
Diego Baratti
Consigliere Comunale Ponte Capriasca
Presidente Giovani UDC Ticino
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Preferenza indigena e formazione per dare futuro ai giovani!
Perché dire si all’iniziativa per la limitazione? I motivi sono molteplici: variano dalla tutela dell’ambiente e del nostro territorio fino alla tutela della popolazione, ovvero noi cittadini.
Soffermandoci su questo ultimo punto, in particolare garantiremmo ai giovani sia in formazione che diplomati un posto di lavoro.
Purtroppo, è ormai evidente che i giovani hanno difficoltà nel trovare un posto di lavoro, in quanto è più facile prendere una persona straniera che si può retribuire di meno. Questa situazione è frustante ed ingiusta, perché i ragazzi si impegnano ad ottenere dei buoni risultati per poter praticare il lavoro dei propri sogni per cui hanno faticato tanto, ma invece si vedono portar via il loro duro lavoro per futili scorciatoie altrui. Un esempio lampante e opportuno visto il momento difficile che il mondo intero sta passando si trova nel settore sanitario. Quanti ragazzi devono rinunciare a studiare medicina a causa del Numerus Clausus, ovvero del test d’ammissione alle università della Svizzera tedesca?
Quest’anno i posti disponibili per medicina umana (inclusa chiropratica) sono soltanto 1107, inoltre bisogna considerare che qualche studente boccia e qualcun altro lascia perché capisce che non è la sua strada. Perciò i medici formati sono sempre meno di quelli che iniziano il percorso, ma la popolazione aumenta e di conseguenza anche il loro bisogno. Dunque, per risolvere questo problema di mancanza di medici al momento la soluzione è di cercarne altri che provengono da altri paesi. Sarebbe più opportuno invece aumentare i posti d’ammissione e permettere a più giovani di intraprendere la carriera in ambito sanitario, così da non dover dipendere da altri paesi in momenti di urgenza come quello che stiamo vivendo ora.
Perciò dire si all’iniziativa per la limitazione permetterebbe ai giovani di perseguire i propri scopi, obbiettivi e sogni. Perché chi studia oggi, lavora domani e chi lavora domani garantisce un futuro a sé stesso e agli altri.
Pamela Molteni, Capriasca
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L’appello di Sara: non è forse giunto il momento di dire basta?
I Giovani UDC Ticino hanno oggi pubblicato sui vari social media un nuovo video, dove si tematizza la disoccupazione giovanile e le nefaste conseguenze della libera circolazione sui giovani.
Il video racconta della toccante storia di Sara, una giovane di 25 anni, che da 2 è in disoccupazione. Nonostante la sua passione per il suo lavoro e il desiderio di mettersi in gioco, fare esperienza e fare carriera, dopo oltre 400 candidature, è ancora senza lavoro. Nel suo lungo e tortuoso percorso alla ricerca di un lavoro troverà pure un imprenditore che le dirà di preferire un frontaliere a 1500 CHF al mese piuttosto che una giovane senza esperienza a 3000 CHF.
“L’obbiettivo di questo video è quello di mostrare a tutti la spesso sottovalutata e poco conosciuta situazione del mercato del lavoro nel nostro cantone” afferma Diego Baratti, presidente dei Giovani UDC. “Infatti spesso molti adulti o anziani hanno l’immagine di noi giovani come dei fannulloni, ma non è così: noi giovani vogliamo lavorare, non l’assistenza sociale!”.
Sara non è però l’unica a vivere in una situazione come questa. Di storie come quella di Sara ne sentiamo tutti i giorni: dal padre disposto a pagare per vedere la figlia lavorare, la diplomata che non riesce a trovare lavoro, lo studente neolaureato in ingegneria al politecnico che dopo anni di intenso studio guadagna neanche 3000 CHF al mese, fino ai commercianti che pur di non assumere, fanno continuamente lavorare in prova gratuitamente degli speranzosi candidati, per poi a fine settimana o a fine mese dargli il ben servito senza nemmeno pagarli. Senza contare tutti i giovani neoassunti che quotidianamente affrontano la paura e la pressione di essere licenziati e sostituiti da un lavoratore frontaliero.
La libera circolazione delle persone ha portato a questa difficile, se non impossibile, situazione sul mercato del lavoro. La disoccupazione giovanile continua ad aumentare, le condizioni sul mercato del lavoro continuano a peggiorare, il lavoro in nero sta diventando sempre più importante, mentre molti giovani scelgono di abbandonare il nostro cantone. È giunto il momento di dire basta. Diciamo basta alla libera circolazione, votiamo sì all’iniziativa per la limitazione e ridiamo speranza ai nostri giovani di vivere, sognare e creare una famiglia nel nostro bellissimo cantone. Perché senza giovani, si sa, non c’è futuro.
Giovani UDC Ticino
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Votate si all’iniziativa per la limitazione: fatelo per noi giovani!
Sono una giovane studente nata e cresciuta nel Luganese, e con l’avanzare del tempo osservo i miei coetanei ticinesi finire un percorso scolastico senza trovare un posto di lavoro nel Canton Ticino. I datori di lavoro assumono manodopera straniera a basso costo e sempre di più noi giovani dobbiamo far fronte ad una grossa concorrenza con l’estero.
