Categoria: Articoli

  • NO all’Islam come religione di Stato

    NO all’Islam come religione di Stato

    Con la frase “L’islam diventi religione ufficiale” l’argoviese Irène Kälin inaugura così il suo ingresso sotto la cupola di Palazzo Federale. Durante la prossima sessione delle Camere federali subentrerà a Jonas Fricker dei Verdi, ritiratosi dal Parlamento in seguito alle dichiarazioni da lui rilasciate in cui ha paragonato il trasporto in massa di maiali alla deportazione degli ebrei ad Auschwitz.

    A livello federale il nostro Paese non ha una religione di Stato. La libertà di culto è garantita dall’Articolo 49 della Costituzione federale del 1874, mentre la Costituzione del 1999 prevede, all’Articolo 15, la libertà di credo e di coscienza. Tutto ciò ha garantito la stabilità interna della Confederazione dopo la Guerra del Sonderbund tra i Cantoni protestanti e quelli cattolici. E come ben si sa, la nostra amata Svizzera affonda le sue radici religione cristiana. La nostra bandiera, il Salmo svizzero, il Patto del Rütli, il giuramento dei Consiglieri Federali e le migliaia di monumenti sparsi sul territorio federale dimostrano il legame che la Confederazione ha con il cristianesimo.

    A differenza dell’Islam che invece è giunto in Svizzera con l’avvento dell’immigrazione da quei Paesi dove la religione mussulmana è prevalente se non assoluta. Stati come la Somalia o l’Arabia Saudita, dove le donne come Kälin non hanno alcun diritto legale ne umanitario, trattate da proprietà dell’uomo e non come un suo pari. O Paesi in cui fino a 30 anni fa le ragazze andavano tranquillamente in giro come volevano, come preferivano. Mentre oggi sono nascoste dietro un burqa o un niqab. Invito quindi la neo consigliera a recarsi in Sudan, Yemen, Pakistan o Iran, dove le donne come lei vengono giudicate secondo la legge islamica della sharia. Esattamente quella famosa legge che rende i diritti delle donne pari a zero.

    In un Paese di profonda fede cristiana di 35 milioni di abitanti come il Canada per esempio, gli 1.5 milioni di mussulmani vivono perfettamente integrati nella società. Eppure sia Berna che Ottawa non hanno alcuna religione ufficiale, di Stato. Perciò la domanda da porsi, piuttosto che proporre un avvicinamento assurdo dello Stato da addirittura rendere l’Islam religione di ufficiale, mettendo nel cassetto la nostra storia cristiano – giudaica, se siano le varie comunità islamiche a doversi integrare meglio all’interno della nostra società.

    Quella società secolare basata sulla fede cristiana ma che ha saputo nel corso del tempo adeguarsi ai vari cambiamenti che han portato la Svizzera ad essere quella che è oggi, uno Stato federale dove ogni cittadino è libero di credere o meno alla fede in cui si rispecchia.

    Daniel Grumelli, Presidente GUDC Ticino

  • ECCO COSA VOTANO I GIOVANI UDC TICINO

    ECCO COSA VOTANO I GIOVANI UDC TICINO

    I Giovani UDC Ticino riunitosi in comitato cantonale lo scorso 30 agosto a Lumino hanno deciso di sostenere all’unanimità il controprogetto sull’iniziativa popolare “Per la Sicurezza Alimentare”. La sicurezza alimentare è di vitale importanza per la popolazione, e con questa modifica costituzionale si avrà la possibilità di mantenerla in futuro, al fine di garantire l’approvvigionamento alimentare con derrate alimentari di produzione indigena e importate.

    Sempre all’unanimità i nostri membri si sono espressi contro la legge federale sulla riforma della previdenza per la vecchiaia 2020. Pur sostenendo un moderato e controllato aumento dell’IVA per finanziare l’AVS, i Giovani UDC hanno riconosciuto la pericolosità dell’insieme del progetto, e invitano pertanto la popolazione a respingere le due domande in votazione. Secondo il nostro partito questa riforma è poco lungimirante, in quanto non garantisce ai futuri pensionati la rendita uguale a quella degli attuali pensionati. Inoltre con l’aumento del contributo dell’AVS all’8,7% e la riduzione dell’aliquota di conversione al 6% porteranno il cittadino medio a pagare di più e ricevere di meno, avvantaggiando così solo una piccola parte della popolazione. Infatti i 70 chf mensili di rendita in più previsti dal 2019 non vanno a compensare questa diminuzione dell’aliquota e non spetteranno a coloro che sono già in pensione, svantaggiando così ulteriormente i già pensionati.

