Categoria: Opinione

  • Aiuti ai media? Una non soluzione

    Aiuti ai media? Una non soluzione

    Perché la Confederazione dovrebbe aumentare gli aiuti ai media, in particolare sovvenzionando attivamente la carta stampata? Argomentazione principe dei favorevoli al pacchetto di aiuti finanziari è la situazione economica negativa, ed in continuo peggioramento, del settore mediatico. Fatta la dovuta premessa che se il settore fosse effettivamente poco redditizio, come si dice, non esisterebbero gruppi mediatici che fanno utili (in alcuni casi in crescita), si impone una più ampia riflessione sul mondo dell’informazione.

    La realtà sotto gli occhi di tutti è che le modalità di informazione del cittadino sono in continua evoluzione. Partiti dalla carta stampata, si è passati a radio e televisione e negli ultimi anni si è manifestata con prepotenza l’ultima grande rivoluzione: l’internet con tutte le sue sfaccettature, social network in primis.

    In un mercato caratterizzato da queste rivoluzioni continue è fondamentale che i suoi attori (i media) si adeguino il più velocemente possibile per rimanere competitivi. Ecco quindi spiegata la scomparsa di giornali tradizionali cartacei e la forte propensione ad investimenti nel digitale. Un’interferenza dello Stato, attraverso aiuti economici, in questo processo di adeguamento naturale avrebbe purtroppo solo l’effetto di posticipare l’inevitabile. È triste doverlo riconoscere, ma, per fare un esempio concreto, se la tendenza generale delle persone è quella di informarsi sempre più quasi unicamente tramite internet, risulterà superfluo spendere soldi pubblici per cercare di conservare media cartacei sempre meno letti.

    In una fase transitoria come quella in cui ci troviamo, credo che la Confederazione dovrebbe piuttosto concentrarsi sul regolamentare la più recente evoluzione del mercato dei media, ovvero l’informazione digitale. Sì, perché questo settore presenta indiscutibilmente ancora grosse problematiche in relazione ai diritti di autore e alla ripartizione dei guadagni pubblicitari tra le varie parti coinvolte. Infatti oggi una grande parte dei contributi pubblicitari online finisce nelle tasche dei giganti del web, come i social network. Regolare queste ingiustizie aiuterebbe il settore a diventare più redditizio e quindi più attrattivo per nuovi interessati (e chissà che allora magari anche il giornale regionale non finirebbe per spostarsi su internet).

    Riassumendo, ritengo che il proposto versamento di aiuti pubblici al settore dell’informazione sia un’azione inutile per cercare di contrastare una tendenza purtroppo già avviata e destinata ad accelerare. Equivarrebbe ad uno sperpero di soldi dei contribuenti. Sarebbe per contro auspicabile che la Confederazione si adoperi maggiormente per regolare il nuovo mercato dell’informazione digitale, rendendolo più giusto e corretto nei confronti dei media che vi operano.

    Giorgio Cassina
    Consigliere Comunale UDC a Collina d’Oro

  • Rafforziamo la democrazia: NO alla legge sui media!

    Rafforziamo la democrazia: NO alla legge sui media!

    Quale è il ruolo dei media in una democrazia? Quello di garantire ai cittadini un’informazione di qualità, neutrale ed indipendente per permettere a tutti di esprimere al meglio il voto. Ma i media hanno anche un ruolo di controllo, verso le istituzioni, i politici e i funzionari. Infatti, grazie ai media spesso l’opinione pubblica viene a conoscenza di comportamento dello Stato o dei suoi rappresentanti poco legali o ingiusti, e grazie alla pressione che questi esercitano, la classe politica si mobilita per cambiare le cose.

