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  • NO alla 13a AVS statalista!

    Molti elettori borghesi, me compreso, non sopportano lo sperpero del nostro denaro da parte della Confederazione. “Se Cassis dà 6 miliardi di CHF all’Ucraina, allora ci sono soldi anche per noi svizzeri”, si legge nei commenti sui blog online. Questo pensiero ha per molti trasformato il voto del 3 marzo 2024 in un voto di protesta.
    Non illudiamoci: I 5 miliardi di franchi in più all’anno di costi che la 13a AVS causerebbe, verranno finanziati interamente attraverso l’aumento dell’IVA, dei contributi salariali e la creazione di nuove tasse. Chi vive in Svizzera e, soprattutto, chi lavora ancora, sarà chiamato a pagare la fattura. In questo modo si trasferisce il denaro dai giovani e dalle loro famiglie, che ne hanno veramente bisogno, all’apparato statale, che dovrebbe ridistribuirlo agli anziani. Gli anziani, che riceveranno parte del gettito fiscale aggiuntivo, finiranno per restituire allo Stato buona parte di quanto otterranno, dovendo pagare un’imposta sul reddito più alta a causa della progressione fiscale. Di conseguenza, i politici e i funzionari pubblici avranno a disposizione più denaro di quanto ne hanno oggi. Di certo, non dando a loro ancora più soldi, che poi butteranno dalla finestra con la coscienza ancora più pulita, si possono infastidire.
    Tanto più l’AVS è parte integrante dello Stato, e più persone ricevono in qualche modo benefici da questo Stato, più diventiamo tutti dipendenti da esso. Ciò è in definitiva il palese obiettivo della sinistra che non si occupa principalmente di politica sociale, ma di statalismo. Più lo Stato e con esso i politici di sinistra controllano la nostra vita, meglio è secondo loro! Quindi chi dice sì alla 13a AVS perché la vede come un atto di protesta contro l’élite politica, in realtà le fa un favore.
    Chiunque voglia protestare contro la nostra élite politica che di fatto getta i nostri soldi dalle finestre del Palazzo federale, è invitato a non affidarle ancora più soldi e quindi di votare NO all’iniziativa per la 13a AVS.

    Nicolò Ghielmini

  • 13a AVS: non facciamoci ingannare da promesse che non possono essere mantenute!

    Nelle fasi concitate di una campagna, spesso si cercano slogan, immagini o testimonianze che facciano presa sulla popolazione, prendendola magari sul fronte emozionale o personale. Nel caso della campagna per l’introduzione della 13a AVS, i volti immagine della campagna sono gli anziani. Rappresentati come la fascia debole della popolazione, che fatica ad arrivare a fine mese e messa in ginocchio dall’aumento del carovita, i nostri pensionati ci vengono presentati come bisognosi di questa soluzione.


    Intendiamoci: quello della povertà tra gli anziani è un fenomeno che esiste e che non possiamo ignorare. Ma che le persone anziane siano automaticamente povere è pura retorica.
    Oggi l’età avanzata rappresenta – sempre con le dovute eccezioni – raramente un rischio di povertà. In base a un sondaggio effettuato dalla Confederazione, il 56% dei pensionati si dichiara «molto soddisfatto» della propria situazione finanziaria. In termini di paragone, solo il 35% delle persone attive ha dato questa risposta. Sempre su incarico della Confederazione, l’Università di Ginevra ha analizzato i dati fiscali di undici cantoni, riscontrando un benessere maggiore tra i pensionati rispetto alla generazione più giovane. Da notare: la maggior parte dei pensionati non è costretta ad erodere il proprio capitale durante il pensionamento; al contrario, i risparmi continuano ad aumentare. Inoltre, i pensionati possiedono molto più spesso un immobile rispetto alla generazione più giovane che, addirittura, rischia di non poter mai diventare proprietario nel corso della sua vita.