    A livello cantonale i Giovani UDC Ticino sostengono l’iniziativa “Educazione civica, alla cittadinanza e alla democrazia”. Il testo si prefigge infatti l’obbiettivo di colmare lo scandaloso vuoto che i nostri giovani hanno sulle conoscenze delle res publica, in modo da creare un cittadino attento e partecipe alla vita democratica del nostro paese. Infatti oggigiorno i giovani hanno scarso interesse alla civica, come dimostra la scarsa partecipazione giovanile ad eventi politici e di scambio, come ad esempio il Consiglio Cantonale dei Giovani o la Gioventù Dibatte, che si prefiggono invece il lodevole obbiettivo di avvicinare i giovani alla politica, osteggiato però dal corpo docenti cantonale, che sembra a non tenere particolarmente alla formazione del cittadino partecipe e attivo.

    Per quel che concerne il controprogetto “Uno per tutti, tutti per uno” i Giovani UDC Ticino hanno deciso di lasciare libertà di voto a causa della poca chiarezza del testo costituzionale in votazione e delle lacunose spiegazioni sull’opuscolo informativo distribuito alla popolazione redatto dal Cantone.

  • 100 CHF A BONDO DAI GIOVANI UDC

    100 CHF A BONDO DAI GIOVANI UDC

    In seguito alla tragedia avvenuta la scorsa settimana nei pressi della frazione di Bondo, in Val Bregaglia e a seguito del maltempo successivo che ha causato ulteriori difficili problemi alla valle, la direttiva cantonale dei Giovani UDC Ticino ha deciso di donare 100 chf al Comune di Bregaglia, per aiutare il finanziamento della messa in sicurezza della zona colpita e a contribuire alle spese causate dallo scoscendimento del pizzo Cengalo.

    Siamo consapevoli che solo 100 chf non bastano minimamente a coprire le spese di questa terribile tragedia, ma speriamo che con questo gesto simbolico altri ticinesi seguiranno il nostro esempio e doneranno anche loro qualcosa alla causa. Sono infatti le piccole somme come questa che sommate a tutte le altre possono fare la differenza per gli abitanti della valle Bregaglia.

    Con questo comunicato stampa invitiamo inoltre pubblicamente gli altri movimenti giovanili del cantone a fare lo stesso, e a sensibilizzare i loro membri e a fare un po’ di propaganda sui loro canali social affinché il messaggio di solidarietà venga recepito da più persone possibili. Dobbiamo mostrare un cantone unito (anche sul piano politico) e solidali con i nostri vicini della Bregaglia, ora che ne anno tanto bisogno.

    Le donazioni possono essere effettuate direttamente sul conto appositamente aperto dal Comune di Bregaglia:

    Banca Cantonale Grigione
    Comune di Bregaglia, Casella postale 36, 7606 Promontogno
    Numero del conto corrente: 10 057.718.112
    IBAN: CH33 0077 4010 0577 1811 2
    BIC (SWIFT): GRKBCH2270A

    Segnaliamo inoltre che pure la catena della Solidarietà ha aperto un apposito conto per aiutare in particolar modo le famiglie e le imprese di Bondo. Maggiori informazioni su: https://www.catena-della-solidarieta.ch/aiutate-bondo/