    Ora, è risaputo che da qualche tempo i cosiddetti media classici sono un po’ in difficoltà, con una costante diminuzione dei lettori di giornali cartacei e di spettatori televisivi. Per questo, il Consiglio Federale e il Parlamento hanno pensato bene di regalare annualmente 178 milioni di franchi a questi gruppi mediatici, per garantire una informazione di qualità e salvaguardare in questo modo la pluralità dei media e la democrazia. Questo ragionamento lineare, però, fa acqua da tutte le parti: in primis, perché questi gruppi mediatici ottengono già annualmente utili milionari, che non hanno dunque bisogno di questo denaro. In secondo luogo, andrebbe minata l’indipendenza degli stessi media. Come potrebbe un giornalista scrivere un articolo critico nei confronti dello Stato, se questo minaccia come ritorsione di togliere milioni di sovvenzione al suo giornale? La funzione di controllo dei media nei confronti delle istituzioni sarebbe così minata dagli interessi di tipo finanziario. Infine, la legge andrà a vantaggio e rafforzerà solo i grandi monopoli già esistenti, non andando così a rafforzare la pluralità dei media, ma se caso ad indebolirla: infatti, i media online e gratuiti, nonché i piccoli editori rimarranno esclusi dal sostegno finanziario, e per i nuovi media innovativi sarà sempre più difficile entrare nel mercato controllato dai sempre più grandi e potenti gruppi mediatici. E sapete perché i giornali locali non riceveranno nulla dalla nuova legge? Beh, citando l’autorevole

    La legge sui media è una legge mal fatta, illiberale e che mina la nostra democrazia: la Svizzera ha bisogno di tanti, diversi media, con opinioni, sensibilità, criticità diverse tra loro, e indipendenti e senza nessun legame finanziario con lo Stato. I media devono riuscire a vendere il loro prodotto da soli, facendo capire alla popolazione quanto preziosa sia l’informazione, senza l’intervento dello Stato a cui potrebbe venire l’acquolina in bocca, arrivando magari in futuro a dettarene pure l’agenda giornalistica. Per citare l’NZZ: anche i soldi dello Stato hanno un prezzo.

    Il prossimo 13 febbraio, rafforziamo la democrazia Svizzera, e votiamo NO alla Legge sui Media.

    Diego Baratti
    Presidente Giovani UDC, Municipale di Ponte Capriasca

  • Iniziativa 99%: autogol?

    Iniziativa 99%: autogol?

    L’iniziativa popolare “Sgravare i salari, tassare equamente il capitale”, o più brevemente iniziativa 99%, nasce dall’idea della sinistra di provare a redistribuire la ricchezza in Svizzera. A parere degli iniziativisti infatti la ricchezza nel nostro Paese sarebbe attualmente distribuita in modo squilibrato e il vigente sistema fiscale favorirebbe maggiormente i più ricchi invece di aiutare i più poveri.

    L’economia svizzera dell’ultimo secolo si è contraddistinta a livello mondiale soprattutto per libertà economica (nell’ultimo decennio sempre nei primi 5 posti della classifica a livello globale) e competitività fiscale (imposte dirette ed indirette tra le più basse a livello mondiale).

    Queste peculiarità, unite ad altre innumerevoli, quali segnatamente la neutralità, la stabilità, la capacità di innovarsi mantenendosi sempre competitiva, oltre alla garanzia di offrire un’alta qualità di vita hanno permesso alla Svizzera di attirare molti facoltosi interessati dall’estero, ma hanno anche creato un territorio favorevole alla proliferazione di piccole e medie imprese locali.

    Un ipotetico inasprimento della tassazione come previsto dall’iniziativa 99% significherebbe cambiare radicalmente la direzione fino ad ora intrapresa, rischiando di mettere in pericolo il benessere economico fino ad ora raggiunto e andando ad intaccare quella stabilità da sempre caratteristica della Svizzera.

    Questo perché un aumento tanto consistente dell’imposizione fiscale porterebbe ad una verosimile riduzione della competitività economica del nostro paese, traducendosi in una possibile fuga di imprese, datori di lavoro, ma anche persone facoltose, verso altri paesi fiscalmente più vantaggiosi. Inoltre le piccole e medie imprese nostrane, che rappresentano il 99% del totale delle aziende svizzere, secondo uno studio tecnico indipendente si vedrebbero fortemente penalizzate a causa dell’eccessiva imposizione fiscale. Si parla di una possibile diminuzione dei ricavi compresa tra il 26% e il 58% (“Auswirkungen einer Kapitaleinkommensbesteuerung im Umfang von 150 Prozent auf mittelständische Unternehmen und besonders Familienunternehmen in der Schweiz”, Zurigo Agosto 2020 di Lic. iur. HSG Dieter Weber e Taxpartner) con una conseguente perdita di competitività, data dal necessario aumento dei prezzi di vendita, e un possibile rischio di perdita di posti di lavoro, segnatamente a causa di programmi di riduzione costi oppure di uno spostamento delle attività all’estero. Sarebbe inoltre prevista una diminuzione importante degli investimenti che andrebbe a penalizzare fortemente le cosiddette Startups.