    I promotori dell’iniziativa vogliono farci credere che questa soluzione non costerà niente. La realtà è ben diversa. Dati alla mano, i costi annui ammonteranno inizialmente a oltre 4 miliardi dal 2026 (domani) e saliranno a 5.3 miliardi in futuro. Se ipotizziamo una media di spesa di 5 miliardi all’anno su 20 anni, parliamo di una spesa accumulata di ben 100 miliardi. A questo importo occorre aggiungere almeno altrettanto per coprire il deficit di ripartizione miliardario dell’AVS previsto già dal 2030 (dopodomani) – indipendentemente da questa iniziativa. E chi pagherà tutto questo? La generazione più giovane, ovvero la generazione che già oggi ha un tasso di povertà maggiore rispetto a quella più anziana.
    Occorre inoltre considerare che attualmente circa la metà dei beneficiari dell’AVS riceve la rendita massima. Secondo l’iniziativa queste persone riceverebbero annualmente una rendita in più di CHF 2’450 franchi. Le persone con una rendita minima invece, che ne avrebbero maggiormente bisogno, riceverebbero una rendita in più di soli 1’225 franchi. Questo sistema ad annaffiatoio non va a sostenere chi ne ha effettivamente bisogno, ma agisce in maniera cieca, ingiusta e poco lungimirante.
    Questa non è socialità, ma una proposta irresponsabile. Ecco perché ci opponiamo il 3 marzo con convinzione all’iniziativa per l’introduzione di una 13a AVS.


    Votate al più presto NO all’iniziativa!

  • La 13esima AVS

    L’iniziativa popolare «Vivere meglio la pensione», nota anche come Iniziativa per una tredicesima mensilità AVS, prevede l’introduzione di un tredicesimo pagamento annuo aggiuntivo per gli assicurati. Questa iniziativa vuole infatti fornire un beneficio supplementare ai beneficiari dell’AVS, specialmente per coloro che si trovano in una situazione finanziaria difficile. Rendendo possibile un aumento massimo di 2’450 franchi per le persone sole, e un aumento massimo di 3’675 franchi per le coppie.
    A prima vista questa iniziativa potrebbe apparire molto allettante, ma come è ben noto a volte le apparenze possono essere ingannevoli: perciò bisogna condurre una attenta valutazione di tutte le sfaccettature per poter trarre delle conclusioni accurate.
    Purtroppo, al giorno d’oggi il sistema dell’AVS si trova in una situazione finanziaria meno stabile rispetto al passato, infatti momentaneamente i finanziamenti sono garantiti solamente fino al 2030. Questa instabilità è dovuta principalmente dal fatto che la generazione dei “baby boomer” sta raggiungendo l’età pensionabile. Fatto che di conseguenza comporta ad un decremento della percentuale dei contribuenti al sistema previdenziale.
    In quanto l’adozione di una riforma come quella della tredicesima AVS genererebbe costi miliardari aggiuntivi, è molto chiaro che l’introduzione di un tredicesimo pagamento aggraverebbe ulteriormente la situazione del nostro sistema previdenziale, il quale nel prossimo futuro è già a rischio di rimanere “al verde”.
    Il Consiglio federale ed il Parlamento raccomandano infatti di respingere l’iniziativa, per il semplice motivo che finanziariamente non sarebbe sostenibile. L’iniziativa vuole ridistribuire del denaro che non è disponibile, e tutto ciò andrebbe soprattutto a spese della giovane generazione.
    Purtroppo, si tratta quindi di una iniziativa che porterebbe l’AVS alla rovina. Pertanto, l’iniziativa andrebbe respinta e sarebbe invece prioritario elaborare una nuova riforma per stabilizzare l’AVS e garantire le rendite nel futuro.
    Anastassiya Fellmann

  • Nessuna tredicesima AVS sulle spalle dei giovani!