  • La polizia del pensiero

    La polizia del pensiero

    Dobbiamo stare attenti quando vogliamo esprime il nostro pensiero. Meglio farlo di nascosto o sottovoce, senza farci scoprire. La Polizia del Pensiero è attorno a noi, ci guarda, ci controlla ed è pronta a intervenire col suo manganello che impone una presunta superiorità morale. Se verrai scoperto a uscire fuori dal suo schema di pensiero allora sarai punito, escluso e verrai definito sbagliato, razzista, sessista o con qualsiasi altro appellativo che ti farà sentire un mostro, nonostante tu non lo sia affatto. Ti giudicheranno, cercheranno di farti sentire sbagliato, ti toglieranno la voglia di esprimerti, perché il tuo pensiero per loro è immondo e va immediatamente taciuto o corretto. La libertà del pensiero, ma soprattutto la libertà di esprimere il tuo pensiero, verrà meno. Svanirà così la voglia di dire ciò che realmente crediamo, ci sentiremo inadatti, erranti e ci chiederemo perché la nostra mente produca pensieri che la Polizia del Pensiero ripudia. L’unica certezza che avremo sarà che per non essere scoperti, arrestati e puniti sarà meglio restare nascosti nel silenzio.
    A noi però, donne e uomini sbagliati, oggi ci rimane ancora un’arma per poterci esprimere senza paura, per dire ciò che veramente pensiamo e sentirci per un attimo liberi: il voto. Nell’urna possiamo ancora esprimere liberamente e senza timore il nostro credo, e la Polizia del Pensiero non potrà vederci, non potrà punirci e nessuno potrà mai sapere ciò che realmente pensiamo. Dopo il voto saremo comunque giudicati, definiranno il nostro voto come sbagliato, immorale, ignorante e probabilmente si dovrà rivotare per correggere il nostro pensiero deforme.
    La verità però, è che non possiamo continuare a vivere sotto questa continua inquisizione del pensiero e della morale. Dobbiamo ribellarci e far sentire senza paura e sempre più forte la nostra voce. Solo così potremo liberarci dalla Polizia del Pensiero e dal regime da lei imposto. Perché forse non era il nostro modo di pensare ad essere sbagliato. Forse a sbagliare era chi ci impediva di essere liberi.

    Oreste Pejman

  • Malcantone: diamo a Cesare quello che è di Cesare

    Malcantone: diamo a Cesare quello che è di Cesare

    Si è nuovamente infiammata negli scorsi giorni la discussione sull’annosa questione del traffico nel Malcantone, dopo che il consigliere di Stato Claudio Zali ha affermato che il Dipartimento del Territorio sta studiando una nuova variante per la circonvallazione Agno-Bioggio.

    L’UDC Malcantone è sempre stata in prima linea su quest’importante tema, sul quale ha costruito le proprie fondamenta fin dalla sua costituzione nel 2006. E all’epoca il problema era già sotto il naso di tutti da almeno vent’anni! Ricordiamo il dibattito del marzo 2009 a Caslano con oltre 200 persone o la manifestazione di protesta a Magliaso organizzata l’anno seguente.

    Fa specie invece che oggi quei partiti i cui rappresentanti locali si sono affrontati a suon di ricorsi e opposizioni negli ultimi decenni, in occasione di ogni progetto di circonvallazione o galleria, oggi si ergano a paladini del Malcantone attaccando il Direttore del DT. Naturalmente se alla testa del Dipartimento ci fosse stato uno dei loro, citus mutis! Questo senza voler di certo prendere le difese di Zali, ma solo per ricordare che lui stesso ha ereditato un dossier che mai nessuno prima ha voluto affrontare seriamente e risolvere.

    Dov’erano questi partiti ai tempi del progetto della galleria Bioggio-Ponte Tresa che finì sul tavolo dell’allora consigliere di Stato Claudio Generali? Era la fine degli anni ‘80. Chi costituì la Commissione dei trasporti del Luganese e a quale scopo? Che cosa fecero? In tutti questi decenni la CRTL non è riuscita a far dialogare i Comuni malcantonesi e a portare avanti progetti condivisi verso il Cantone, spendendo negli anni milioni di franchi dei contribuenti. Intanto, altri hanno approfittato dei litigi malcantonesi e realizzato le loro opere, ad esempio la Vedeggio-Cassarate, o la Mappo-Morettina, realizzata senza troppi clamori grazie anche alle pressioni di un consigliere di Stato e di un consigliere federale della regione.

    A ogni buon conto, l’UDC Malcantone è sempre disponibile a discutere con tutte le forze politiche regionali di un progetto che sia finalmente condivido da tutte le parti in causa. In questo senso, auspichiamo che la variante in corso di studio da parte del DT venga al più presto sottoposta ai Comuni toccati dal progetto e ai Municipi di tutto il Malcantone, vista la rilevanza dell’opera, in modo da metter fine alle polemiche. In questo senso ci aspettiamo un rapido intervento da parte del DT, in modo anche che una soluzione al problema non venga ulteriormente ritardata.