    In una situazione globale di diffusa instabilità generale sarebbe irresponsabile andare ad intaccare quella stabilità che ci contraddistingue, rischiando addirittura di farsi un autogol, pericoloso e doloroso per tutti.

    Giorgio Cassina, consigliere comunale di Collina d’Oro

  • Vaga, ingiusta e dannosa

    Vaga, ingiusta e dannosa

    Il prossimo 26 settembre voteremo sull’iniziativa lanciata dalla Gioventù Socialista denominata “Sgravare i salari, tassare equamente il capitale”. L’iniziativa vuole tassare più fortemente l’1% della popolazione più benestante a favore del 99% restante, aumentando l’imposizione fiscale del reddito da capitale. L’iniziativa propone una cifra indicativa di partenza di 100’000 franchi, ma sarà il Parlamento svizzero a deciderla nel caso in cui essa venisse accettata. Nelle condizioni odierne ricevendo in eredità un capitale lordo di 200’000 franchi, la stessa sarebbe sottoposta ad imposizione fiscale con un rapporto di 1 a 1. L’iniziativa chiede però che solo i primi 100’000 franchi siano sottoposti all’imposizione fiscale attuale, mentre i restanti 100’000 siano tassati come se fossero 150’000: quindi con un rapporto di 1 a 1,5. Si intuisce che questa sovraimposizione fiscale è ingiusta perché tassa una persona per un capitale che in realtà non ha mai ricevuto (in questo caso per 250’000 franchi); inoltre l’iniziativa vuole tassare di più solo questa tipologia di reddito, creando così delle disparità di trattamento.

    Oltre all’iniquità di base dell’iniziativa, un altro grande fattore negativo di questo tema in votazione è l’ambiguità e la vaghezza di alcuni punti presenti nel testo: infatti la cifra di partenza da cui si inizierà ad imporre un rapporto di 1 a 1,5 non è ancoraben definita; anche la ridistribuzione del gettito supplementare ottenuto non è chiara e neppure che cosa effettivamente rientri nella nozione di reddito da capitale. Non si può votare su qualcosa di così nebuloso: men che meno accettare tale proposta.

    Non è da trascurare il fatto che se quest’iniziativa venisse accettata, buona parte dell’1% più abbiente dei contribuenti deciderà di spostare all’estero il proprio domicilio fiscale. Così facendo nelle casse dello Stato mancherebbero cospicue risorse finanziarie che i Cantoni ed i Comuni oggi incassano ed investono per territorio, sanità, istruzione e socialità. Ciò significa di fatto che la manutenzione di strade, servizi di pronto intervento, sicurezza dei cittadini, salario statale e tutto ciò che finanziato o sovvenzionato dallo Stato non sarà più garantito. Di conseguenza Comuni e Cantoni, per continuare ad offrire questi servizi, aumenteranno il moltiplicatore d’imposta. E tutti pagheranno di più, classe medio-bassa compresa.

    Venisse questa iniziativa accettata, si disincentiverebbero risparmio, acquisto d’immobili e voglia di fare impresa nelle PMI e nelle Start-Up.
    Per tutte le ragioni sopraelencate vi invitiamo il prossimo 26 settembre a respingere questa iniziativa ingiusta, iniqua, vaga e dannosa per tutti.

    Rocco Canevascini Vice-Presidente GUDC

  • Ma chi è l’1% secondo la Gioventù Socialista (GISO)?

    Ma chi è l’1% secondo la Gioventù Socialista (GISO)?