    Da oramai due decenni l’AVS è regolarmente al centro della discussione politica nel nostro paese. Non è
    infatti un segreto che il nostro sistema pensionistico sta raggiungendo il limite, e che necessita nuove
    riforme per continuare ad essere sostenibile nel medio e lungo termine. L’iniziativa per una 13a rendita AVS
    però non è tra queste. L’iniziativa è abbastanza semplice, e propone un aumento dell’8,3% delle rendite AVS
    per tutti i pensionati. Ma non è tutto oro quel che luccica: seppur il titolo potrebbe fare sembrare
    l’iniziativa il minimo e dignitoso per tutte quelle persone che hanno lavorato un’intera vita, l’accettazione
    comporterebbe costi aggiuntivi per lo stato di 4,2 miliardi di franchi già nel 2026 e una montagna di debiti
    per un totale di 115 miliardi di franchi entro il 2050.
    Gli iniziativisi dell’Unione Sindacale Svizzera però, come sempre, non danno indicazioni su come finanziare
    questa spesa ultramiliardaria, che forse a primo acchito può sembrare attrattiva per il proprio portafoglio.
    Non danno indicazioni, perché sanno che se dovessero dire la verità, questa iniziativa non vedrebbe mai la
    luce. E quale è questa verità che i sindacati vogliono nasconderci? Che a pagare saremo tutti noi, i
    contribuenti, ed in particolare le giovani generazioni e le famiglie. Infatti, bisogna sfatare il mito che “Tanto
    lo stato mette i soldi” in quanto questi miliardi per finanziare la 13esima AVS lo stato da una qualche parte
    li deve andare a prenderli, e lo può fare solamente prendendoli dalle tasche dei cittadini, aumentando le
    aliquote IVA o le deduzioni salariali, facendo aumentare i prezzi di beni e servizi.
    Ma il costo più alto che rischierebbe di dover pagare la nostra generazione è quello di vedere sparire
    completamente l’AVS, e no, non è una affermazione priva di fondamento! Infatti, il numero di pensionati
    sta crescendo rapidamente e l’implementazione di una 13a rendita AVS peggiorerebbe ulteriormente la già
    critica situazione finanziaria dell’AVS, con pesanti conseguenze per le generazioni più giovani.
    Concludendo, i sindacati chiedono una 13a rendita AVS, ma i costi associati sarebbero enormi, interamente
    sulle spalle delle future generazioni. I giovani in età lavorativa saranno presto costretti a saldare un debito
    mastodontico, anche senza l’ampliamento delle pensioni richiesto. Di fronte allo sviluppo demografico, la
    stabilizzazione dell’AVS deve diventare una priorità assoluta per garantire prestazioni anche alle generazioni
    future, con riforme lungimiranti e dinamiche, e non con sloga sensazionalistici di sinistra, a cui rispondo
    con: nessuna tredicesima AVS sulle spalle dei giovani!

    Diego Baratti
    Presidente Giovani UDC

  • L’Iniziativa per la 13esima AVS: Un Rischio Finanziario da NON SOTTOVALUTARE

    Il 3 marzo 2024, siamo chiamati a votare sull’iniziativa per una 13esima mensilità AVS. Questa proposta mira ad aumentare la rendita annuale AVS, passando da dodici a tredici versamenti. Per le persone sole, l’aumento massimo sarebbe di 2’450 franchi, portando la rendita annua a 31’850 franchi. Per le coppie, l’aumento massimo sarebbe di 3’675 franchi, per un totale di 47’775 franchi.
    Ci sono diverse ragioni per cui questa iniziativa va respinta:
    Finanziamento: L’iniziativa non fornisce un piano su come finanziare l’aumento della rendita AVS. Questo lascia aperte molte domande sulla sostenibilità finanziaria della proposta.
    Costi: Secondo le stime, l’introduzione della 13esima AVS comporterebbe un aumento dei costi annui di 4.1 miliardi di franchi, di cui 800 milioni sarebbero a carico della Confederazione.
    Spese supplementari: Cinque anni dopo l’introduzione della 13esima AVS, le spese supplementari ammonterebbero annualmente a oltre 5 miliardi di franchi.
    Disavanzo: Dopo il 2030, si prevede un disavanzo di un miliardo di franchi all’anno, anche senza l’introduzione della 13esima AVS. Questo suggerisce che l’AVS potrebbe già essere sotto pressione finanziaria nell’immediato futuro.
    Conseguenze: Per far fronte al problema, si dovrebbero aumentare le entrate attraverso le imposte, contributi salariali o tagliare le prestazioni. Queste opzioni avrebbero conseguenze negative per i contribuenti e gravare ulteriormente sulle famiglie.
    In conclusione, l’iniziativa per una 13esima mensilità AVS presenta troppi rischi finanziari per essere sostenibile a lungo termine. La mancanza di un piano finanziario, l’aumento dei costi e le previsioni di disavanzo sollevano dubbi sulla fattibilità di questa proposta. Considerando l’importanza dell’AVS nel sistema previdenziale svizzero, respingere l’iniziativa è la scelta più sensata per garantire la stabilità e la sostenibilità dell’AVS nel lungo periodo e per le generazioni future.

    Gabriele Peverelli

  • NO alla 13esima rendita AVS sulle spalle dei giovani!