    Chiaramente va ricordato che la circonvallazione Agno-Bioggio sarà solo un primo passo nella giusta direzione, perché il traffico non sarà eliminato come d’incanto: da ripensare vi è anche la viabilità di tutta la regione.

    Luca Paltenghi, Presidente Malcantone

  • Viktor Orbán: una vittoria su tutti i fronti!

    Viktor Orbán: una vittoria su tutti i fronti!

    Ieri, domenica 2 ottobre, il popolo magiaro era chiamato alle urne per una questione che negli ultimi anni ci tocca da vicino: l’immigrazione di massa. L’Ungheria era chiamata ad esprimersi tramite referendum contro le quote di ripartizione dei migranti imposte da Bruxelles. Imposizioni che come ben sappiamo da tempo ormai non piacciono molto ai quesi Paesi dell’est e centro Europa che dal 2004 in poi sono entrati nell’Unione Europea. Scetticismo capitanato dal gruppo di Visegrád: Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubbblica Ceca. Ma non solo, persino i Paesi Baltici, la Danimarca, la Finlandia e i Paesi Bassi tramite varie manovre sul proprio territorio stanno pian piano voltando le spalle a Juncker e compagnia bella. Per non parlar poi delle procedure di uscita del Regno Unito prevista per l’anno prossimo.

    Ieri solamente il 43% degli aventi diritto di voto s’è espresso sulla questione, non riuscendo a raggiungere il quorum del 50% che garantiva una riforma sul tema. Eppure ben più del 95% dei votanti si è espressa in favore del referendum, contro le imposizioni di Bruxelles e quindi un voto di fiducia e non sfiducia nei confronti del Primo Ministro Viktor Orbán. L’opposizione chiede addirittura le dimissioni… davvero ridicolo. Perché dimettersi se quasi la totalità dei votanti ti sostiene? Sarebbe da ingenui.

    Per non parlare poi di Jacques Ducry che gioisce nella sua interpretazione del risultato ottenuto. Lui la definisce una sconfitta. Eppure il referendum pur non avendo raggiunto il quorum è stato approvato a larghissima maggioranza dal popolo. È vero che solamente quattro ungheresi su dieci di sono espressi sul voto, ma tutte quelle volte che da noi il 40% o il 50% (solamente) va a votare e poi se vi è una vittoria acclamiamo ai quattro venti di aver vinto quando solamente la metà degli aventi diritto ha votato… sii coerente perché penso che anche Ducry quelle volte che la sinistra ha vinto alle urne abbia esultato di gioia quando magari solamente uno svizzero su due ha dato la sua opinione votando. Perciò nessuna sconfitta per Orbán!

    È vero che la campagna per il referendum era una sola praticamente, con l’opposizione assente sia per le strade che sui media. Tutto ciò ha garantito al Governo una maggior riuscita nell’esito dei risutati.

    Vorrei sapere se Ducry sia mai stato in Ungheria, in Polonia o in Slovacchia. Io ci sono stato diverse volte e posso garantire che grazie anche ai quegli aiuti economici dati da Bruxelles questi Paesi hanno saputo risollevarsi sia economicamente che di qualità di vita dall’era sovietica. Budapest o Craccovia per esempio, sono tenute meglio sia in fattore di ordine e sicurezza sia di pulizia delle strade di Lugano o altre città svizzere. In Slovacchia e in tantissime regioni della Polonia le industrie si sono moltiplicate portando molti posti di lavoro che denaro. O Kecskemét, 350 mila abitanti, dove una volta c’era un importante base sovietica oggi la città ha riscoperto il suo splendore.

    Orbán in Ungheria, Duda in Polonia e Fico in Slovacchia non fanno altro che proteggere la propria cultura e le proprie tradizioni cristiane contrarie al volere di Bruxelles di un Europa unita e non di un Europa dei popoli e delle Nazioni!