    L’iniziativa federale “Sgravare i salari, tassare equamente il capitale” anche chiamata “iniziativa 99%” si basa sul nobile ideale degli iniziativisi: prendere dai super-ricchi (l’1%) per dare ai poveri salariati (il 99%). Ma la Gioventù Socialista (GISO) come intende farlo? Semplicemente imponendo il reddito da capitale. Questo procedere però funziona solo se il capitale è talmente mal redistribuito da essere nelle mani appunto solo dell’1% della popolazione. Questo potrà essere stato il caso nella Russia zarista di inizio ‘900 basata ancora su un sistema prevalentemente feudale, ma non di certo per la Svizzera contemporanea. Tutti coloro che fanno parte di questo 99% ma che posseggono una casa o una proprietà, hanno investito in fondi ed azioni per cui percepiscono dei dividendi o hanno il sogno di aprire la propria azienda o lanciare una start-up sarebbero colpiti dalle nuove imposte sul reddito da capitale che l’iniziativa vuole introdurre. Toccato sarebbe quindi ben più del 99% e, forse non nell’immediato, ma anche tutti i lettori di questa lettera lo potrebbero essere in futuro. Lo slogan “Noi siamo il 99%” è quindi fuorviante a facinoroso. Si basa su assunti di lotta tra classi superati se non altro dal collasso dell’USSR e che si rifà a degli ideali marxisti che non sono stati ideati per l’era e la società in cui viviamo. Non creiamo divisioni e fossati sociali tra ricchi e poveri, proprietari e salariati, cattivi e buoni ma lavoriamo invece ad una società più collaborativa, inclusiva ed egualitaria. Questa iniziativa è un vero colpo a tradimento. Invito quindi tutti il 26 settembre a votare NO all’iniziativa 99%.

    Felipe Aragona Schmid

  • Tassare maggiormente i ricchi per il benessere sociale?

    Tassare maggiormente i ricchi per il benessere sociale?

    Un titolo che fa appetito solo a leggerlo.

    Chi sarebbe contro? Nessuno, se fosse davvero così…

    La differenza tra i ricchi e la classe medio-bassa esiste da sempre ed il sistema fiscale attuale già permette un’equa distribuzione delle risorse finanziarie.

    L’iniziativa proposta dalla Gioventù $ocialista è ingiusta e per nulla sociale.
    Chi detiene un capitale elevato verrebbe tassato al 150%… qualcuno mi spieghi la correttezza di tale iniziativa!

    In caso di approvazione dell’iniziativa la prima conseguenza potrebbe essere la partenza all’estero di contribuenti benestanti verso piazze finanziarie più favorevoli a livello fiscale.
    Per le città svizzere maggiormente popolate perdere un ottimo contribuente non sarà così grave ma se pensiamo ai piccoli comuni e paesi limitrofi non aggregati ciò significherebbe un aumento considerevole del moltiplicatore per colmare la forte diminuzione del gettito fiscale.

    Per cui la classe medio-bassa, in particolare i giovani (il nostro futuro) si vedrebbe tassata maggiormente e NON agevolata fiscalmente (!!!) come ritenuto dai promotori dell’iniziativa.

    Non da ultimo meno risorse finanziarie a disposizione degli imprenditori potrebbero frenare in modo considerevole la creazione di nuovi posti di lavoro per cui nuovamente le persone con un salario medio oppure i giovani, che hanno appena terminato la formazione, sarebbero penalizzati.

    In conclusione, quale giovane contribuente, invito tutti voi a riflettere seriamente sul nostro futuro, bocciando questa inutile ed ingiusta iniziativa.

    Luca Vögeli Municipale a Ronco s/Ascona Vice-presidente Giovani UDC

  • Robin Hood e l’iniziativa 99%

    Robin Hood e l’iniziativa 99%

    Tassiamo i ricchi per redistribuire ai poveri. Così potrebbe essere banalmente riassunta l’iniziativa 99% lanciata dai giovani socialisti che andremo a votare il prossimo 26 settembre. Un’idea che ricorda molto il principio “rubare ai ricchi per dare ai poveri” dell’eroe popolare britannico del 13° secolo Robin Hood. Ma se Robin Hood fosse oggi tra noi, sosterrebbe davvero questa iniziativa?

    Analizziamo nel dettaglio gli effetti diretti ed indiretti che questa modifica della costituzione potrebbe avere sui poveri, sulla gente del popolo che stava tanto a cuore a Robin Hood: la prima conseguenza diretta sarebbe appunto il tanto auspicato aumento delle tasse sui redditi da capitale dell’1% più ricco. E qui arriva la prima incongruenza: se si utilizzasse davvero la cifra minima di 100’000 CHF consigliata dagli iniziativisi, si andrebbe a colpire ben più che l’1% più ricco, ma pure tantissime aziende famigliari. Ma non finisce qui: anche chiunque abbia investito del denaro, possieda un appartamento o una casa, un’azienda agricola, gestisca un’impresa o crei innovazione e posti di lavoro con una start-up, finirebbe nel vortice fiscale dell’iniziativa ingannevole. Moltissime persone, non miliardarie, ma appartenenti al ceto medio, dovrebbero quindi far fronte a maggiori e considerevoli oneri aggiuntivi. Questi soldi che andrebbero alle casse dello stato non verrebbero quindi più investiti dalle aziende per l’innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro, e potrebbero a lungo termine mettere pure in dubbio la sopravvivenza di molte piccole aziende. Di conseguenza, anche l’imprenditorialità potrebbe venire compromessa, mettendo fine al panorama svizzero delle startups e indebolendo la Svizzera sul piano dell’innovazione.