    In una conferenza stampa tenutasi oggi, Giovani Liberali Radicali, Giovani del Centro, Giovani UDC e i Giovani Verdi Liberali hanno spiegato perché occorre votare no all’iniziativa per una tredicesima pensione AVS. L’iniziativa è costosa, non sostenibile e non equa nei confronti delle generazioni; sono invece necessarie soluzioni mirate per migliorare le pensioni dove necessario.

    In occasione della conferenza stampa tenutasi oggi a Berna, una ampia alleanza dei partiti giovanili di PLR, UDC, Centro e Verdi Liberali si è espressa a favore di un “no” all’iniziativa per una tredicesima pensione AVS a spese dei giovani. L’iniziativa è costosa, non mirata e non equa nei confronti delle generazioni. I costi di implementazione associati ammontano a diversi miliardi all’anno, che la popolazione attiva e i consumatori dovrebbero pagare attraverso l’aumento dei contributi salariali e dell’IVA. La situazione finanziaria dell’AVS, già molto tesa, si aggraverebbe ulteriormente. “L’evoluzione demografica sta mettendo a dura prova l’AVS. Il finanziamento dell’AVS è già in grave pericolo. L’iniziativa per una tredicesima pensione AVS agisce come benzina sul fuoco”, afferma Matthias Müller, presidente dei Giovani Liberali Radicali Svizzera.

    L’iniziativa favorisce anche i pensionati finanziariamente più agiati: coloro che già oggi percepiscono una pensione elevata, in futuro riceveranno un supplemento maggiore. I principali beneficiari sarebbero quindi coloro che non dipendono dal denaro aggiuntivo. “Non può essere questo l’obiettivo! È ingiusto, socialmente inaccettabile e semplicemente non è una politica equa dal punto di vista intergenerazionale. Perché le giovani famiglie dovrebbero finanziare la tredicesima AVS di un milionario? Non abbiamo bisogno di denaro aggiuntivo dell’AVS da distribuire secondo il principio dell’annaffiatoio. Investiamo piuttosto il denaro dove è veramente necessario e assicuriamo che ci siano fondi sufficienti per i pensionati del futuro”, sottolinea Marc Rüdisüli, presidente dei Giovani del Centro Svizzera.

    L’Alleanza dei giovani partiti mette in guardia dagli enormi costi che l’iniziativa comporterebbe. Diego Baratti, presidente dei Giovani UDC Ticino, spiega: “Tutti noi, i contribuenti, e soprattutto le giovani generazioni e le famiglie, saremo chiamati alla cassa. Ma il costo più alto che la nostra generazione rischia di pagare è la scomparsa totale dell’AVS. La stabilizzazione dell’AVS deve essere una priorità assoluta per garantire i benefici alle generazioni future”.

    Jeremy Borel, vicepresidente dei Giovani Verdi Liberali Svizzera, ha concluso parlando di possibili soluzioni più ragionevoli. “Alcuni pensionati dovrebbero effettivamente ricevere più soldi, ma non tutti. Una tredicesima AVS per i pensionati che non ne hanno bisogno non è giustificata. Esistono alternative più efficaci dal punto di vista dei costi, con misure di miglioramento mirate. Ad esempio, di recente è stata approvata una mozione in Consiglio nazionale che chiede al Consiglio federale di migliorare la formula della pensione AVS in modo che i pensionati bisognosi ricevano un aumento della pensione”.

    L’Alleanza dei giovani partiti è a favore di soluzioni mirate e respinge chiaramente l’iniziativa costosa e non equa di una tredicesima pensione AVS a spese dei giovani!

  • I GUDC candidano Diego Baratti alla vicepresidenza

    La direttiva dei Giovani UDC Ticino comunica che ha deciso proporre all’unanimità l’attuale presidente cantonale Diego Baratti, classe 1997, come vicepresidente dei Giovani UDC Svizzera in vista delle elezioni per il rinnovo generale della direttiva nazionale che si terrà a Thun il prossimo 9 marzo.

    Con sette anni di servizio nella direttiva nazionale in qualità di responsabile campagne e comunicazione e un profondo impegno nel partito, Baratti emerge come il candidato ideale per guidare i Giovani UDC verso nuovi traguardi e verso le nuove sfide del sempre più complesso e contorto panorama politico del nostro paese. Il suo mandato come Presidente dei Giovani UDC Ticino è stato caratterizzato da un instancabile lavoro per promuovere i valori fondamentali del partito e coinvolgere attivamente i giovani nel processo decisionale. Diego Baratti vanta anche una significativa esperienza a livello locale come Municipale di Ponte Capriasca. Questa esperienza ha contribuito a formare la sua visione di una governance efficace e di una stretta collaborazione con la comunità per ottenere risultati tangibili.

