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  • Essere noi stessi: Liberi e Svizzeri!

    Essere noi stessi: Liberi e Svizzeri!

    Discorso del primo d’agosto di Daniel Grumelli, presidente Giovani UDC Ticino

     

    La Svizzera… quel piccolo Paese con 8.5 milioni di abitanti posto nel bel mezzo del continente europeo. Uno stato secolare, con alle proprie spalle una storia ricca di vittorie e sconfitte belliche, traguardi pioneristici, basti pensare alla ferrovia del Gottardo. Tanti, moltissimi i personaggi che hanno contribuito alla nostra storia: Tell, Dunant, Dufour, Erscher, Franscini, della Flüe, Guisan, ecc…

    E se invece vi parlassi di Stauffacher, landamano di svitto, vittorioso in quel del Morgarthen il 15 novembre 1315 contro gli Asburgo. O di Arnold von Winkelried, anch’esso vittorioso sul Ducato d’Austria a Sempach il 9 luglio 1386.

    Ai principi di agosto del 1291 i tre Länder di Uri, Svitto e Untervaldo; vallate autonome abitate da uomini liberi soggetti all’Impero, tennero il solenne patto federale sul praticello del Rütli. Giuramento che aveva come scopo la protezione giuridica ed economica delle comunità montane poste sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni. Nel corso dei secoli a venire altre comunità montane, città imperiali e terre soggette agli Asburgo si unirono al Patto, creando l’allora Vecchia Confederazione. Unità che venne infine consolidata dopo la Guerra Civile del Sonderbund nel 1847, creando infine l’attuale Confederazione Elvetica tramite un sistema di Stato federale.

    Una Svizzera all’avanguardia su molti fronti: sviluppo economico, innovazione, tecnologie, trasporti. Ma questo basta per dire che siamo al sicuro? Che non dobbiamo preoccuparci per il nostro futuro?

    Ebbene no miei cari!

    Da anni ormai la Berna federale, capitanata da sinistroidi, uregiàtt e liberali, non fa altro che remare contro i suoi propri interessi; i nostri interessi. La Svizzera ha accettato l’entrata nello spazio Schengen, la libera circolazione delle persone, il diritto europeo, normative bruxelliane riguardanti la nostra sovranità, armi in primis. Lo svizzero medio, soprattutto il ticinese e il romando non ha più la certezza di arrivare a fine mese senza aver toccato i propri risparmi. Il cittadino residente costa ormai troppo per tutte quelle aziende guidate da liberali e stranieri che preferiscono fare cassetta piuttosto che garantire una rendita sostenibile per i propri dipendenti. Il frontaliere costa due/tre volte meno di un residente, il gioco è subito fatto. Ufficialmente la disoccupazione e stagnante se non in diminuzione, ma nessuno cita i numeri dell’assistenza, sempre più in aumento. Se non fosse che lo Stato si occupa sempre più del sostegno finanziario di migliaia di economie domestiche, avremmo anche noi le strade piene di senzatetto. È questo quello che vogliamo? Una nazione ricca, ma con una popolazione che sempre più fa fatica a campare economicamente? Io NO!

    Voglio, e non vorrei, ma voglio una Svizzera libera da quei traditori della Patria che preferiscono di gran lunga arricchire le proprie tasche a scapito dei cittadini. Voglio una Svizzera che finalmente abbia il coraggio di dire NO alle assurde decisioni umilianti di Bruxelles. Una Berna che guardi oltre l’UE. Basta sottomettersi, è ora di rialzarsi e mostrare i muscoli. Lo abbiamo fatto per secoli.

    Alle prossime elezioni federali, cari amici dell’UDC Ticino, dobbiamo dare un monito a tutti quei concittadini che hanno perso la fiducia nella cosa pubblica. Noi siamo quell’alternativa seria ai partiti borghesi di centro che per decenni hanno promesso di tutto e di più portando allo sfascio il nostro Paese, il tutto assieme ad una sinistra sempre più unita. Noi siamo gli unici a livello federale e cantonale a volere una Svizzera forte e sicura. Un Paese stabile e forte. Un’immigrazione controllata e la garanzia di avere un lavoro e uno stipendio dignitosi, senza preferire i soldi al benessere della popolazione!

    Alla Convenzione di Stans del 1481, con l’aiuto di Nicola della Flüe, fu riaffermato lo spirito confederale dopo anni di tensioni tra i vari membri dell’allora Confederazione. Convenzione che allora premetteva di punire quelle persone che avrebbero messo in pericolo la pace interna e la giustizia. Oggi dovremmo riprendere quelle parole e applicarle a tutti quei politici venduti che hanno indebolito il nostro sistema di diritto, la nostra indipendenza, la nostra neutralità, la nostra sovranità, ma soprattutto di essere noi stessi: LIBERI E SVIZZERI!