Con il passare degli anni la lingua straniera ha superato quella italiana e romancia, così come l’alto tasso di criminalità e incarcerazione straniera in Svizzera, considerando che la metà dei criminali stranieri non viene neppure espulsa, questo ci preoccupa molto e se non agiamo ora la situazione può solo che aggravarsi.
Dal 2007 con l’introduzione della libera circolazione quasi un milione di persone sono immigrate nel nostro paese, ogni anno circa 75’000 immigranti in più, dei quali ¾ provenienti dall’UE. Tra poco meno di 10 anni raggiungeremo una Svizzera da 10 milioni di abitanti, con una serie di conseguenze nefaste: i nostri bellissimi paesaggi saranno sempre di più coperti di cemento, un calo della qualità dei trasporti pubblici e l’aumento delle ore in colonna, gli affitti in centro città sempre più cari.
La Svizzera ha un alto tasso di stranieri di cui 6/10 beneficiari di aiuto sociale sono stranieri, di conseguenza questa immigrazione incontrollata costa annualmente 3500 franchi ad ogni cittadino.
Noi giovani vogliamo un futuro più sicuro, un posto di lavoro nel nostro cantone accessibile a tutti, maggiore protezione dell’ambiente, più opportunità di formazione per la generazione futura, migliore qualità dei mezzi pubblici e una preferenza indigena. Per questo noi giovani votiamo SI all’iniziativa per la limitazione il prossimo 27 settembre.
Marta Cantinotti, Sonvico
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Lettera aperta al CdS: Ritirate quelle agende dalle scuole!
Al Consiglio di Stato della repubblica e cantone Ticino,
Alla luce della tanto attesa riapertura delle scuole, abbiamo riscontrato un evidente mancanza di imparzialità e neutralità per quanto riguarda il nuovo diario cantonale della Svizzera Italiana. È evidente che quest’ultimo sia stato sfruttato per fare propaganda a favore di determinate sfere politiche e ideologiche, sapendo benissimo che la maggior parte degli studenti sarebbe entrato in possesso di una copia all’inizio dell’anno scolastico. Nello specifico, si tratta di promuovere le azioni di attivismo climatico di personaggi come, ad esempio, Greta Thunberg e di mettertene in cattiva luce altri, come ad esempio Donald J. Trump, utilizzando citazioni senza una contestualizzazione chiara ed esauriente.
Secondo noi il messaggio è chiaro e oltretutto palese: il DECS e il suo rispettivo direttore hanno tentato ancora una volta di utilizzare la scuola pubblica ticinese per fare propaganda di ideologie appartenenti ad un’unica e sola sfera politica, ossia quella della sinistra, in netto contrasto con l’art. 2 (b) della Legge Cantonale sulla Scuola: “la scuola sviluppa il senso di responsabilità ed educa alla pace, al rispetto dell’ambiente e agli ideali democratici”. Si nota pure una contrapposizione con l’art.23a (4) per quanto riguarda l’educazione civica, alla cittadinanza e alla democrazia che sancisce che “Il principio della neutralità dell’insegnamento deve essere garantito”.
La scuola in quanto tale dovrebbe formare e sviluppare il senso civico e critico degli studenti, presentando in maniera chiara e imparziale tutte le posizioni di sinistra, centro e destra. Riteniamo sia giusto tematizzare argomenti di attualità come il clima, ma occorre farlo con la giusta ponderazione, attraverso un percorso in cui tutti gli attori politici possano avere l’opportunità di esprimersi, e non tramite un’agenda scolastica propagandistica che cerca di influenzare tramite slogan sensazionalistici la malleabile mente dei più giovani.
Alla luce di quanto sopra esposto, chiediamo che il Consiglio di Stato si attivi per ritirare dalla circolazione e dal possesso degli studenti tutte le copie stampate dell’agenda cantonale della Svizzera Italiana 2020-2021.
Questo secondo noi è un gravissimo attacco alla neutralità d’insegnamento e nuoce la nostra democrazia diretta. La scuola deve essere un luogo d’insegnamento anziché d’indottrinamento e i nostri studenti hanno tutto il diritto di formarsi un’opinione politica in modo indipendente e senza influenze esterne.
Giovani UDC Ticino
Diego Baratti
Presidente
Nota: le foto pubblicate in precedenza in questo articolo erano in realtà del Diario scolastico della Svizzera italiana (Istituto Editoriale Ticinese SA), che nulla c’entra con l’Agenda scolastica della Svizzera italiana autoprodotta distribuita dal DECS, che ha interrotto la collaborazione con questo editore l’anno scorso. Ci scusiamo per l’errore e l’incomprensione.