    Un aspetto chiave della candidatura di Baratti è il suo network consolidato, risultato di anni di impegno nel campo politico e della sua dedizione a costruire collaborazioni solide. Questo network rappresenta un valore aggiunto per la sua visione di unire i Giovani UDC e di rappresentare le varie realtà linguistiche del paese. Infatti, la candidatura di Baratti è stata salutata positivamente anche dalle sezioni cantonali in Romandia, e vanta ampio sostegno anche in Svizzera Tedesca.

    “Sono entusiasta di portare avanti questa missione con dedizione e impegno, contribuendo al successo e alla crescita del nostro partito.” Ha dichiarato Baratti a margine della riunione di direttiva “La mia motivazione principale è quella di guidare i Giovani UDC Svizzera verso una posizione di leadership come l’unico partito giovanile credibile in Svizzera. Sono determinato a lavorare instancabilmente per unire le varie regioni linguistiche e promuovere una visione comune che rispecchi le sfide e gli obiettivi di tutti i giovani svizzeri.”

  • Si sgombera sempre e subito!

    Care autorità, non abbiate paura di sgomberare sempre e subito! Gli oppressori sono loro!

    L’occupazione di edifici durante il periodo natalizio, tradizionalmente associato a momenti di auto-riflessione, è una pratica che ormai è diventata una tradizione di pochi maleducati. Ciò che questi pochi maleducati dovrebbero fare in questi giorni festivi è una profonda auto-riflessione. Invece di accusare il mondo intero di oppressione, dovrebbero chiedersi se non siano loro stessi a opprimere.

    L’autogestione che tanto decantano è intrinsecamente oppressiva. Difatti le rivendicate libertà degli uni si scontrano con quelle degli altri.

    La differenza tra il presunto autogoverno dei molinari e la forma di governo adottata liberamente dal resto della società sta nel fatto che quest’ultima è legittimata democraticamente, cioè è il risultato di compromessi fatti dalle maggioranze della nostra società, maturati non solo negli ultimi decenni, bensì negli ultimi secoli di storia.

    Invece, le richieste dei molinari ricordano la volontà dei dittatori; sono infatti richieste di pochi maleducati e il risultato della loro sola volontà egoistica.

    L’autorità pubblica è quindi chiamata a far rispettare la volontà della maggioranza silenziosa, che non significa altro che l’attuazione dell’ordine pubblico come prescritto dalle nostre leggi democraticamente legittimate.

    Si sgombera sempre e subito!

  • La cautela personale può pesare finanziariamente solo su taluni?

    La cautela personale può pesare finanziariamente solo su taluni?

    Il prossimo 28 novembre siamo chiamati alle urne per esprimerci su tre temi. Tra questi figura la cosidetta legge Covid-19. Lo scorso marzo il Consiglio Federale, oltre all’estensione degli aiuti finanziari e allo sviluppo del sistema di tracciamento, ha deciso di creare una base legale per il certificato COVID. Il CF aveva sostenuto i costi di vaccinazioni e tamponi. Questa misura l’ha però revocata ad inizio ottobre, stabilendo di continuare a sobbarcarsi i costi vaccinali ma non dei tamponi.
    Costi non indifferenti se pensiamo che solo nel Cantone Ticino il prezzo di un tampone varia dai 25 ai 47 franchi al pezzo. Si tratta quindi di una spesa media settimanale tra 75 e 141 franchi (tre tamponi) per ottenere il certificato COVID e poter perlomeno avere una discreta vita lavorativa e sociale al di fuori delle proprie mura domestiche.
    È importante capire che non tutti i non-immunizzati possono permettersi dei costi settimanali così elevati e quindi queste persone vengono spinte a vaccinarsi sebbene non lo vogliano: ciò rappresenta un inacettabile obbligo indiretto.
    D’altro canto il Consigliere Federale Berset sostiene che non sia “corretto” che la comunità si sobbarchi i costi dei tamponi di coloro che non vogliono vaccinarsi. Alla stessa stregua è lecito domandarsi se i costi delle vaccinazioni (ancora a carico della Confederazione) debbano essere pagati anche da coloro che non sono vaccinati: anche questa disparità di trattamento nei confronti del 33,8% degli Svizzeri (dato del 04.11.2021) è scorretto.
    In ultima analisi, uno studio svolto dalla Statens Serum Institut mostra “un aumento del rischio di effetti collaterali come l’infiammazione postvaccinale del muscolo cardiaco o del pericardio” (miocardite e pericardite). Svezia e Finlandia hanno pertanto sospeso la somministrazione del vaccino Moderna agli uomini sotto i 30 anni, la Danimarca sotto i 18, mentre la Norvegia l’ha vivamente sconsigliato per la stessa fascia d’età (<30). È una sospensione indirizzata a salvaguardia del nostro futuro, per intenderci.
    Alla luce di questo studio è legittimo pensare che l’opzione vaccinale sia più incerta e non così immediata e istintiva come lo è stata ad inizio pandemia. La scelta che un giovane non vaccinato deve compiere è la seguente: correre il rischio di un eventuale decorso della malattia più lungo (“Long-Covid”) o esposrsi all’eventualità di miocardite/pericardite? È importante sottolineare che in entrambi i casi il rischio è basso, ma è pur sempre un rischio con cui il 33,8% degli Svizzeri deve ora confrontarsi. Credo fermamente che ognuno di noi debba poter decidere dei propri rischi: senza obblighi indiretti, disparità di trattamento o “spinte” di qualsiasi genere.
    Per queste ragioni vi invito a votare NO all’inasprimento della legge Covid-19.
    Rocco Canevascini, Vice-Presidente GUDC