  • Il vero esercito, non quello del SISA

    Il vero esercito, non quello del SISA

    L’esercito in Svizzera è un’istituzione da secoli ormai. Unificatosi nel lontano 1848 dopo la Guerra del Sonderbund dove vide schierati i vari eserciti cantonali che allora proteggevano i vari Cantoni della Confederazione. Oggi giorno l’esercito di milizia è una colonna portante della nostra società. Diverse volte da alcuni ambienti di sinistra scettici a tale sistema han cercato di eliminarlo senza mai riuscirci, dopo le nette sconfitte alle urne, venendo sconfessati ogni volta dalla popolazione.

    Il SISA, “sindacato” giovanile comunista ticinese, l’unico che esiste, ha pensato bene di tornare su una vecchia strada, riattivando il proprio servizio di consulenza per le reclute in difficoltà, e fin qui nulla da ridire. Eccetto che in un loro comunicato i termini e le espressioni utilizzate per descrivere la scuola reclute son del tutto errate.

    L’esercito viene descritto come “…un ambiente autoritario e nazionalista, dove chi è incaricato dell’educazione dei giovani gode di potere pressoché illimitato e arbitrario, mentre i diritti delle reclute vengono calpestati di continuo creando un vero e proprio terrore psicologico e fisico costituito di punizioni collettive, machismo e insulti, dove coloro che desiderano lasciare la scuola reclute vengono intimoriti e impossibilitati ad allontanarsi…”.

    Ho terminato 6 mesi fa il mio pagamento di grado in qualità di sergente dopo un anno di servizio tra la Caserma del Ceneri, Thun e Airolo, e posso assicurare che tutto ciò che viene descritto dal SISA non è corretto. So che vi sono stati casi isolati qua e là di “bullismo” o di abuso di potere all’interno dell’esercito, ma non per questo bisogna far di tutta l’erba un fascio.

    Con le ultime scuole reclute i nuovi cadetti hanno sempre più avuto la possibilità di svolgere un servizio meno stressante e meno duro sia psicologicamente che fisicamente. Per esempio più volte a settimana è concesso l’utilizzo delle scarpe da ginnastica, eliminate completamente flessioni o altri esercizi fisici, la pausa pranzo di oltre un’ora di tempo per non parlare dell’utilizzo incondizionato del natel anche durante i vari esercizi, e non stiamo parlando di quelli scolastici.

    Forse i cari amici comunisti non sanno che oggi giorno molte reclute hanno origini straniere, spesso in una caserma superano la metà della compagnia. Reclute che fieramente portano la divisa militare del Paese, la loro Patria, che ha dato loro una dimora e una vita da poter godersi con tranquillità. Quiete e pace che forse, se oggi giorno non esistesse ancora il sistema di milizia nel esercito, sarebbe diversa. Poiché infatti sempre nelle caserme, nelle scuole sottufficiali e ufficiali, nei battaglioni, nei stand di tiro, durante le marcie e ovunque si voglia, l’esercito ti insegna qualcosa che oggi giorno viene insegnato sempre meno, poter contare sull’altro, il tuo camerata.

    Questo è l’esercito svizzero di milizia! Un esperienza dove ogni giovane può mettere alla prova se stesso potendo contare sempre sugli altri, e non averne timore. Dura è dura, ma la soddisfazione al termine del servizio è altrettanto gratificante