    Inoltre, i veri ricchi, quelli che hanno davvero tanti soldi, non aspetterebbero un minuto per cambiare paese e andare in uno fiscalmente più attrattivo. D’altronde, avendo i mezzi finanziari, possono permetterselo (al contrario del piccolo imprenditore di famiglia). Questo porterebbe dunque ad una considerevole diminuzione delle entrate dello stato, che si vedrebbe così privato di altre tasse ed imposte. E cosa farà lo stato a questo punto per colmare questa diminuzione del gettito? O riduce i servizi, o aumenta le imposte. Ma se i veri ricchi se ne sono andati, a chi si aumentano le imposte? Ovviamente sempre al ceto medio e basso, che verrebbe dunque doppiamente colpito: da una parte più tasse, dall’altra meno posti di lavoro.

    Bisogna infine ricordare, che secondo il mito, Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma lo faceva perché lo stato (nella figura del tiranno re Giovanni Senzaterra) tassava in modo eccessivo e ingiusto la popolazione. Appare dunque ovvio, che un Robin Hood moderno dei giorni nostri non avrebbe mai e poi mai sostenuto una tale iniziativa, dal momento che va a colpire in modo negativo quasi e solo unicamente le persone che lui voleva aiutare, senza nessuna vera ridistribuzione della ricchezza.

    Diego Baratti
    Presidente Giovani UDC, Municipale di Ponte Capriasca

  • INIZIATIVA POCO UTILE AL 99%

    INIZIATIVA POCO UTILE AL 99%

    Questa iniziativa proposta dalla sinistra più radicale prevede un’imposta maggiore per chi ha redditi o capitali molto elevati, siccome sempre secondo la sinistra la redistribuzione non è equa. Tanto per cominciare a questo gruppo bisognerebbe ricordare la Costituzione, guardando bene all’interno di questo piccolo libro, che andrebbe letto, si scoprirebbe che nell’articolo 127 paragrafo 2, si cita il principio dell’imposizione fiscalesecondo la capacità economica. Solamente con questa frase si va a smontare tutto il giocattolo di questa iniziativa. Ma se non bastasse, guardando l’articolo 128, sempre nella Costituzione federale, si noterebbe che la Confederazione può riscuotere un’imposta diretta con un’aliquota massima dell’11,5%. Bisogna capire che un’aliquota modula già la riscossione in base al reddito. Ma andiamo avanti, se si ha la voglia di leggere un altro libro, più precisamente quello della Legge Tributaria (640.100), nell’articolo 76 si trova l’aliquota sull’utile delle società che è pari al 9%, quindi più si guadagna più sarà grande il 9% d’imposta che l’azienda dovrà pagare, è pura matematica, quindi significa che più utile faccio e più imposta pagherò, di conseguenza l’iniziativa 99% non ha assolutamente senso, soprattutto a livello economico.

    Ma per fare un altro esempio sempre nella Legge Tributaria, l’articolo 87 mostra che l’imposta sul capitale di un’azienda è pari all’1,5 per mille, anche qui significa che più capitale ho nell’azienda e più alta sarà l’imposta da pagare, ovvero più ci si impegna a far fruttare un’azienda più questa contribuirà alle entrare dello Stato a differenza di chi approfitta solo degli aiuti sociali senza mai mettersi in gioco e contribuire per lo Stato. Bisogna assolutamente capire che se dovesse passare l’iniziativa, una parte rilevante dei ricavi derivanti dalla vendita di un’impresa finirebbe in imposte, aumentando così per il ceto medio il costo dei prodotti o dei servizi, questa è economia di base.