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Arginare la pressione dall’estero sul mercato di lavoro
Perché chi lavora in Ticino guadagna oltre 1’600 franchi al mese in meno che non a Zurigo? E’ normale che infermieri, personale domestico e tecnico, impiegati di commercio, manager, professionisti qualificati in ogni tipo di mestiere, professionisti qualificati tanto quanto nel resto del paese, con anni e anni di scuole professionali e universitarie alle spalle, anzi: con una lingua in più rispetto agli altri cantoni (visto che loro l’italiano non lo devono sapere), guadagnino molto meno che in ogni altro cantone? E’ normale che i nostri disoccupati qualificati fatichino a trovare lavoro perché vengono sostituiti da personale estero con meno pretese (o necessità) salariali? Certo che non è normale, e tutti gridiamo allo scandalo, ma il Ticino soffre più di ogni altro Cantone dell’afflusso incontrollato di lavoratori a basso costo dal di fuori. Ecco perché da noi si guadagna molto meno. Ma finché non prendiamo in mano la situazione non cambierà mai nulla. Il 27 settembre abbiamo l’opportunità di dare un segnale forte e votare SI all’iniziativa per la limitazione dell’immigrazione. Non si tratta di chiudere le frontiere come i contrari ci vogliono far credere, ma si tratta di creare un equilibrio tra le necessità del nostro mercato e la pressione dal di fuori. Dovremo votare SI per dare un futuro ai nostri giovani e ai nostri disoccupati.
Denny Bettelini
Giovani UDC Ticino
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Iniziativa per la limitazione: chi si batte per il clima dovrebbe votare SI
Chi si batte per il clima dovrebbe votare SI all’iniziativa per la limitazione. Sembra un paradosso, ma in realtà non è così: è una scelta molto logica e sensata.
Dall’introduzione della piena libertà di circolazione delle persone nel 2007, un numero netto di circa 75.000 persone è immigrato in Svizzera ogni anno, di cui 50.000 stranieri dell’UE. Ognuna di queste persone ha bisogno di un appartamento, un mezzo di trasporto, usa servizi statali e consuma acqua ed elettricità. Allo stesso tempo, la Svizzera dovrebbe ridurre le emissioni di CO2, smettere di costruire sui terreni coltivati e tenere sotto controllo i costi sanitari.
Per dare abitazione al circa 1 milione di immigrati abbiamo dovuto costruire nuove abitazioni su un’area grande come 57.000 campi da calcio. Si tratta di 407 milioni di metri quadrati di natura che sono stati ricoperti di cemento. Questo include circa 454.000 nuovi appartamenti.
Un milione di immigrati significa anche 543.000 auto in più e 789 autobus in più sulle strade e 9 miliardi di chilometri percorsi in più. Se la Svizzera dovesse raggiungere davvero entro il 2030 la popolazione di 10 milioni di abitanti, sarà necessario un ulteriore aumento della rete stradale, in quanto sempre più auto saranno in circolazione, emettendo anche ulteriore C02. L’ufficio federale dello sviluppo territoriale prevede infatti che il numero di automobili in circolazione nel 2040 aumenterà ancora del 26%.
L’immigrazione incontrollata ha conseguenze anche sul consumo di energia. Con la Strategia energetica 2050, la Svizzera ha deciso che entro la fine del 2035 il consumo di energia pro-capite deve diminuire del 43% rispetto al 2020. Ciò per compensare l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che devono essere chiuse per motivi politici. Tra l’anno di riferimento 2000 e il 2018, il consumo di energia pro-capite è diminuito del 18,8%, soprattutto a causa del progresso tecnico (motori a combustione efficienti, nuova tecnologia edilizia, lampade a LED, apparecchi a basso consumo, produzione interna di energia solare, ecc.) Nello stesso periodo, tuttavia, il consumo totale di energia in Svizzera è diminuito solo dell’1,9%. In altre parole, gli effetti di risparmio di ogni singolo svizzero sono quasi completamente assorbiti dalla crescita della popolazione a causa dell’immigrazione incontrollata
Secondo l’accordo sul clima di Parigi, la Svizzera dovrebbe ridurre le emissioni di C02 del 50% entro il 2030. Quando la Svizzera siglò il trattato, nel 1990, aveva però 6,5 milioni di abitanti. Con la libera circolazione delle persone, nel 2030 in Svizzera vivranno 10 milioni di persone, che consumano, si spostano e producono CO2. Anche supponendo un graduale rinuncio alle automobili e una netta riduzione di emissioni nel settore industriale, con una popolazione così grande sarà impossibile per una Svizzera con oltre 10 milioni di abitanti di raggiungere l’obbiettivo previsto dell’accordo di Parigi.
È pertanto necessario che la Svizzera torni a gestire in modo autonomo la propria immigrazione. Una Svizzera da 10 milioni di abitanti non è sostenibile né dal punto di vista economico ne dal punto di vista climatico.
Fonti:
https://www.admin.ch/gov/de/start/dokumentation/medienmitteilungen.msg-id-77940.html
Bundesamt für Raumentwicklung (2016): «Perspektiven des Schweizerischen Personen-und Güterverkehrs bis 2040. Synthesebericht», S. 32
BFE, Energiestrategie 2050, Monitoring-Bericht 2019, S.10
Diego Baratti
Presidente Giovani UDC Ticino