    Daniel Grumelli, Presidente Giovani UDC Ticino

  • La solitaria e coraggiosa scelta dei ticinesi

    La solitaria e coraggiosa scelta dei ticinesi

    “Prima i nostri” è stata approvata a grande maggioranza dai ticinesi. Se per il 9 febbraio si poteva forse parlare di un “messaggio” verso Berna, oggi non è più così. I ticinesi hanno riconfermato a gran voce attraverso lo strumento democratico il loro malessere per la situazione del mercato del lavoro attuale, e hanno scelto, in controtendenza con la classe politica svizzera, di chiedere nuovamente forti misure a tutela del lavoro, ben consapevoli di andare in contrasto con gli accordi della libera circolazione delle persone. Ma l’accordo della libera circolazione delle persone serve veramente? Forse sì, ma a fronte del voto di domenica occorre mettere dei nuovi paletti per garantire una protezione del nostro mercato del lavoro. Il consiglio nazionale ha recentemente approvato la versione light della legge di attuazione del 9 febbraio, che non prevede tetti, contingenti e preferenza indigena, ma solo delle misure correttive e delle dichiarazioni di intenti, dimenticando completamente il volere del popolo svizzero. Con questa soluzione all’acqua di rose sembrava che il parlamento fosse riuscito a mettere un po’ di acqua sul fuoco, ma i ticinesi con una solitaria e coraggiosa scelta hanno dimostrato di volere di più e di essere stufi dei giochi di potere di palazzo per difendere gli interessi dell’Unione Europea.

    La strada verso l’attuazione dell’iniziativa “Prima i nostri” è ancora lunga e molto ripida, tutti diranno che non si può fare, che gli svantaggi sono più dei vantaggi, che le perdite economiche per il nostro cantone saranno enormi, e i nostri politici locali cercheranno come il consiglio nazionale ancora una volta di trovare un compromesso (che di compromesso non avrà nulla) per cercare di mantenere invariata la situazione. Ma questo non dovrà succedere!

    Il significato del voto ticinese è ora molto chiaro: spetta ora al nostro governo e al nostro parlamento trovare una soluzione per l’attuazione del volere dei ticinesi. Bisognerà scontrarsi con Berna, con la Lombardia, con l’Unione Europea ma non bisogna assolutamente permettere che i nostri politici abbassino le braghe a queste forze, perché il ticinese ha dimostrato di essere determinato e sicuro delle sue scelte, e non si farà prendere in giro nuovamente, e così deve fare pure il suo rappresentante politico.

    I ticinesi hanno dimostrato di voler decidere in casa propria, senza cedere alle pressioni di nessuno. Ora gli altri partiti devono accettare questo fatto e impegnarsi a lavorare in modo costruttivo per permettere la piena applicazione dell’iniziativa per portare così a un miglioramento effettivo (e non solo cartaceo) del mercato del lavoro ticinese.

     

    Diego Baratti

    Vicepresidente Giovani UDC Ticino

  • Non ci facciamo minacciare da chi pensa prima ai frontalieri!

    Non ci facciamo minacciare da chi pensa prima ai frontalieri!

    Locatelli, il coordinatore dei frontalieri, minaccia il Ticino che qualora passasse “Prima i nostri” l’Italia attuerebbe delle ritorsioni verso il nostro Paese. Vorrei sottolineargli alcuni aspetti:

    1. Dovreste ringraziare ogni giorno il Ticino che impiega ben 63’000 lavoratori italiani. Altrimenti come li impieghereste? Avreste probabilmente altri 63’000 disoccupati in Lombardia e Piemonte a cui pensare. Il Ticino necessita certamente dei frontalieri, ma per esempio non dei 30’000 impiegati nel terziario assunti negli ultimi 10 anni. Non necessita di quei frontalieri che vengono utilizzati per sostituire sistematicamente i ticinesi perché gli italiani possono permettersi stipendi di parecchio inferiori. I frontalieri per noi devono essere una manodopera complementare, non primaria come purtroppo é successo negli ultimi anni.

    2. Ogni Paese che si rispetti pensa prima al benessere dei propri cittadini e in seconda battuta agli altri. Da qui il nome dell’iniziativa “Prima i nostri”, che non è contro i frontalieri ma a favore dei ticinesi. L’obiettivo principale è quello di obbligare le imprese a dare la precedenza nelle assunzioni ai ticinesi e solo in seconda battuta, qualora non ci fossero risorse sul territorio, di far capo ai lavoratori frontalieri.