    Inoltre la Svizzera gode del domicilio o della dimora fiscale di diversi milionari e questo è un vantaggio per il 99% del ceto medio in quanto dovranno pagare meno di tasse per il gettito fiscale ideale dello Stato, in quanto buona parte viene coperto dai “ricchi”. Anche i giovani UDC si schierano quindi contro questa iniziativa con un NO categorico. Se la Svizzera vuole poter contare su aziende familiari produttive, startup attrattive e innovative anche in futuro, l’iniziativa 99% deve essere respinta nel modo più assoluto. I giovani UDC quindi chiedono al popolo svizzero di votare NO per poter tenere il nostro paese tra i migliori al mondo visto che comunque gode di una grande efficienza a livello imprenditoriale.

    Kevin Pagnoncini

  • Ma voi avete capito cosa vuole l’iniziativa 99%?

    Ma voi avete capito cosa vuole l’iniziativa 99%?

    È dovere e diritto di ogni cittadina e di ogni cittadino potersi informare a dovere prima di compilare la scheda di votazione. Mi ci sono dedicata coscienziosamente anche io, con esito alquanto sconcertante per quanto riguarda l’Iniziativa «Sgravare i salari, tassare equamente il capitale» (l’iniziativa 99%, per intenderci) della Gioventù Socialista (GISO). Ma voi, avete capito cosa vogliono? Per conto mio non sono venuta a capo di cosa si intenda con i cosiddetti “redditi da capitale”. È compreso anche l’utile che percepirei al momento della vendita della mia casa? E la fantomatica imposizione al 150% viene introdotta a partire da quale soglia? Si parla sempre di CHF 100’000 ma nel testo dell’iniziativa non è scritto da nessuna parte. Ma poi, vi sembra normale che se dovessi guadagnare CHF 100 dovrei pagare le imposte come se fossero CHF 150?!?! Robe dell’altro mondo! Inoltre, parlano tanto di redistribuire i soldi al 99% di cui faccio parte anche io, almeno penso, ma come esattamente non sta scritto. Si parla tanto di finanziare il benessere sociale in Svizzera ma esso non viene definito da nessuna parte. Prima di dare in mano i soldi a qualcuno, vorrei sapere come intende spenderli. Con tutta la fiducia che io possa avere nei confronti del Parlamento e del Consiglio federale, approvando questa iniziativa mi sembra di dargli carta bianca. Inoltre, leggendo il testo dell’iniziativa mi sembra sempre più di far parte, inconsapevolmente, del fantomatico 1% a cui la GISO da tanto addosso, malgrado di rendite milionarie io non ne veda nemmeno l’ombra. Ma come si fa a proporre un’iniziativa del genere? Cara GISO non siamo pecore. Quando votiamo non ci basiamo su slogan ben concepiti – questo devo riconoscerlo – ma sul testo dell’iniziativa che, in questo caso, mi porta a votare sicuramente NO.

    Marta Cantinotti

  • Troppe incertezze

    Troppe incertezze

    Perché votare NO all’iniziativa 99%?
    I giovani socialisti chiedono di aumentare la tassazione sui redditi da capitale, ossia vogliono che il reddito da capitale creato da interessi, dividendi o redditi da locazione sia maggiormente tassato rispetto al reddito da lavoro.
    A mio avviso il momento attuale non è ideale per introdurre un tale cambiamento, infatti la situazione generata dal Covid ha causato diversi licenziamenti ed ha influito negativamente pure sull’economia che si ritrova infiacchita.
    Questa iniziativa danneggerebbe l’economia, indebolirebbe la piazza finanziaria Svizzera e gli stimoli al risparmio. Accettando questa proposta si rischierebbe di dare agli imprenditori meno proventi per creare nuovi posti di lavoro o per sostenere l’innovazione. Un altro argomento negativo è quello del rischio di innescare la fuga delle persone facoltose e delle imprese che sposterebbero il loro domicilio trasferendosi all’estero onde evitare tale tassa. Questo causerebbe effetti negativi sui posti di lavoro, sul benessere economico della Svizzera e sul ceto medio infierendo sui cittadini meno abbienti danneggiandoli.
    L’iniziativa crea ingiustizia in quanto chiede una tassa più alta per il reddito da capitale che per quello da lavoro, di conseguenza potrebbe andare a toccare molte più persone di quelle inizialmente mirate dai promotori.
    Oltre a ciò non sono ancora chiare le conseguenze di questa iniziativa, non si sa ancora a partire da quale importo verrà richiesta questa tassa, cosa viene inteso con il termine reddito da capitale e come verrà impiegato il gettito supplementare così ottenuto.
    Troppe incertezze e punti oscuri per meritare un appoggio!!

    Sara Guggenheim