    Daniel Grumelli
    Presidente Giovani UDC e Sergente dell’Esercito

  • Le coppie omossessuali e i figli in adozione

    Le coppie omossessuali e i figli in adozione

    «L’amore vince sempre». No, non siamo più nel XIX secolo, durante la corrente del Romanticismo, quando si sentiva la necessità di staccarsi dalla razionalità dell’Illuminismo per poter esplorare l’irrazionale: i sentimenti, la follia, il sogno, le visioni. Oggi questa frase – caricata di un significato eccessivo – è usata e abusata per sdoganare e giustificare qualsiasi cosa che vada a sovvertire le leggi sulle quali poggiava e poggia ancora la nostra società.
    Oggi stiamo vivendo dei cambiamenti radicali, o meglio, mutamenti di un sistema di vita che si credeva ben definito. Al momento penso che ci si trovi di fronte a una perdita di quei punti di riferimento ai quali le persone ricorrevano per operare delle scelte: il risultato è un forte senso d’insicurezza, ma anche d’instabilità, con la conseguenza di grandi scontri su temi che un tempo non sarebbero nemmeno stati messi in discussione. Certezze che via via stanno venendo sempre meno, e ciò grazie a una smodata deregolamentazione dei rapporti sociali, dove i desideri individuali sono messi al centro come in un ricco buffet traboccante di squisitezze, dal quale poter attingere in modo sfrenato e senza regole.
    Ora ci troviamo di fronte a due importanti temi: matrimonio e figli.
    Il matrimonio – e lo stabilisce il nostro Codice civile – è tra un uomo e una donna, ma, con l’evolversi della società, si è reso necessario regolamentare anche i rapporti tra coppie omosessuali; infatti, il popolo in votazione nel 2005 accettò l’unione domestica registrata. Sebbene durante la campagna di voto i favorevoli alla LUD abbiano giurato a più riprese di non voler equiparare il tutto al matrimonio e, soprattutto, che non avrebbero mai richiesto di poter adottare dei bambini, ora in realtà questo sembra non bastare più.
    Il matrimonio, di fatto, è l’istituzione che dà corpo al patto tra l’uomo e la donna per la procreazione delle successive generazioni; esso è il fondamento della famiglia, in altre parole crea un rapporto di filiazione diretta tra i suoi membri. In nome della lotta alla discriminazione e in nome di un’uguaglianza (già, ma quale?) non possiamo dare i medesimi diritti a tutti coloro che sostengono di amarsi (alla stessa stregua perché non tra uomo e animali?), perché nel caso delle coppie omosessuali per soddisfare il desiderio di filiazione si dovrà forzatamente ricorrere a un «mercato» che produca l’oggetto desiderato. La paura – o forse la certezza? – è che arriveremo, come in Francia, a proporre la GPA (gestazione per altri), con la conseguenza che, per esempio, una donna venderà il proprio corpo – dietro compenso, perché magari in difficoltà finanziarie – per «produrre» il bambino che tali coppie non potrebbero avere naturalmente. In Francia, per esempio, è molto evidente questo business; infatti, a fronte di 25’000 coppie eterosessuali atte all’adozione, ci sono «solo» 2’000 bambini adottabili, per cui con la legge Taubira si è sdoganato un nuovo triste commercio da cui attingeranno le coppie omosessuali. Senza contare che molti Paesi hanno bloccato le adozioni a fronte dell’accettazione di questa legge. Una società nella quale viene messo al centro tutto ciò che può permettere di soddisfare i desideri individuali, si può definire più umana? No, non per forza si può dire più umana, proprio perché essa corre il grande rischio di generare una perdita di senso del bene comune, privando i nuovi nati non solo di una madre e di un padre, ma delle proprie origini.
    Troppo facile etichettare coloro che non seguono «l’onda dell’amore» come degli omofobi e dei razzisti. Qui si dimentica che il ruolo dei genitori non è solo il dare amore ai propri figli. Non si può ridurre ai soli aspetti educativi e affettivi questo legame, perché tale relazione è un importante presupposto per la formazione dell’identità. Parlare dunque di «diritto al figlio» è una strumentalizzazione inaccettabile. No, non è proprio questione di omofobia, ma di aver ben presente che quest’onda tiene conto solo di desideri individuali di alcuni adulti, ma non del benessere dei bambini. I bambini non si comprano, non sono oggetti volti a soddisfare questi desideri.
    Per la serenità di queste creature, io sosterrò il referendum contro l’adozione da parte di coppie registrate, perché ritengo che ogni bambina o bambino debba avere diritto a conoscere completamente le proprie origini e ad avere un padre e una madre.
    Lara Filippini, CdT, 3 agosto 2016
  • 875 franchi di posteggio in più? No grazie!

    875 franchi di posteggio in più? No grazie!