    3. Le vostre minacce ci fanno solo sorridere. Prima di voler disdire gli accordi bilaterali cominciate a rispettarli e ad applicarli come facciamo noi. Un’azienda italiana che vuole lavorare in Svizzera, la sera prima compila un certificato online, alla mattina alle 06:00 entra dalla frontiera in regola e può lavorare in Ticino. Un’azienda ticinese che vuole fare la stessa cosa in Italia, se va bene deve compilare chili e chili di scartoffie per sentirsi dire dopo 3 o 4 mesi che il permesso è negato. Lei non è nella posizione per poter rimproverare la Svizzera.

    4. Ogni anno il Ticino versa ai Comuni di frontiera circa 60 milioni di franchi. Soldi che provengono dai prelievi dei lavoratori frontalieri, certo, ma la percentuale riservata all’Italia è ben più alta di quanto riservata a Francia, Austria e Germania. Questi soldi dovrebbero essere usati dai Comuni per le opere primarie (acquedotti, fognature, ecc.). La dimostrazione di come l’Italia interpreti l’applicazione degli accordi internazionali è confermata dal fatto che dopo più di 40 anni (l’accordo è del 1974) dove i Comuni ricevono un sacco di soldi dalla Svizzera, alcuni di loro riversano ancora costantemente le fognature nel lago Ceresio (Comune di Porto Ceresio per fare un esempio).

    5. In Ticino e in Svizzera vige la democrazia diretta, dove il popolo può proporre iniziative (e non referendum come da lei definito) atte a cambiare o a proporre nuove leggi. È il caso di “Prima i nostri”, dove il problema del frontalierato ha raggiunto livelli insostenibili, provocando un aumento delle persone senza lavoro e a beneficio dello Stato, dove i residenti si vedono sostituiti dalla manodopera oltre frontiera e dove purtroppo si è importato un sistema di fare impresa basato sulla speculazione. Molti di questi imprenditori provengono proprio dalla sua nazione, dove vedono nel Ticino una terra di conquista dove poter beneficiare di condizioni quadro migliori di quelle italiane e sfruttando la manodopera frontaliera a scapito anche di quella ticinese. Da qui la necessità di porre dei limiti e i limiti sono inseriti in “Prima i nostri”.

    I Ticinesi non si faranno minacciare da lei e da nessun suo connazionale che ha evidenti interessi personale a far si che in Ticino nulla cambi. I Ticinesi decideranno in modo autonomo e, anche loro come me, sorrideranno leggendo le sue buffonate.

    Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino, il 16.09.2016

  • L’inganno del Controprogetto

    L’inganno del Controprogetto

    Il 25 settembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa UDC «Prima i Nostri» che principalmente prevede la preferenza ai residenti nel lavoro e la lotta al dumping salariale. Un’iniziativa che tocca problemi molto sentiti in Ticino e che sostiene la volontà popolare espressa il 9 febbraio. L’iniziativa dà al Cantone il dovere di intervenire, nei limiti delle sue competenze, per garantire la preferenza indigena a pari qualifiche professionali, contrastare il dumping salariale e le sostituzioni discriminatorie di manodopera residente con quella estera. A questa iniziativa è stato però opposto un controprogetto e il 25 settembre dovremo dunque scegliere se optare per l’iniziativa originale dell’UDC o per il controprogetto. Ad una lettura attenta dei due testi si nota come il controprogetto apporti diversi cambiamenti che annacquano e riducono la portata dell’iniziativa UDC o si prestano ad interpretazioni che rischiano di modificarne l’effettività. Un esempio lo troviamo alle proposte fatte dall’iniziativa UDC per le lettere «b» e «j», art.14, Titolo III. Proposte che vengono completamente cancellate dal controprogetto e rimpiazzate da una frase che si presta ad interpretazione e soprattutto ad un’interpretazione che non potrà essere definita autonomamente a livello cantonale. Nel controprogetto vengono dunque cancellate queste frasi importanti: «Il Cantone provvede affinché sul mercato del lavoro venga privilegiato a pari qualifiche professionali chi vive sul suo territorio per rapporto a chi proviene dall’estero» e che « nessuno cittadino […] venga licenziato a seguito di una decisione discriminatoria di sostituzione della manodopera indigena con quella straniera (effetto di sostituzione) oppure debba accettare sensibili riduzioni di salario a causa dell’afflusso indiscriminato della manodopera estera (dumping salariale) ». Queste due frasi importanti, chiare e che non si prestano a interpretazioni forvianti, vengono cancellate e rimpiazzate con la frase : «il cantone provvede affinché sia promossa l’occupazione, nel rispetto del principio di preferenza ai residenti ». Questa frase riprende solamente una parte degli elementi dell’iniziativa originale UDC, ma il problema più grande è che a livello giuridico questa frase può essere interpretata e l’interpretazione rischia di essere definita a livello federale in base a come la Svizzera riuscirà ad accordarsi con la UE. Non è dunque sicuro che il significato letterale della frase sia poi lo stesso dell’interpretazione giuridica. È possibile trovare diversi esempi simili, dove frasi importanti e chiare sono state cancellate e modificate con frasi che annacquano o riducono la portata dell’iniziativa UDC. Il 25 settembre allora, per essere sicuri di dare veramente la preferenza ai residenti nel lavoro e lottare contro il dumping salariale, è necessario votare il testo originale dell’UDC, che ha un titolo chiaro come i suoi articoli: «Prima i Nostri».