  • No alla legge covid e alla discriminazione

    No alla legge covid e alla discriminazione

    La legge covid che ci aspetta dal 28 novembre nel caso dovesse passare dalla votazione federale, sarebbe un chiaro inasprimento della libertà rischiando di ricordare anni orsono dove tutto partì in un modo simile e ci ricordiamo tutti come finì. In questi anni si è parlato parecchio di discriminazione di razza di sesso e altri problemi che in Europa in realtà non esistono, mentre per quanto riguarda il vaccino si sta creando due società diverse, discriminando chi non vuole farsi il vaccino. Ma andiamo nello specifico, cosa voteremo il 28 novembre? Nel caso si votasse sì significherebbe che: si introdurrebbe il pass covid statale, un controllo elettronico di massa della popolazione, si introdurrebbero quarantene solo per persone non vaccinate e inoltre il Consiglio federale riceverà ancora più potere per inasprire altre misure legate al covid. Con questa votazione si avrà il rischio di avere un obbligo indiretto di vaccinarsi e questo comporta discriminazione sia privata sia professionale per chi non può e chi non vuole vaccinarsi. Inoltre, ricordiamo che effettivamente il fatto di chiedere se uno è vaccinato o meno sarebbe una violazione della privacy in quanto sono dati personali sensibili. Ma oltre allo stadio professionale anche i rapporti più confidenziali come l’amicizia rischiano di essere compromessi tra chi si sente protetto al 100% con un vaccino che non ha ancora dimostrato grande efficacia e chi non vuole inocularsi questo siero. Ma la cosa più brutta è il fatto che anche i bambini nelle loro rispettive scuole vengono messi sotto pressione per farsi il vaccino. Si, avete letto bene “i bambini” questo è molto grave, sempre più ci avviciniamo a un comportamento di 80 anni fa che abbiamo studiato a scuola, bisogna essere molto cauti perché se ci si prende la mano a togliere parte della libertà e dei diritti, si va in una direzione poco raccomandabile.
    Parlando invece del lavoro e dell’occupazione, con questo inasprimento si rischia di mettere in crisi altre aziende e di creare più disoccupazione e ovviamente i giovani e chi è vicino alla pensione saranno i più penalizzati e soprattutto in Ticino non dovremmo inasprire la piaga del lavoro che è già dilagante senza la pandemia. In questo caso la discriminazione sarà ancora più eclatante in quanto chi non vorrà vaccinarsi perderà il posto di lavoro al 90%, questo è un altro diritto che si vuole togliere alla popolazione dopo tutti quelli tolti per i vari lockdown (alcuni utili altri futili). Per concludere ricordiamo alla popolazione svizzera di votare un NO categorico a questa nefandezza insensata e andiamo avanti risolvendo altri tipi di problemi molto più importanti al giorno d’oggi come la disoccupazione giovanile e i salari.
    Kevin Pagnoncini