    l 5 giugno saremo chiamati a votare sul tema della tassa di collegamento, un tema che ha fatto discutere molto a livello popolare e che ha portato alla mobilitazione di più di 24 mila persone che hanno firmato il referendum lanciato dalle associazioni economiche. Con questa nuova tassa, alle aziende con almeno 50 posteggi, verranno prelevati 3,50 franchi al giorno per ciascun posteggio dei propri dipendenti, mentre ai centri commerciali saranno prelevati 1,50 franchi al giorno per ciascun posteggio dei clienti. Ma cosa significa? L’azienda e il centro commerciale per non assumersi i costi di questa nuova tassa andranno a riversare la tassa sul dipendente, che per 200 giorni di lavoro annui dovrà pagare 875 franchi aggiuntivi al già alto costo che deve sostenere per l’affitto del posteggio, e sui clienti, che vedranno il già caro prezzo del posteggio aumentare ulteriormente. La tassa di collegamento dovrebbe portare circa 18 milioni di franchi di introiti, cifra presente addirittura nelle misure strutturali di contenimento del Preventivo 2016, a dimostrazione che la tassa è pensata per far cassetta, e non per l’obbiettivo più nobile ma certamente irrealizzabile di diminuire il traffico in Ticino. Perché irrealizzabile? Semplicemente perché la morfologia geografica del nostro cantone, piena di valli, non permette di avere un’offerta di mezzi pubblici vasta e capillare, e pertanto l’operaio o il lavoratore che deve essere la mattina presto in fabbrica o in ufficio non può permettersi di aspettare il primo bus delle otto, e propende giustamente a utilizzare la macchina. Parliamoci chiaro: il Ticino non è Zurigo, il nostro cantone non ha né la morfologia adatta, né i mezzi finanziari e neanche le risorse necessarie per costruire trenini in tutte le valli e garantire un trasporto pubblico capillare in tutti i paesini delle nostre regioni. È forse giusto penalizzare queste persone che non hanno la possibilità di usare i mezzi pubblici aumentando loro il prezzo del già salatissimo posteggio? Non penso proprio. Il traffico in Ticino può essere sicuramente migliorato, ma non sarà la tassa di collegamento a farlo.

    Diego Baratti, CdT, 31 maggio 2016

  • Nuova presiednza Giovani UDC Ticino

    Nuova presiednza Giovani UDC Ticino

    COMUNICATO STAMPA

    I Giovani UDC, riuniti in Assemblea lo scorso 11 maggio a Rivera, hanno eletto all’unanimità un nuovo presidente, nella persona di Daniel Grumelli.

    Il suo predecessore Alain Bühler ha, infatti, deciso di non sollecitare un nuovo mandato al fine di dare un nuovo slancio giovanile alla sezione, e per concentrarsi sulle sue attività in Consiglio comunale a Lugano e sulla vicepresidenza dell’UDC Ticino. Nel suo rapporto di chiusura Alain Bühler ha elencato i continui passi avanti fatti dai Giovani UDC nel ritagliarsi un proprio spazio nella politica cantonale, degni di nota sono: la riuscita del referendum “Basta Tasse” e la conseguente vittoria alle urne, la presentazione di una lista di candidati per le elezioni federali del 18 ottobre 2015 e l’elezione di esponenti dei GUDC in vari consessi al livello comunale: 1 Sindaco, 2 Municipali e 7 Consiglieri comunali.

    Al timone del movimento giovanile è stato eletto Daniel grumelli, classe 1996, domiciliato a Lugano, apprendista cuoco e attivo nell’UDC e nei Giovani UDC dal 2011. Gli obiettivi principali della sua presidenza saranno l’ulteriore rafforzamento della sezione nel segno della continuità e di quanto fatto sinora, la preparazione di validi candidati per le tornate elettorali 2019-2020, l’aumento della presenza dei Giovani UDC sul territorio e a contatto con la Popolazione, senza tralasciare eventuali azioni, iniziative e referendum in difesa del benessere dei ticinesi.

    Ad affiancare la nuova Presidenza, ci saranno: il vice presidente Diego Baratti (Ponte Capriasca, 1997, Studente), il segretario cantonale Leonardo Valsangiacomo (Breggia, 1997, Studente), la cassiera e responsabile della logistica Idil Kopkin (Lugano, 1990, Impiegata) e il membro di direttiva Camy Gianoli (Lumino, 1991, Apprendista).

    L’Assemblea ha infine eletto i revisori e il nuovo comitato cantonale per il quadriennio 2016-2020, di cui faranno parte oltre che i membri della Direttiva:
    Raide Bassi, Denny Bettelini, Christian Clemente, Niccolò della Corte, Vedat Kopkin, Gregorio Panzera, Oreste Pejman, Fabio Quadri, Lajis Vajnay e Alan Rusconi.

    I Giovani UDC Ticino invitano coloro che volessero aderire ai GUDC a voler prendere contatto con il segretariato cantonale al seguente indirizzo: gudc.ti@gmail.com.

    Giovani UDC Ticino

    Contatti Presidenza:
    Daniel Grumelli
    dgrumelli@hotmail.ch
    076/543.06.84