    Oreste Pejman, CdT del 16.09.2016

  • Prima i nostri: un’occasione da non perdere!

    Prima i nostri: un’occasione da non perdere!

    Il tema più importante in votazione il prossimo 25 settembre è sicuramente l’iniziativa costituzionale UDC denominata “Prima i nostri”, consegnata alla Cancelleria dello Stato oltre due anni fa e corredata da quasi 11’000 firme. Come si evince chiaramente dal titolo, l’obiettivo principale è quello di ristabilire la priorità indigena nel mercato del lavoro ticinese, martoriato negli ultimi anni da imprenditori senza scrupoli che hanno vieppiù assunto frontalieri al posto di residenti e generato il famigerato effetto dumping sui salari. Proprio la lotta al dumping costituisce un ulteriore elemento dell’iniziativa, unitamente alla reciprocità nell’applicazione degli accordi bilaterali.

    Soffermandoci sull’obiettivo principale, ovvero l’applicazione della preferenza indigena sul modello in vigore prima della scellerata libera circolazione delle persone, oltre agli effetti diretti positivi sul mercato del lavoro, si creerebbe un effetto indiretto di non poco conto. Ci sarebbe infatti uno stop all’aumento del traffico proveniente da oltre frontiera che quotidianamente, più volte al giorno, intasa le nostre strade. Con il tempo, quando pian piano i residenti occuperanno nuovamente i posti di lavoro in Ticino lasciati liberi da qualche frontaliere, potrebbe esserci anche una diminuzione del traffico. Portando l’esempio del Malcantone, regione che conosco bene abitandoci fin da piccolo, la possibilità di ridurre i quasi 30’000 transiti giornalieri è da cogliere al volo, considerato anche che una soluzione viaria non è dietro l’angolo.

    Purtroppo, sentendo la malparata che sarebbe arrivata in sede di votazione, i partiti storici hanno dapprima cercato di ostacolare l’iniziativa nell’esame parlamentare, procrastinandone l’analisi e auspicandone la non ricevibilità. In seguito hanno partorito un controprogetto che è solo fumo e niente arrosto. Il controprogetto è infatti infarcito di frasi declamatorie ed auspici, ma non cambierebbe nulla rispetto alla situazione attuale! È un po’ quanto sta capitando a livello federale, con la proposta di legge di applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa: tanti proclami, ma nessuna misura concreta. Se solo lo stesso impegno che i partiti storici hanno messo nel contrastare l’iniziativa “Prima i nostri” fosse impiegato nell’adoperarsi a trovare soluzioni per privilegiare i residenti sul mercato del lavoro, saremmo già un passo più avanti verso la soluzione.

    Rispetto al nebuloso controprogetto, l’iniziativa “Prima i nostri” dà invece un chiaro mandato in primis al Consiglio di Stato e poi al Gran Consiglio che dovrà in seguito elaborare una legge di applicazione rispettosa del testo votato.

    I Ticinesi non si facciamo quindi ingannare: l’unica vera possibilità di ristabilire la priorità indigena è data dall’iniziativa “Prima i nostri”: quindi occorre votare SÌ all’iniziativa, NO al controprogetto e dare la preferenza all’iniziativa, in caso di accettazione di entrambe le proposte.

    Luca Paltenghi, Presidente UDC Malcantone, CdT del 12.09.2016